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Cremona. C’è una pagina di storia nelle opere dei “maestri ripudiati” che furono protagoniste del Premio Cremona negli anni del fascismo 1939 – 1941. Dal 20 settembre al 24 febbraio, il Museo Civico Ala Ponzone ospita una mostra mai allestita prima, ripercorre l’interessante vicenda storica del Premio Cremona: Il Regime dell’Arte, a cura di Vittorio Sgarbi e Rodolfo Bona.

«Con questa presenza aliena da ogni esaltazione del fascismo, e invece racconto di momenti di vita, il Premio Cremona rientra nella storia di alcuni momenti essenziali della nostra vita civile di quegli anni, raccontati da maestri che erano stati dimenticati o rimossi per un grave peccato di presunzione della critica. Oggi Cremona ripara quella ferita» ha dichiarato Vittorio Sgarbi.

Il Premio Cremona, concorso pittorico voluto da Roberto Farinacci nel 1939 con l’intento di sostenere l’idea dell’arte come celebrazione dei valori e delle imprese del fascismo, a sostegno delle esigenze di propaganda ideologica del regime. Un’esposizione innovativa allestita presso il Museo Civico, sede che ospitò due edizioni del Premio, quella del 1940 e quella del 1941.

L’iniziativa cremonese consente, in modo sofisticato e imprevedibile, di ricostruire un preciso periodo storico con l’intento di riabilitare un’arte ripudiata e bistrattata, ritenuta impresentabile e indegna di attenzione, vittima di un giudizio inevitabilmente condizionato da quello negativo sul fascismo.

Come si legge negli scritti di Rodolfo Bona: “La politica culturale del regime negli anni Trenta era caratterizzata da una costante e vigile attenzione nei confronti delle arti visive e, in genere, di ogni forma di produzione di immagini destinate al vasto pubblico.

Alla vigilia dello scoppio della guerra, quando inizia l’esperienza del Premio Cremona, il fascismo stava ancora tentando di elaborare un proprio linguaggio figurativo ufficiale, in grado di coniugare elementi di verismo con forti elementi simbolici e di rendere l’arte funzionale alle sue esigenze. Sotto questo profilo, con i temi obbligati, si proponevano agli artisti soggetti dall’elevato contenuto simbolico e ideologico che riflettevano la propaganda pervasiva, diffusa sistematicamente dalla fotografia, dai cinegiornali e dai documentari.

In modo diverso e spesso originale, i pittori italiani aderirono alle sollecitazioni della manifestazione, portando ciascuno la propria sensibilità e la propria esperienza figurativa, cercando di interpretare le richieste del Comitato ordinatore, secondo scelte singolari ma in sostanziale coerenza con il proprio percorso artistico. Questa mostra intende provare a dare conto di questa complessità, anche se molte sono, purtroppo, le assenze, dovute a varie ragioni, la prima delle quali è la dispersione delle opere.”Un grande lavoro di ricerca storica e artistica confluita nella mostra e nel catalogo, anche grazie alle collaborazioni e il sostegno di istituzioni e partner tra cui Cassa Padana.

Per la prima volta sono radunate le opere dei numerosi autori che parteciparono al Premio Cremona tra cui Mario Biazzi, Giuseppe Moroni, Biagio Mercadante, Gian Giacomo Dal Forno, Remigio Schmitzer, Pietro Gaudenzi, Donato Frisia, Luciano Ricchetti, Evaristo Zambelli, Mario Beltrami.

Il percorso espositivo si apre con una grande istallazione di dodici Radio Balilla, il mezzo privilegiato per la diffusione di messaggi politici e istituzionali durante il Regime. Il visitatore è dunque accolto dall’audio originale del comunicato con cui si annunciò l’istituzione del Premio Cremona  e con cui vennero invitati alla partecipazione tutti gli artisti italiani.

 La mostra sul Premio Cremona non è solo una mostra. È una grande operazione che la città di Cremona sta facendo con serietà e rigore storico e culturale, senza ipocrisie o strumentalizzazioni. Quest’anno abbiamo dedicato la programmazione culturale cittadina al Novecento. In questo contesto volevamo e dovevamo approfondire anche il periodo del Ventennio che, nella sua dura violenza, fa parte della storia della nostra città e del nostro territorio. Conoscere con coraggio da dove veniamo e ciò che siamo stati è indispensabile condizione per mettersi con coraggio al servizio di un’idea di società, quella della nostra Costituzioneha dichiarato Gianluca Galimberti, Sindaco e Assessore alla Cultura di Cremona.

 La mostra accoglie opere come l’Ascoltazione del discorso del duce alla radio di Mario Biazzi in cui la verità del momento rappresentato ha l’evidenza di un film d’epoca; sullo stesso tema il Discorso della proclamazione dell’impero ascoltato dalla famiglia alla radio di Donato Frisia, dove il racconto di un episodio quotidiano si limita al documento di costume lasciando memoria di un momento della giornata come in un diario, e ancora Ascoltando alla radio il discorso del Duce di Cesare Maggi, uno dei protagonisti del secondo divisionismo, un’opera dinamica e moderna di ispirazione fotografica.

Una delle opere protagoniste è indubbiamente Il Grano di Pietro Gaudenzi, un grande trittico murale che secondo Vittorio Sgarbi : «(…) basta da solo per riabilitare il Premio Cremona». Un’opera maestosa, pura celebrazione del mondo contadino in cui risulta chiara la continuità con la grande tradizione quattrocentesca italiana. Tra le opere presenti anche la grande tela di Luciano Ricchetti intitolata In ascolto,  dipinta per la sede dell’Istituto fascista di Piacenza e successivamente tagliata in tante parti nel 1945, esposta nelle sue parti superstiti.  A congedare il visitatore si trova La Gioventù italiana del Littorio, l’impegnativa opera di Dilvo Lotti, di chiara influenza espressionista europea.

Attraverso questo percorso espositivo il visitatore potrà dunque apprezzare le principali linee di tendenza artistica che confluirono nella manifestazione cremonese, e la “funzione sociale” che il fascismo intendeva assegnare all’artista. La mostra intende fornire un contributo alla conoscenza, alla salvaguardia, allo studio e alla valorizzazione delle opere che si sono preservate, restituendo un quadro complessivo dei dipinti conosciuti, documentando quelli che si sono conservati, in toto o per frammenti, che sono dunque rintracciabili e direttamente analizzabili, offrendo così un panorama di ciò che ancora resta della produzione legata al Premio Cremona.

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Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.

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