Verona – Possono i personaggi abitanti la fantasia di uno scrittore manifestarsi sotto forma di pixel pensanti, animazioni virtuali che interagiscono con il loro creatore senza tenere conto di altro che di se stessi? Può l’autore essere prigioniero non solo delle proprie creazioni ma di se stesso, costringendo chi ha di più caro ad assecondarlo, in un delirio che rende vera la finzione del palcoscenico e finta la realtà del quotidiano?

Sabato 18 novembre alle ore 21 e domenica 19 alle 16.30 a Verona, presso il Teatro Laboratorio all’Arsenale, è di scena lo spettacolo “Pirandello. Ora pro nobis”, per la regia di Nunzio Caponio che ne è anche interprete con Monica Spanu e Angelo Trofa. Una produzione Akroama, Teatro Stabile della Sardegna.

Lo spettacolo mette in risalto la contemporaneità del pensiero pirandelliano attraverso un’originale composizione delle opere del drammaturgo che mirano a svelare i principi salienti della sua dialettica e in particolare l’esistenza umana sospesa tra Vita e Forma e il relativismo.

Un percorso avvincente nei labirinti ora drammatici ora grotteschi dell’intera opera pirandelliana, dove il reale si intreccia con il virtuale, gli attori in carne ed ossa agli avatar, il video al teatro, per raccontare il genio dello scrittore siciliano con i linguaggi immaginifici della contemporaneità.

Secondo Luigi Pirandello, gli uomini sono come tanti «pupi» nelle mani di un burattinaio invisibile e capriccioso, che è il caso, quindi, quando nasciamo, ci troviamo inseriti, per puro caso, in una società precostituita, regolata da leggi, convenzioni, abitudini, già fissate in precedenza, indipendentemente dalla nostra volontà. Inseriti in un determinato contesto, o la società o noi stessi ci assegniamo una parte nell’enorme «pupazzata» che è la vita, ci fissiamo cioè in una forma, obbligandoci, in conseguenza, a muoverci secondo schemi ben definiti che accettiamo o per pigrizia o per convenienza, senza aver mai il coraggio di rifiutarli anche quando contrastano con la nostra natura. Ma a volte capita che l’anima “istintiva” che è in noi, esploda violentemente, facendo saltare i freni inibitori e lasciando via libera al desiderio a lungo represso.