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Lograto, Brescia. Ci sono i colori della gente del nuovo Mondo nella mostra “Bergomi mai visto, 22 grafiche inedite sul mondo sudamericano, visitabile presso lo Spazio d’arte della Trattoria La Fermata sino al 26 marzo prossimo.

Le pennellate di Giacomo Bergomi hanno fissato sulla tela luoghi e visi, gente e mestieri, dalla Bassa alle Ande, pennellate che fanno vibrare l’anima, colori che agitano emozioni. Si ancorano saldamente alla vita, agli ambienti, alle situazioni, alle nostalgie di semplicità del sommerso e dimenticato mondo popolare dei campi.

“…Pitturerò sempre e comunque i contadini e le donne della Bassa, specie quella che tende a finire sommersa, ma che sopravvive altrove” Giacomo Bergomi.

Sensazioni che hanno ispirato artisti e poeti che hanno trovato nelle pennellate del maestro fonte di emozioni da tradurre in arte. Non tradisce mai l’origine della sua visione del Mondo, i contadini parlano la stessa lingua ovunque, dalla Bassa alle Ande, sempre in movimento sulle tele e sui cartoncini del maestro, diversi i colori, uguale la vita profondamente legata alla terra.

“…nel lontano Ecuador, un vento terso di altitudini e di salsedine imbeve il suo asciutto registro lombardo di qualche cromia sgargiante, quasi folate d’indaco di viola e di porpora, balenii di raso alla Savoldo per dare agli stracci di una immota realtà da presepe la sontuosa effusione del giubilo. Succede che, quando l’industria e l’urbanesimo spopolano le cascine, depauperandole delle braccia che le onorano col lavoro, Bergomi sente stravolgere in sé le ragioni della sua pittura.

E’ come se diseredassero anche lui, gli cavassero il sangue, gli strappassero l’anima. E allora reagisce come può reagire la mitezza in persona. Va a trovare se stesso di là dall’oceano, fra gli amerindi e i meticci delle tribù andine, l’altra faccia dell’orbe terracqueo. I ragazzi, le donne, i vecchi che aveva familiarmente assembrato nell’aria di affranto delirio e di coriacea rassegnazione della sua Padania, cambiando pelle e braghe, assumono le sembianze camuse e il poncho di un popolo di formiche che alla terra chiede il nulla e il tutto per sopravvivere.

… Apparentemente relegata in una lontananza siderale, questa che Bergomi amplifica – tornando ai teleri provocatorii – è ancora la sommessa, la spiantata, la dolente epica del mondo contadino ripudiato dagli altri in patria ma da lui riconquistato intatto nel cuore di un altro continente, in quel mirifico miraggio dell’arte che si fa dono universale.” Scrive Valzelli.

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Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.

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