Un rinoceronte gigante incombe sul Brenta. Innocuo, inerte e posizionato in una collocazione appariscente, si erge, in un piccolo cortiletto a terrazza, aperto sul fiume, tra i raccolti perimetri aristocratici di palazzo “Sturm”, a Bassano del Grappa.

Lo si vede, pure, dal basso, rasente la corrente fluviale, nella dovuta corrispondenza angolare, cogliendolo anche dalla sponda opposta del Brenta dove la rinomata cittadina circostante sviluppa, insieme al suo famoso ponte in legno, quella parte antica del centro abitato che è incluso in una propria veduta di eloquente prospettiva per il folcore locale.

La luce del sole fa il resto, rendendolo splendente, nel senso che l’epidermide metallica di questo manufatto artistico, riproducente in una solida tridimensionalità maggiorata, il mastodontico animale africano, è di un acciaio specchiato, nel vero significato del termine, ovvero che ci si può specchiare, tanto da far pensare che, anche il riverbero di una luminosità cangiante, possa, nel corso delle maggiori giornate di sole, rivelare accentuata la presenza di tale esotica sagoma imponente, realizzata, su scala di grandezza moltiplicata, esaltando la sua possanza originale, anche per il tramite di un rilancio di abbagli conseguente.

Per vederlo da vicino non occorre acquistare il biglietto di ingresso per poter accedere alla pure interessante sede espositiva di questo palazzo dalla vocazione culturale esclusiva, in quanto lo si incontra già nell’esiguo spazio a cielo aperto che, varcato il cancello su via Schiavonetti 40, prelude all’accesso del vetusto immobile da tempo ormai vocato ad una edificante funzione divulgativa delle risorse culturali che sono conservate sul posto.

Ad esempio, è iniziata, con l’allora approssimarsi dell’estate, la mostra sulle antiche incisioni di Giambattista Piranesi (1720 – 1778) in un lungo periodo d’allestimento, proteso ad interessare, per la possibilità di una visita in loco, tutti i santi giorni del calendario, fino all’ormai autunno inoltrato che il 2020 ha da coniugare con la giornata del 19 ottobre.
Questa suggestiva versione artistica, a risultanza figurativa è, a sua volta, formula utile per un confronto su una differenziazione di stile compositivo con l’opera plastica del rinoceronte, non ovviamente nel senso che quest’ultima sia fatta in plastica, se semmai oggigiorno, ce ne fosse il bisogno di rimarcarlo, ma, nel senso legato, invece, alla sostanziale tridimensionalità del manufatto stesso, denominato “King Kong Rhino”, a firma di Li Jen Shih, quale sottoscrizione ivi correlata alla data del “2012.11.28”.

A contestualizzazione di questa sua singolare ispirazione espressiva, c’è, sul posto, cioè nei pressi dell’interpretazione monumentale di questo animale, il pannelo esplicativo, attestante che: “Nel maggio del 1515, un rinoceronte arrivò, dalle colonie orientali, a Lisbona, in dono all’imperatore Massimiliano I. L’esotico animale avrebbe dovuto raggiungere anche Roma per essere ammirato da papa Leone X, ma la nave affondò davanti alle coste della Liguria. Il rinoceronte, trattenuto a bordo da forti catene, non riuscì a salvarsi. Albrecht Durer non vide mai questo magnifico esemplare grande corazzato ma intercettò una lettera che lo descriveva nei dettagli e ne trasse una xilografia. Una xilografia presente nelle collezioni Remondini, tra le più importanti al mondo, dell’incisore di Norimberga. Da allora, ogni volta che, in un’opera d’arte, è presente un rinoceronte, il riferimento a Durer è esplicito e reverenziale. Da Raffaello a Stubbs, da Salvador Dalì a questa di Li Jen Shih, voluta a Bassano per testimoniare quanto ancor oggi sia attuale e universale l’insegnamento di Durer e ad annunciare la grande mostra a Palazzo Sturm, ora restuarato e tornato al suo splendore. Li -Jen Shih, tra i massimi artisti contemporanei cinesi, lavora da quarant’anni sul tema del rinoceronte ed è presente nelle più importanti collezioni private e pubbliche del mondo”.

Nello specifico di questa produzione, catapultata da un lontano altrove, ascritto alla sua originaria definizione, per, quindi, sistemarsi, poi, temporaneamente, in una tipica località del Veneto che, tanto legato alla sua tradizione, sa pure volgersi ad altre culture ed a percepite forme d’avanguardia artistica, nell’accoglienza di una significativa rappresentazione, non è un caso che un’ulteriore traccia di lettura sussista accanto alla voluminosa resa speculativa del rinoceronte stesso, per suggerire al visitatore, in qualità di fruitore, in questo caso, dell’opera cornuta in questione, che “la connessione tra antico e contemporaneo, tra ricerca e tradizione, tra disegno, incisione e scultura, è uno dei punti chiave di tutta la programmazione museale cittadina e diventa ancora una volta strategia di valorizzazione del patrimonio custodito nei musei della città. Un genius loci di portata internazionale, quello dell’incisione a Bassano, si fregia di un nome che ha segnato la storia dell’arte di tutti i tempi, quello di Albrecht Durer. Simbolo di giustizia e potere, King Kong Rhino è stato realizzato in acciaio inox per riflettere i cambiamenti del cielo e dell’ambiente a lui circostante. Per la sua creazione, l’artista Li-Jen Shih ha voluto trasformare il rinoceronte, una maestosa creatura da sempre simbolo di fortuna e gentilezza nella cultura cinese, in un’opera d’arte contemporanea, un’icona eroica e moderna del “vero sopravvissuto”.