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Cremona- “I bambini sono sempre gli stessi, oggi come cent’anni fa, si è modificato il contesto sociale, i tempi sono maturi per una riflessione seria in merito a questo passaggio”.

E’ così che il professor Mauro Bonali, docente di Età Evolutiva presso la facoltà di Scienze Motorie dell’Università Cattolica di Milano, risponde alla mia domanda in merito al perché della nascita dell’associazione cremonese La bussola della mente funzionale .

Confesso che l’argomento è molto complesso e sfaccettato: è certamente un’impresa non da poco un’indagine di questo tipo, che coinvolge l’educazione dei bambini a 360°, dalla scuola allo sport, con qualche timida incursione nell’ambito famigliare che dovrebbe essere, ma molto spesso non è, il principale perno della formazione delle nuove generazioni.

Un progetto corale, fatto di tanti partners “titolati”, per un approccio da molteplici punti di vista: scientifico, pedagogico, formativo, psicologico, sportivo.. e molto altro.

“A onor del vero tutto è cominciato da un’idea di Mauro”, ci tiene a specificare Lina Stefanini, pedagogista dell’assessorato alle Politiche Educative del Comune di Cremona, “che con il suo metodo formativo Il corpo intelligente ha effettuato uno studio legato al modo in cui si fa attività con il bambino, un percorso sviluppato dal 2000 al 2010 fra CONI, Ufficio Scolastico Provinciale e Comune di Cremona.

Data l’efficacia ed i brillanti risultati, nel 2012 abbiamo deciso di partire con la nostra associazione, che vuole applicare questi principi anche all’ambito prettamente scolastico, ma non solo”.

Da queste riflessioni, e da molti tavoli operativi, è nato il libro La bussola della mente funzionale (Led Edizioni, pagine 146, euro 24), a cura di Mauro Bonali, Lina Stefanini e Alessandro Antonietti, presentato in Comune a Cremona e nato anche grazie al contributo di Cassa Padana, area Cremonese-Casalasco.

Il focus di questa pubblicazione è molto semplice: i bambini di oggi passano mediamente quattro ore al giorno davanti ad uno schermo, con genitori e insegnanti che tendono pericolosamente ad iperproteggerli, il risultato è che un bambino che oggi va in prima elementare ha mediamente lo sviluppo cognitivo di un bambino di cinque anni e tre mesi (dati alla mano).

La causa è stata individuata nel fatto che l’apprendimento non passa più attraverso il movimento, l’agire, attraverso il corpo che è il punto di incontro tra la mente e la realtà.

“Non è possibile che in un sistema scolastico come il nostro, che prevede tante ore a scuola per almeno 16 anni, sulla base di test che verificano le competenze dei ragazzi l’Italia sia al diciottesimo posto, qualcosa nel meccanismo si sta inceppando. Bisogna capire come si insegna e cosa la società non trasmette più.  Noi abbiamo creato un metodo che prevede due sbocchi: scolastico e sportivo”, si accalora Lina Stefanini mentre mi fa queste considerazioni, alquanto preoccupanti.

Per attuare questa “pacifica rivoluzione”, ovviamente non si può prescindere dalla parte pratica: incontri, convegni, progetti nelle scuole, monitoraggio attento dei risultati, sono queste le armi sfoderate da questo gruppo, che trova nell’approccio multidisciplinare la sua prerogativa principale.

Oltre a Mauro Bonali e Lina Stefanini, infatti, il team è composto dall’antropologa Angela Biscardi, dell’Università degli Studi di Milano, gli insegnanti di educazione fisica Daniele Tolomini e Sonia Rossi, Alessandro Antonietti, docente di Psicologia generale presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, Marco Bonali, medico Otorinolaringoiatra e ricercatore presso l’ospedale di Modena, Leonardo Fogassi, docente di Fisiologia presso il dipartimento di Neuroscienze, Unità di Fisiologia dell’Università degli studi di Parma, Elisabetta Genovese, docente di Audiologia all’Università di studi di Modena e Reggio Emilia e Giuseppe Pea, docente di Statistica ed Informatica presso la facoltà di Medicina dell’Università degli studi di Brescia, un gruppo corposo ed eclettico, come corposo è, senza dubbio, l’argomento da indagare.

“Il corpo come insieme di funzioni- spiega Mauro- rende necessaria una riorganizzazione pedagogica. Siamo azione, mentre la scuola ci sta portando sempre di più verso la non azione. La scuola dovrebbe creare benessere, un ambiente dove sviluppare serenamente i propri talenti, sperimentando, mettendosi in gioco, sporcandosi le mani senza paura, assumendosi in maniera sana le proprie responsabilità”.

Sogno? Utopia? Forse… Di sicuro è un progetto molto ambizioso. Ma se all’entusiasmo dei partecipanti seguiranno pari risultati, beh, allora forse c’è speranza davvero di un sistema formativo migliore e più efficace.

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Barbara Ponzoni
Barbara Ponzoni, laureata in lettere moderne. Scrive da sempre, per lavoro e per diletto. Attualmente è nella redazione di Popolis.it, Popolis rivista e VivereCremona.it.

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