Ospedale di Zumbahua, Ecuador. Lunedì 5 ottobre 2009 Ivano Chiaff, volontario dell’Operazione Mato Grosso, perde la vita cadendo dal tetto dell’ospedale di Zumbahua. La notizia fa il giro delle missioni sparse in America Latina e piomba come un macigno in Italia, dalle Ande alla pianura lacerando il cuore dei famigliari, degli amici e lasciando nello sgomento tanti ragazzi che con Ivano hanno fatto gruppo per sostenere il lavoro dei volontari sulle Ande.

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Flero, Brescia. Mercoledì 7 ottobre, la chiesa, il luogo più grande del paese dove incontrarsi, è stipata di ragazzi, increduli di fronte alla disgrazia, con gli occhi gonfi di lacrime, in un silenzio che fa male. Ivano era volontario da sempre, amico di tutti. Ivano era amico mio.

Le notizie sull’accaduto sono frammentarie, sussurrate sotto voce come una preghiera, poco importa dei fatti, un ragazzo buono se n’è andato creando un vuoto che si può colmare solo con l’esempio lasciato: una vita spesa per gli altri, per i poveri; la carità fatta con la fatica di sporcarsi le mani per gli ultimi. Il pensiero si grana come un rosario, corre da Maria e ai loro quattro figlioli.

Un cuore buono te lo porti dalla nascita, Ivano ha inseguito la vocazione al volontariato sin da ragazzo, l’Operazione Mato Grosso è stata per lui il cammino per dare un senso vero all’esistenza terrena, insieme a Maria e poi i quattro figli a coronare una famiglia felice, innamorati della vita.ecuador

Al ritorno dal lavoro Ivano non si cambiava nemmeno, una sosta a casa e poi via a far gruppo, a raccogliere ferro e carta, ad inventarsi lavori per mandare aiuto alle missioni dell’OMG, sparse tra Perù, Ecuador, Bolivia e Brasile. Non era mai stanco, non si risparmiava mai nemmeno nelle feste comandate, con una vita buona si ricerca la verità.

I ragazzi dell’Operazione Mato Grosso, basta guardarli nel fare per capire la forza che anima il loro cuore, il loro lavoro non ha sosta dall’alba al tramonto, in silenzio, con umiltà, ogni giorno regalano la loro fatica senza chiedere nulla in cambio. Forse questo è il vero volto della carità. Un esercito della bontà che ha seguito il sentiero tracciato da Padre Ugo De Censi, salesiano, animatore dell’OMG, un uomo d’infinita bellezza interiore, di incredibile forza nel cuore, di santità aperta e solare.

Spendere la propria vita nel segno della carità e dell’amore per gli altri significa barattare la razionalità con una vita in salita, con la fede dell’esempio di Cristo, significa non aver paura di mettersi in gioco in prima persona per difendere la dignità umana, senza pretendere riconoscenza, ma solo il sorriso d’un povero che ti ha teso la mano.

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Alcuni anni fa Ivano e Maria maturano la decisione di partire, di concretizzare il cammino percorso insieme durante gli anni di volontariato in Italia. La prima destinazione è Angamarca in Ecuador per un paio d’anni, poi Zumahua un villaggio arroccato sulle Ande  a 3.800 metri di quota, al centro di impervie vallate ai piedi di un grande vulcano. La gente da quelle parti vive in condizioni di estrema povertà, un luogo dove manca tutto: cibo, acqua potabile e l’assistenza sanitaria. A Zumbbahua c’è l’ospedale costruito dai volontari dell’Operazione Mato Grosso, unica sanità gratuita per centinaia di poveri campesinos che abitano le impervie vallate andine. E’ tra quelle vallate che in questi anni si è sviluppato e concretizzato il progetto “Microfinanza Campesina” sostenuto da Cassa Padana e da un pool di BCC.

Zumbahua, Ecuador lunedì 5 ottobre, è notte. Una bufera di vento e di pioggia. Lassù a 3.800 metri di quota quando batte la bufera fa sul serio. La pioggia può compromettere il lavoro della giornata al nuovo reparto pediatrico dell’ospedale. Ivano sale sulla soletta per stendere un telo e salvare il lavoro, altri tre lui. Pioggia, vento, buio. Ivano scivola dall’abbaino lasciato scoperto. A nulla serve la corsa dell’ambulanza verso la cittadina di Pujili, con la speranza di arrivare alla capitale Quito in tempo. Il cuore di Ivano smette di battere.ecuador 1

Flero, Brescia. Sabato 10 ottobre, il funerale è una scia di dolore e fede, un’emozione palpabile che paralizza l’animo e rimescola la coscienza. La chiesa è piena, il sagrato è pieno, la piazza è piena di gente, di ragazzi, di commozione, di lacrime. Poi in cordone umano si snoda, cala la sera e sulla terra umida d’ottobre rimane il sorriso di una vita. Camminando su questa terra Ivano ha fatto un poco migliore il nostro mondo.

Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.