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Pescarolo ed Uniti (Cremona) – Dalla scomparsa di mia moglie Rosanna, sono sempre molto restio a lasciare il paese. Questa volta grazie agli amici dell’ANCR locale, impegnata in una sua iniziativa particolare, sono entrato a far parte di un organizzazione che ha l’obiettivo di far conoscere, soprattutto ai giovani, le brutalità della guerra, soprattutto la terribile realtà dei lager nazisti, affinchè quei fatti non si ripetano più.

Così ho deciso di provare questa esperienza, visitare l’Austria e contemporaneamente visitare Mathausen e alcuni suoi sottocampi, luoghi che in molti dovrebbero vedere per capire. Incomprensibile comunque, come in mezzo ad un panorama splendido potesse esistere un simile mostro: “Mauthausen”.

Eravamo assieme a 700 studenti delle Scuole Superiori di Cremona, Crema e Casalmaggiore distribuiti su 14 pulman. Sono stati tre giorni molto impegnativi, sia per il viaggio che per i vari momenti del programma, tutti carichi di grande emotività.

Il primo giorno, dopo una visita a Insbruck, siamo arrivati nella zona che ci interessava nel pomeriggio, e precisamente a Linz.

Campale la seconda giornata, iniziata al mattino con la visita al cimitero degli Italiani con presenza limitata a due soli pulman, dove sono sepolti i caduti della prima e seconda guerra mondiale e dove sono state deposte le corone, portate dai ragazzi, dell’Amministrazione provinciale di Cremona, rappresentata dal Presidente Rosolino Azzali e dell’ANCR e Comune di Pescarolo ed Uniti, rappresentati dal Presidente dell’ANCR Malaggi Massimo e dal Vicepresidente Laura Vacchelli.

Poi è seguita la visita al Memoriale di Gusen, o meglio, a ciò che è rimasto di uno dei vari sottocampi, grazie all’opera di un italiano, che per ricordare il fratello morto in quel campo, acquistò quel terreno, dove poi ex deportati e volontari realizzarono il memoriale.

Nella stanza centrale c’è il forno crematorio con le pareti coperte di targhe e fotografie di persone che hanno voluto ricordare i loro cari. Da parte nostra, oltre all’iniziativa privata della nipote del deportato Bruno Sala che con una lapide ha voluto ricordare il nonno, abbiamo aggiunto due nuove targhe portate rispettivamente, una, unitamente ad un gagliardetto dell’U.S.Cremonese, dal Presidente Radi Giovanni e dal vice P.L.Torresani del Panathlon Cremona a ricordo dell’ex giocatore Vittorio Staccioni, l’altra dell’A.N.C.R. e dal Comune di Pescarolo ed Uniti in memoria di Rosolino Masseroni e offerta dal marmista Pressini Umberto.

Poi buona parte della mattinata è stata riservata al campo centrale di Mauthausen. Una visita molto dettagliata con dati e notizie raccapriccianti, fornite in modo coinvolgente dalla bravissima guida Teres Stockinger. All’esterno di quella che sembrava una fortezza, un ampio piazzale coperto in parte dai sassi di granito che arrivavano dalla vicina cava, nel quale si potevano distinguere i resti di quelli che dovevano essere la piscina e il campo di calcio delle S.S., oltre ad uno spazio oggi vuoto e immerso nel verde e un tempo occupato da un finto ospedale.

Seguendo il consiglio della guida, scendendo sul posto delle cave, abbiamo potuto renderci conto del significato di quei sassi di granito, che i deportati dovevano portare in superficie, percorrendo 186 gradini della cosiddetta Scala della morte” oltre a un tratto sconnesso, fatto di pietre e sassi.

Abbiamo provato a percorrere quei 186 gradini e poi, rimesse in ordine le forze, ci siamo fermati per un momento di riflessione davanti ai tanti monumenti, con i quali i vari stati, compresa l’Italia, hanno voluto ricordare i loro caduti.

A seguire siamo entrati nel campo, e precisamente sul piazzale dell’appello, al centro del quale si trova quello un unico monumento a ricordo di tutti i caduti. Sulla destra gli uffici delle S.S. e il muro del pianto, nel seminterrato la lavanderia e la stanza delle docce.

A sinistra ci sono le baracche, alcune ricostruite dal governo austriaco con quanto era rimasto, dopo un periodo di abbandono del campo stesso, il bordello delle prostitute (il più delle volte forzate ad esserlo) per le S.S., i forni crematori, la camera a gas, la sala dei nomi, nella visita alla quale è inevitabile un momento di riflessione, di fronte alle molte incognite del periodo attuale.

Dopo il pranzo al sacco, nel pomeriggio ci siamo ritrovati tutti e 700 sul piazzale esterno e facendo il percorso della mattinata in corteo, davanti le corone dei comuni di Crema, Casalmaggiore e degli studenti, siamo tornati al monumento degli Italiani per la cerimonia ufficiale.

La Direttrice del Campo, oltre a dare il benvenuto ai ragazzi seduti sul prato, ha espresso apprezzamento per la presenza di tanti giovani che sono il futuro di questi luoghi di memoria.

La Presidente del Consiglio Comunale di Cremona, Simona Pasquali, ha invitato i ragazzi a riflettere sulla frase di Calamandrei pronunciata in mattinata, al cimitero degli Italiani, da parte del Presidente della Provincia: “se volete vedere dove è nata la nostra Costituzione, andate dove è morto un Italiano per riscattare dignità e libertà”.

La Professoressa Mozzi del’ITIS di Cremona, scuola capofila del “Viaggio della memoria“, oltre a ringraziare la Professoressa Ilde Bottoli e tutti coloro che hanno contribuito nell’organizzazione di questa giornata, ha esortato i ragazzi a non dimenticare, rivolgendo a tutti un invito a un impegno per un Europa unita, senza muri e confini.

L’ANPI era rappresentata da Mariella Laudadio. Per gli studenti sono intervenuti alcuni allievi del liceo Racchetti Da Vinci di Crema a leggere una biografia di un loro concittadino che all’interno del campo era addetto alle fosse comuni, poi studenti dell’Einaudi di Cremona hanno letto una lettera da inviare al testimone di Gusen, Armando Gasiani che, per motivi di salute, non ha potuto essere presente, mentre altri 40 studenti hanno dato lettura di altrettanti deportati cremonesi morti a Mathausen e nei vari sottocampi e dei quali riportavano su una maglietta bianca nome, data e luogo di morte.

L’intraprendente Luisella Feraboli ha poi coinvolto tutti i presenti nell’esecuzione de “Il canto dei deportati” accompagnato dal suono di chitarre, fisarmonica e tamburello.

La toccante cerimonia si è conclusa con la posa delle corone e la distribuzione alle autorità di un omaggio, da parte delle ragazze dell’Istituto Stradivari di Cremona, settore moda.

Il terzo giorno è stato occupato dal rientro, con una sosta per visitare la bella città di Salisburgo e arrivo a Cremona in serata.

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