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Soncino, Cremona. Nella prestigiosa Sala Ciminiere della ex Filanda Meroni di Soncino, due appuntamenti teatrali dedicati a Federico Garcia Lorca, venerdì 28 e sabato 29 aprile. Un omaggio a un grande drammaturgo e poeta del Novecento, sul palcoscenico gli  studenti del Corso del Teatro San Domenico di Crema. Progetto e regia di Pietro Arrigoni, l’ingresso è gratuito.

Ecco il programma:

Venerdì 28 aprile alle ore 21: “La casa di bernarda alba” di Federico García Lorca, atto unico. Tutto ha inizio dopo il funerale del secondo marito di Bernarda Alba. Bernarda pretende di mantenere lutto stretto per otto anni. Decreta, così, alle sue cinque figlie, un dolore che somiglia più alla sentenza di un severo giudice. Così vive Bernarda: gli unici doveri che conosce sono reprimere, controllare, vigilare e castigare. Tutto il grande teatro di Lorca è incentrato sul ruolo della donna all’interno di realtà sociali, quasi sempre andaluse, molto variegate.

Federico drammatizza poeticamente le risposte vitali date da donne a situazioni che, mentre le mettono al centro della scena, le lasciano abbandonate a loro stesse. La forza trainante in queste situazioni è, ogni volta, l’amore, anzi, con maggior precisione, le innumerevoli varianti che popolano il campo semantico dell’amore infelice. Ma le più sole, e paradossalmente le più accompagnate, sono le donne de La casa de Bernarda Alba.

Qui, nell’ultimo capolavoro di Federico, assistiamo alla glorificazione dell’universo femminile. Trionfo totale delle donne sulla scena, funzionalmente motivato dal fatto che siamo nella loro casa. Ancora una volta c’è un rapporto strettissimo tra la storia rappresentata e l’ambiente dove accade. Anzi qui l’importanza dell’ambiente domestico è tale che arriva a conquistare il titolo dell’opera: la casa di Bernarda Alba, appunto.

Con: Letizia Piccini Bianchessi, Denise Salvati, Maria Chiara Turcu, Luisa Franzosi, Laura Doldi, Eduardo Pinter.  Costumi e scene a cura di Sharon Pugliese
Musiche originali del M° Flavio Carlotti e M° Nicola Ortodossi
Grafica di Ginevra De Martis
Fotografie di Adriano Treccani e Francesco Roncoli
Regia di Pietro Arrigoni

Sabato 29 aprile ore 21: Tratto da “Nozze di sangue” di García Lorca: una tragedia greca e contemporanea. Nozze di sangue, la definiva memoria poetica, Federico García Lorca. Un concentrato mitico in verità, tutt’altro che naturalistico, di parole e dialoghi popolari uditi nell’infanzia e reinventati nel teatro tragico di un’opera come Nozze di sangue . Senza fare psicologia, Lorca sapeva far emergere il nucleo tragico nei destini dei personaggi che sanno senza sapere se non quello che suggerisce loro l’istinto, l’essenziale, pour cause.

Nozze di sangue, riscrive un fatto di cronaca di quegli anni, una storia di cupa passione. Sentimenti fuori controllo di una donna alle prese con un matrimonio opaco, a fronte di un rapporto precedentemente avuto con un altro uomo che, balordo la sua parte, e già sposo di un’altra, pensa bene di far saltare l’evento a lui poco gradito con un ingresso sulla scena sbagliata nel momento sbagliato. Prima che i due uomini se la contendano, il secondo lancia il suo grido contro la disinvoltura relativistica che nella cultura del ‘900 avrà spesso la meglio: “Tu credi che il tempo guarisca e che i muri proteggano e non è vero, non è vero!!”.

La potenza sotterranea del dubbio sobilla vita psichica e corporale dei personaggi. La natura tiene insieme le emozioni assolute di una parte di mondo – uomini e donne legati a una sorta di ruralità ancestrale cui Lorca era molto sensibile. Niente può salvarli, nemmeno le avvisaglie di una catastrofe che incombe da subito.

Se lo sposo prova a rassicurare la madre sulla conoscenza reciproca della futura moglie: “Le ragazze devono guardare bene con chi si sposano”, la donna lo asseconda solo in apparenza: “Sì. Io non ho guardato nessuno. Ho guardato tuo padre e quando me lo hanno ammazzato ho guardo il muro di fronte. Una donna con un uomo, e basta.” E ancora non sa che l’altro è lo stesso uomo che le ha già ucciso il marito e il primogenito.
Non v’è più nulla in quest’opera di leggero, vi risuona invece il canto tragico di un’Andalusia mitica di cui Lorca fu interprete autentico ma tutt’altro che ingenuo.

Con: Gabriele Cincinelli, Silene Rosin, Guglielmo Saerri; Veronica Bonvini, Melissa Bianchini, Semy Cirilli, Elisa Marchetti.
Costumi e scene a cura di Sharon Pugliese
Musiche originali del M° Flavio Carlotti e M° Nicola Ortodossi
Grafica di Ginevra De Martis
Fotografie di Adriano Treccani e Francesco Roncoli
Regia di Pietro Arrigoni

 

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Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.

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