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Cremona – Storia dentro un’altra storia, il Torrazzo di Cremona pare abbia ispirato pure quelle vicende umane che, della sua imponente struttura, ne hanno colto una parte del riflesso dovuto alla natura di una effettiva costruzione notoria.

Accanto all’antico duomo cremonese, tale vertiginoso campanile, con tanto di orologio astronomico di rara fattura, proporziona, nelle proprie architetture portanti e decorative, una fra le maggiori attrattive caratteristiche delle tipicità di Cremona, quotidianamente percepibili nel tempo in divenire.

Tutto questo pare sia stato anche a margine di una visita alla sua alta mole perpendicolare, effettuata da più persone, nel corso di una presa diretta, vissuta nell’esperienza di un’avvincente ricognizione culturale.

In questo gruppo, anche la presenza, fra gli altri, dell’autore di una apprezzata poesia, scaturita da una sua prima impressione verso lo svettante manufatto, rappresentato in una spontanea ed in una poetica considerazione, che l’allora mensile “Cremona” aveva pubblicato nell’edizione del maggio 1930, contestualizzandola nella dinamica che ne aveva suscitato una pronta ed una personale esternazione.

Una lirica con dedica. A beneficiarne era stata una bambina. Un versificare gettato di getto su un libro d’altro autore. Una pubblicazione mirata, per quell’escursione, che svelava, fin dal titolo, il proprio tema specifico, scarno ed essenziale nell’uso di copertina funzionale ad evidenziare il noto ed inequivocabile appellativo caratteristico, espresso nel termine di “Torrazzo”.

Né più né meno, per l’individuazione di questo tomo, a cui la firma dello studioso Giuseppe Galeati ne aveva accompagnato l’edizione, secondo un proprio approfondito lavoro del 1928, rivolto alla stessa notevole pertinenza campanaria, eretta in aderenza alla cattedrale di Cremona.

ADRIANA FARINACCI
Adriana Farinacci

A cedere un esemplare di questo libro, per farvi ospitare l’inchiostro vergato a manifestazione dell’accennata poesia estemporanea, era la piccola Adriana, figlia di Roberto Farinacci (1892–1945), già segretario del partito fascista e comunemente inteso come “ras di Cremona”, che, a margine di tale circostanza, riceveva poi in restituzione il medesimo volume con la dedica delle strofe scritte da un “dotto sacerdote dell’alto piacentino”, come riferito dal sopra menzionato periodico cremonese, nel merito del circostanziato evento considerato, secondo un breve articolo, in seguito, steso a curioso consuntivo: “Il prof. Monteverde vide per la prima volta il Torrazzo di Cremona nell’aprile scorso, mentre visitava la nostra magnifica piazza ed il nostro Duomo, sotto la guida della famiglia Manara; a cui si accompagnava la gentile bambina Adriana Farinacci, figlia del nostro gerarca”.

Tra le peculiarità, emergenti fra i rilievi inerti del Torrazzo, secondo la possibile percezione di una interiore varietà evanescente, anche questi pensieri poetici che, nel corso del tempo, concorrono, insieme ad altri, a documentare i segni di un personale punto d’osservazione, colti da questa stessa vetusta opera architettonica interagente con quel consorzio umano che appare come spettatore corrispondente agli effetti visivi promananti dall’osservata sua materia appariscente, affidata all’universalità di una rispettiva e misteriosa rielaborazione attinente: “Torrazzo quadro come idea sola/ Squadrata al maglio della Volontà:/ Fastigio eccelso del Pensier che vola,/ Salda potenza dell’idea che sta:/ Gigante vivo, essenza sovrumana/ tradotta in firmità di pietra e marmi,/ Monolito ideal, vetta sovrana/ Circonfusa da un vol di sogni e carmi./ Tu sei la forma della nostra vita/ lo scudo e l’arme de la tua città,/ Storia, forza, beltà. Fede, arte avita:/ Sei costruito per l’Eternità”.

La riproduzione in stampa di un ritratto fotografico, realizzato nel merito della giovane protagonista, in quanto destinataria della poesia, attraverso il servizio d’immagine eseguito da parte del laborioso fotografo cremonese Ernesto Fazioli (1900–1955), aveva caratteristicamente accompagnato la divulgazione dello scritto stesso, fra le pagine del periodico locale, con la precisazione dell’appunto, evidenziato a svelamento di una conciliante motivazione particolare, che “Cogliamo l’occasione per far conoscere ai nostri lettori insieme al simpatico episodio, l’immagine della figlioletta di Roberto Farinacci; fiore grazioso della nostra terra; viva espressione di bontà sorridente e di vivacità serena”.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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