Padernello (Brescia) – È iniziato il viaggio. Fondazione Nymphe è salpata, il mare aperto della conoscenza ha vinto col suo richiamo.

La quarta edizione 2016 del format “L’uomo in viaggio”  – tra l’altro ricordiamo riconosciuto della medaglia del presidente della Repubblica Napolitano – sabato 10 settembre è stata inaugurata grazie al contributo del filosofo Giuseppe Benelli, personaggio già noto ai frequentatori assidui dell’antico maniero, già docente di filosofia del linguaggio all’università di Genova e presidente dell’accademia Lunigianese “Giovanni Cappellini onlus”.

A introdurre il presidente della fondazione castello di Padernello Domenico Pedroni: “Anche il nostro di percorso è stato un cammino, oggi ci ha portato qui, con voi, a far risuonare le ale di questa struttura di ricchezza autentica”.

“Tanti viaggiano, ma non vedono, per quello serve la lente della conoscenza, perché il Bello è difficile” questo il monito iniziale dello studioso che ha intrattenuto il numeroso pubblico che l’ha accolto nel salone del castello.

Giuseppe Benelli nel corso dell'incontro a Padernello
Giuseppe Benelli nel corso dell’incontro a Padernello

Si è laureato con la complicità del testo Baudelairiano “Les fleurs du mal” Benelli, e da essi ha tratto spunto per la poesia: Il viaggio, che ha scosso le pareti al monito di “Andiamo”: ma i veri viaggiatori partono senza avere né meta, né ragione. Da un fatale richiamo sospinti/ cuori lievi come le mongolfiere/senza sapere perchè dicono sempre Andiamo!.

La natura stessa della natura umana ha ricordato Benelli è il camminare, partendo dal testo della filosofa francese Edith de la Hérronière: “La vallata del pellegrino”. La strada, la via da imparare a seguire, per aprirsi all’Altro, per non restare chiusi nel labirinto.

L’inganno da qui è facile ma ecco soccorrere il grido di San Paolo: “Andate per il mondo così da comprenderlo”; se la vita è un lampo, abbracciare tutto ciò che sentiamo nostro è l’imperativo per fuggire dal mutismo del mistero esistenziale.

Dal fare comunità, dal soccorrerci e dal tendere la mano allo straniere, suggerisce Benelli, impariamo che vuol dire essere Mediterranei, riacquisiamo il significato più autentico dell’essere Europei, quell’europa nata dal mito. Il progresso va a passo lento, ce lo insegna la gratuità non asservibile della filosofia e il ritardo nel riconoscimento dei diritti di noi occidentali.

Ecco le chiavi, guardare e rigurdare ancora, etimologia del rispetto, dove non si approda certo ad un mero relativismo, ma si sfida il tempo e le sue virtù, per raggiungere il più presto possibile il traguardo dei diritti umani indiscussi, come ci ricorda Shakespeare ne’ il “mercante di venezia”. Come spesso ha ricordato un grande italiano come Renzo Piano ai giovani connazionali, “Il vero viaggio lo compie chi poi torna a casa più ricco”.

Sabato 17 settembre, sempre alle 21, secondo appuntamento con il regista Giorgio Diritti. Sarà l’occasione per indagare il tema del viaggio nella sua dimensione più intima e profonda.

Giorgio Diritti – regista, sceneggiatore e scrittore – è sicuramente una delle figure più interessanti del panorama cinematografico italiano. Con i suoi film Il vento fa il suo giro (2005), L’uomo che verrà (2009) e Un giorno devi andare (2012) ha ricevuto numerosi riconoscimenti come il Premio della Giuria Marc’Aurelio D’argento 2009 e il Miglior Film ai David di Donatello 2010.

Diritti dialogherà per l’occasione con Massimo Morelli, critico cinematografico bresciano, consulente per numerosi programmi e riviste dedicate al mondo del cinema.

I due, che vantano entrambi l’esperienza ad Ipotesi cinema – l’istituto per la formazione di giovani autori diretto e fondato da Ermanno Olmi – affronteranno il tema del viaggio focalizzandosi soprattutto sui temi della memoria, della ricerca delle proprie radici e delle modalità con cui tale ricerca può essere tradotta artisticamente. Verrà dato rilievo anche all’attenzione che il regista ha saputo dedicare agli incontri, alla modalità di costruzione delle identità dei luoghi e delle persone attraverso la cura delle relazioni.