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Reggio Emilia. Troneggia nel centro della città di Reggio Emilia il santuario della Beata Vergine della Ghiara e batte nel cuore dei cittadini Reggiani, assai devoti al tempio Mariano.

Il profondo legame tra la città e il santuario della Madonna della Ghiara ha origini antiche, affidato ancor oggi alle amorevoli cure dei Servi di Maria, l’ordine religioso si stabilì nel capoluogo reggiano nel lontano 1313. In quella zona della città denominata della Ghiara o Giarra, località ghiaiosa. Questo straordinario monumento di fede a Reggio Emilia è sorto a seguito di un prodigioso miracolo.

Correva l’anno 1596 quando il giovane Marchino, un ragazzo quindicenne sordomuto dalla nascita e privo di lingua, nativo di Castelnuovo Monti nell’Appennino reggiano, si recò nelle ore mattutine del 29 aprile in preghiera dinnanzi all’immagine della Madonna della Ghiara, in quel tempo dipinta sul muro di cinta dell’orto dei Servi di Maria. Garzone presso una beccheria della città, il giovane Marchino, assorto nelle preghiere, fu improvvisamente miracolato e prodigiosamente guarito.

Riacquistò l’udito, gli crebbe immediatamente la lingua e gli fu concesso l’uso della parola. Miracolo largamente documentato dagli atti del processo canonico istituito lo stesso anno dal vescovo, con approvazione dell’allora papa Clemente VIII. L’anno successivo si iniziò la costruzione della basilica per opera dell’architetto ferrarese Alessandro Balbo e del reggiano Francesco Pacchioni. Con la crescita del tempio si moltiplicarono i miracoli e il forte legame tra i cittadini e la Madonna della Ghiara.

Oggi la basilica riassume, con il ciclo degli affreschi e stucchi, tutta la grande pittura e arte del primo seicento emiliano, miracolosamente conservata nella sua intatta integrità. Un santuario al femminile, tutto riconduce alla figura materna della Madonna, ancora oggi l’immagine che miracolò il giovane Marchino e venerata nella sontuosa cappella del tempio Mariano. Una corona, splendido lavoro di oreficeria, fu nel 1674  donato dalla comunità di Reggio alla Madonna per aver preservato la città dalla peste, è conservata e visibile nel museo.

Il santuario, oltre al ciclo degli affreschi, conserva opere d’arte di grandi rilievo, una su tutte  la Crocefissione di Cristo con ai piedi la Madonna e i Santi ad opera di Giovanni Francesco Barbieri detto il Guercino.

Merita una visita anche il Passetto, il passaggio che dalla sacrestia porta direttamente all’altare della Madonna della Ghiara, con i suoi dipinti che riassumono la vocazione della basilica.

E la torre campanaria dentro la quale si inerpica una lunga scala di legno sino alla sommità dove lo sguardo spazia sulla città e catapulta i fortunati visitatori nella pagine del celebre romanzo di Umberto Eco “Il nome della Rosa”.

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Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.

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