La lettura e i ragazzini. E’ proprio vero, come ha sostenuto nei giorni scorsi il maestro Mario Lodi, che i ragazzini non leggono perché la scuola offre pessimi e noiosi libri? Non è solo colpa della scuola, hanno risposto un paio di insegnanti. Ora nella discussione entra una psicologa.

di Anna Grasso Rossetti
Vero..sono pochissimi i bambini che amano la lettura, e concordo con tutto quanto è stato già scritto sull’argomento, sulle cause di questo ormai certo fenomeno.Ma credo che più dell’analisi dei “perchè” sia importante cercare di effettuare un’inversione di tendenza.

Possiamo fare qualcosa? POSSIAMO FARE MOLTISSIMO, ma solo se partiamo dall’inizio..da quando il bambino è veramente piccolo. Fargli ascoltare parole coordinate in frasi, espresse con toni variati nel ritmo e nella forza, anche se non ne comprende appieno il significato. Poi, il Sappiamo che il bambino impara per IMITAZIONE.

La base, quindi, dovrebbe essere strutturata dalla primissima infanzia, con l’aiuto di genitori, nonni, zii ed accoliti. Un episodio dei vecchi tempi in cui insegnavo: Una madre estremamente reattiva mi disse, inalberandosi alla mia richiesta di maggiore esercizio di lettura da parte del di lei cucciolo: “In casa non faccio entrare un libro, non faccio..tutte stupidate. Ha quelli di scuola e basta e a avanza” . Ce ne sono ancora di personaggi così???? Spero di no.

Il secondo passaggio è costituito dalla conferma a quanto già dimostrato dal nucleo familiare sulla piacevolezza della lettura, data dagli insegnanti della Scuola Materna. L’insegnante che raggruppa i bambini e che legge una storia, facendo poi ripetere quanto hanno ascoltato e recepito, è preziosa nella sua opera. E’ fondamentale per l’apprendimento degli anni a venire. Si sa che da 0 a 6 anni il bambino impara tutto con estrema facilità; che – se viene abituato all’attenzione e alla conoscenza – nessuno lo fermerà più nell’ascesa del sapere.
Gli anni della Scuola Materna sono i più pregnanti, seguiti a ruota da quelli della Scuola Elementare, proprio perchè il bambino è CURIOSO, vuole sapere, vuole conoscere e, a mo’ di spugna, assorbe il sapere. Il bambino che sa, in gruppo, ascoltare, mette in atto l’ATTENZIONE UDITIVA, che è, insieme all’ATTENZIONE VISIVA, il mattone per tutte le costruzioni mentali . E sarà imbattibile nella memoria, in tutte le sue sfaccettature.

Ci sono tecniche di apprendimento che si insegnano agli adolescenti che hanno bisogno di risollevare le loro sorti scolastiche che si fondano sull’incentivare di queste due peculiarità….ma se avessero imparato, da piccoli, a mettere in atto queste “attenzioni”non avrebbero bisogno di aiuto esterno (e quanto denaro risparmiato, eh?

L’insegnante elementare ha il compito di far scattare quella meravigliosa voglia di sapere, di sperimentare, di conoscere che già era stata sollecitata dalla frequenza precedente. La lettura individuale, la ricerca, l’esposizione alla classe di quanto, da soli, si è riusciti a trovare ed a studiare risultano eccezionalmente validi per dare al ragazzino la voglia di dimostrare che sa.

Agli Insegnanti della Scuola media e di quella Superiore non resta che raccogliere i frutti di quanto già “dato” da quelli che hanno seguito il bambino fino alle soglie della pubertà. Se non trovano la “materia prima” già formata, hanno ancora la possibilità di trasformare un asinello in destriero..ma debbono basarsi sul proprio carisma, sulla propria capacità di interessare, per ottenere qualcosa. E non è proprio facile. Spesso, gli asinelli non riescono a diventare destrieri..e restano legati alla ruota, a macinare il grano, facendo sempre lo stesso giro, per tutta la vita. Ma noi possiamo impedirlo, vero?

Il dibattito in corso…..e voi che ne pensate? Scriveteci
Mario Lodi
Leggere è bello. Perché non ci piace?
La maestra
Non è solo colpa della scuola
La mamma
Una valigia di magie
Lo scrittore

Silvia non legge più
L’insegnante

Leggendo ad alta voce…