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A che punto siamo con la globalizzazione? Una domanda che si presta alla possibilità di una argomentata trattazione, relativa ai fenomeni contemporanei, presi in considerazione. A focalizzarne gli aspetti, è stato il prof. Giuliano Noci, prorettore del Polo territoriale cinese e docente di “Strategia & Marketing” al Politecnico di Milano, nell’ambito di una conferenza pubblica dal titolo “Il ruolo del territorio nell’attuale fase del processo di globalizzazione” che è stata organizzata dalla sezione di Manerbio – Bassa Bresciana dell’Unione Cristiana Imprenditori Dirigenti (UCID).

Sede dell’incontro, l’ormai tradizionale “Ex Convento” di via Crocefissa di Rosa, nel centro storico manerbiese dove l’appuntamento si è puntualmente profilato nel calendario degli eventi del 2018, come ulteriore tappa di questo genere d’incontri, relativamente alle attività del sodalizio rappresentato dal dr. Giuseppe Pozzi.

A lui, il compito di introdurre e di concludere la conferenza che ha avuto come riflessione iniziale l’appello solidaristico ispirato al sostegno dell’azione filantropica svolta dall’associazione bresciana denominata “Il dono di Luca”.

L’impegno di tale associazione si distingue fra le solidali risorse del Terzo settore, pure legato al territorio d’afferenza della locale sezione dell’Ucid, avendo il proprio recapito a Verolavecchia, al civico 5 del Villaggio Mons. Virgilio Casnici, mentre, a Verolanuova, è attesa la prossima manifestazione di raccolta fondi, nella proposta dello spettacolo illusionistico “MistERIX MAGIC in Family Show di Erix Logan & Sara Maya”, previsto per le ore 21 di sabato 3 marzo, nell’auditorium di via Rovetta 29.

Tra le principali linee d’azione di questa intraprendente forma di volontariato, dedicata ad una particolare sensibilità verso i bambini affetti da neoplasie cerebrali maligne, c’è l’aiuto sia alla ricerca scientifica sui tumori, svolta nell’ospedale Pediatrico Meyer, che la collaborazione al progetto di ampliamento della Rianimazione pediatrica all’Ospedale dei Bambini di Brescia, mediante il positivo riscontro d’intesa intercorrente con il dr. Raffaele Spiazzi, come, pure, è praticata dai medesimi volontari una costante opera di sensibilizzazione riguardo la delicata problematica da essi considerata, anche promuovendo iniziative di assistenza famigliare per fanciulli in trattamento oncologico.

Il prof. Giuliano Noci e il dott. Giuseppe Pozzi

Da questa propaggine volontaristica emergente dal territorio, la conferenza è passata, su altro versante, ad un’analisi che ha individuato, ovviamente, anche tale ambito geografico nell’incombente processo di globalizzazione, sollecitandone l’auspicio di una virtuosa funzionalità strategica dei processi produttivi in una sorta di coagulato comprensorio identitario, pure in riferimento alla considerazione, fra l’altro, espressa dal prof. Giuliano Noci, che “la competizione su scala globale si gioca a livello territoriale”.

Quale è il senso del territorio in questo stravolgimento planetario? Attualmente, siamo nella terza fase della globalizzazione, dopo il periodo intercorso dalla metà del Diciannovesimo secolo fino ai primi decenni del “secolo breve” e, dopo quel tratto temporale che, dalla metà degli anni Cinquanta, ha oltrepassato di qualche anno il nuovo millennio. Nella prima parte ha prevalso il riferimento economico riconducibile al Regno Unito, mentre, nel secondo, quello degli Usa.

Ora, in ordine ad una serie di parametri economici e finanziari in crescita, l’asse mondiale si è spostato nell’area asiatica e, più specificatamente, alla Cina. Dopo la rivoluzione della macchina a vapore, il sistematico instaurarsi della produzione di massa e l’avvento dell’informatica, in questi tempi è in corso un’ulteriore progresso del digitale, anche con la “wave technology”, quale maggiore fattore di trasformazione, nel medesimo ambito economico, che appare più potente, rispetto a quelli avuti in passato, e con quelle caratteristiche nelle quali il controllo dei dati è potere di mercato, “bene aziendale”, strategia trasversale nell’erogazione dei servizi e prospettiva di un salto di mentalità, dalla logica di settore ad ecosistemi per orbite di rispettiva d’attrazione.

