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Cremona – Presso il Teatro Cinema Filo, nelle giornate di giovedì 6, venerdì 7, sabato 8 e domenica 9 aprile, verrà proiettato “Il segreto”, un bel film drammatico diretto da Jim Sheridan (“Il mio piede sinistro“), con Rooney Mara, Vanessa Redgrave, Jack Reynor, Theo James ed Eric Bana.

Da 40 anni Rose è internata in un manicomio dell’Irlanda del Nord, ed è lì che incontra il dottor Grene, un medico di buona volontà che dapprima impedisce il trasferimento della donna in un’altra struttura, poi si appassiona alla sua tragica storia. Rose è accusata di aver ucciso il proprio figlio appena nato, un figlio che il paese sostiene essere stato concepito con il prete cattolico locale, e che invece la protestante Rose dice essere il frutto del suo amore per un pilota che combatte per l’esercito inglese. L’indagine del dottor Grene sul passato di Rose sarà tanto un tentativo di penetrare l’oscurità che circonda la mente della donna, i cui ricordi sono stati in parte cancellati dai ripetuti elettroshock, quanto una sorta di inchiesta per ristabilire la verità su come siano andate le cose.

Il segreto“, è tratto dal best seller omonimo di Sebastian Barry. Come adattamento letterario è un po’ una delusione, nel senso che si prende libertà e opera scelte narrative che appiattiscono e impoveriscono la complessità del testo originario, privandolo proprio di quella componente politica legata al conflitto in Irlanda del Nord che Sheridan ha spesso messo al centro del suo cinema, da “Nel nome del padre” a “The Boxer“.

Considerando il cast che vede Rooney Mara e Vanessa Redgrave nei panni di Rose giovane e anziana, ed Eric Bana in quelli del dottor Grene, possiamo definire il film come un mainstream di stampo hollywoodiano. In questo caso “Il segreto” appare come un indifendibile polpettone kitch ricco di svolte narrative improbabili e scene al limite della caricatura.

Ma c’è un’altra chiave di lettura, molto più interessante e sottilmente inquietante: che sotto la superficie esteriore ci sia un altro film, una seconda lettura che Sheridan semina discretamente lungo tutta la narrazione e che consente un’interpretazione molto più interessante della storia: un’interpretazione alla “Shutter Island“, anch’esso relatore di una storia ambientata in manicomio e raccontata in prima persona da una fonte non necessariamente attendibile.

Questa chiave di lettura spiegherebbe, ad esempio, il casting di Theo James nei panni di Padre Gaunt, il prete ossessionato (secondo Rose) dall’avvenenza della donna: un uomo bello e sensuale cui probabilmente una ragazza come Rose non sarebbe stata indifferente; oppure l’ambiguità del personaggio di Michael McNulty, colui che Rose indica come il padre del proprio figlio, un pilota che appare e scompare e che, di fatto, sembra vedere solo lei; o il nome di battesimo del dottor Grene, che non riveleremo ma che non è lo stesso che appariva nel romanzo.

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