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Brescia. Non sono una star, sono un rifugiato”. Così, Aeham Ahmad, noto come il pianista di Yarmouk, ama definire se stesso. E lo fa perché, nonostante oggi sia conteso e acclamato come una celebrità, non ha dimenticato la sua storia, il difficile cammino che lo ha portato da un campo profughi palestinese alle porte di Damasco, in Siria, fino ai teatri di mezza Europa. 

Martedì 5 Dicembre Aeham Ahmad sarà in concerto a Brescia al cinema teatro Eden in via Nino Bixio alle ore 21. I biglietti sono in prevendita presso il Cinema Eden, il ristorante palestinese I Nazareni in Via Gasparo da Salò e presso il Centro Maja in Via del Santellone Villaggio Badia.

Aeham Ahmad il pianista nato nel campo profughi palestinese di Yarmouk a Damasco, in Siria. Aeham è il pianista che suonava nelle strade di Damasco fra le macerie dei bombardamenti per mantenere viva la speranza del popolo siriano. E’ fuggito lungo la rotta balcanica in Germania, dove tuttora vive con la famiglia con lo status di rifugiato, dopo che durante una delle sue esibizioni fra le macerie di Damasco il suo pianoforte è stato volutamente distrutto da uomini dell’Isis.

Aeham Ahmad sarà protagonista di un concerto promosso dall’Associazione di Amicizia Italia-Palestina, che ha fortemente voluto l’evento per sensibilizzare l’opinione pubblica verso quello che sta succedendo nel Medioriente devastato dalla guerra.

La storia di Aeham colpisce e lascia il segno. Le immagini di lui al pianoforte, tra le macerie dei bombardamenti alla periferia di Damasco, hanno commosso il mondo intero e lo hanno trasformato in un simbolo.

Nato nel campo profughi Yarmouk, in una famiglia palestinese rifugiati in Siria durante la nakba, l’esodo della popolazione araba palestinese dopo la guerra civile del 1947-48 e la nascita dello stato di Israele, Aeham si è avvicinato alla musica fin da bambino, arrivando a diplomarsi al conservatorio. Come un fedele amico, il pianoforte lo ha accompagnato per quasi tutti i 28 anni della sua vita e lo ha aiutato a reagire alla barbarie della guerra, improvvisando concerti per le strade, tra le macerie, e suonando le sue composizioni, insieme con il padre violinista. 

Così il giovane musicista è riuscito a resistere a quanto gli accadeva intorno, portando anche un po’ di sollievo ai tanti che condividevano con lui quei difficili momenti. Un giorno, però, anche la melodia del piano non è più riuscita a proteggerlo dalla brutalità della guerra: i miliziani dell’Isis hanno incendiato il suo strumento e hanno ucciso un ragazzino che stava assistendo al concerto.  In quel momento Aeham ha deciso di fuggire e, come migliaia di altri profughi, ha intrapreso la rotta balcanica per cercare la salvezza in Europa, grazie al sostegno di un giornalista tedesco che gli ha spedito i soldi per il viaggio. 

Oggi vive a circa trenta chilometri da Francoforte con la moglie e i due figli che recentemente sono riusciti a raggiungerlo. Viaggia, fa concerti, nel 2015 ha ricevuto il Premio Beethoven, per il suo impegno in favore dei diritti umani, nell’agosto 2016 ha pubblicato il suo primo disco, Music For Hope, una ventina di tracce che uniscono la musica classica al canto arabo per raccontare la guerra in Siria. La sua vita è cambiata, ma lui è sempre lo stesso ragazzo della periferia di Damasco e, seduto al pianoforte con la sua kefiah, continua a raccontare la storia di un popolo che sembra non trovare pace.

 

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Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.

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