Nonostante gli aspetti, dai quali deriva l’attuale visione di una globalizzazione standardizzata, sembra che le identità locali siano “straordinariamente vive”, a scanso dei processi di omogeneizzazione dei circuiti produttivi e della rete delle multinazionali, in quanto “restiamo profondamente diversi per consumi, uso di tecnologie e modalità di stili di vita”.

Oltre a questa constatazione, il prof. Noci ha, fra l’altro ribadito il ruolo centrale rivestito dai territori, perchè è qui che “si gioca la globalizzazione”, ma per reggere il mandato ricevuto da questo spazio d’appoggio alle battaglie in atto fra giganti, è imprescindibile la necessità di acquisire una dimensione comunque distintiva, pure mediante un capitale umano bene orientato, dal momento che la competizione si estrinseca anche nel saper attrarre talenti.

Il territorio ora, più che un tempo, deve essere inteso oltre la mera geografia, incardinandosi nel concetto di un ecosistema complesso che determina il proprio capitale territoriale, a sua volta contraddistinto da interrelazioni connotative sia dentro che fuori i suoi stessi confini, con il risultato di una serie di dinamiche che stabiliscono la propria identità al di là di quella assodata omogeneità d’appartenenza ad un medesimo radicamento naturale di pertinenza.

Bisogna sapere coagulare le competenze nella territorialità: esempio, la “Motor Valley” con “Bugatti, Maserati, Ferrari e Lamborghini” a pochi chilometri fra di loro.

Altro esempio, Milano, quale polo d’attrazione e di ecosistema in crescita, a differenza di Torino che “non avendo più la Fiat d’un tempo”, ha perduto il proprio riferimento aziendale di guida, mentre nella metropoli lombarda, con un insieme di prerogative fra università, finanza, design, trasporti, servizi e cultura, regge l’ascesa di una promettente tenuta attrattiva, anche per le province vicine.

Brescia sembra “un non territorio” nel quale il capoluogo pare si sia “sempre più inaridito nella produzione finanziaria di capitali, ma la ricchezza c’è se si investe nel capitale umano” da cui poi ne discende una ulteriore qualificazione di imprese guida: “bisogna dare avvio ad un sistema virtuoso che includa una maggiore attenzione sociale”.

Anche la Bassa Bresciana, pur essendo conosciuta a livello di eccellenze produttive, distribuite fra agricoltura e industria, sembra non abbia elementi preminenti per un coagulo complessivo. Tuttavia, non si tratta di trovare necessariamente la propria identità all’interno del territorio, ma di individuarla pure fuori, in una sintesi spendibile, cioè, all’esterno, percorrendo magari l’ipotesi accrescitiva di una “food valley”, con il settore agroalimentare come volano e biglietto da visita del basso bresciano.

In ogni caso, è imperativo dimenticare le categorie mentali del passato: ogni territorio deve rendersi sponda e leva dell’italianità, perseguendo la strategia di un connubio distintivo qualificante fra la dimensione nazionale e quella territoriale.

Il libro “Biomarketing”, scritto dallo stesso prof. Giuliano Noci, per la “Egea, che, in questi giorni è tra i primi 100 libri venduti nella categoria business, ha rappresentato un ulteriore interessante richiamo di approfondimento per queste tematiche dove, secondo il relatore, il piano d’azione è la messa al centro dell’uomo nella rete d’impresa, ovvero l’investimento sul capitale umano, in modo che le tecnologie tornino a servire l’inventiva ed il deposito esperienziale degli agenti produttivi, in veste di promotori di qualità e di innovazione.

“(…) Con questo obiettivo, il libro propone una nuova piattaforma di marketing che, in virtù della trasformazione digitale, ridefinisce categorie e processi di creazione del valore; una bussola di orientamento fra quattro nuovi punti cardinali: il superamento della distinzione tra spazio fisico e spazio digitale; l’affermazione del dato come nuova materia prima del fare impresa; la consapevolezza del tempo come variabile endogena di qualsiasi progetto di marketing; la necessità di “pensare in grande”, ad ambienti (ecosistemi) senza confini definiti, dove i settori merceologici sono solo un vago ricordo del passato”.

(Nell’immagine cover il prof. Giuliano Noci e il dott. Giuseppe Pozzi)

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