Non è accettabile tenere i delfini in cattività. Rinchiusi nei delfinari.

A dirlo, ancora una volta, è il biologo marino Joan Gonzalvo che, con la ricerca “Delfini in cattività? Cinque principali motivi per non tenerli in una vasca”, dimostra come la vita naturale dei delfini non possa essere replicata in cattività.

Lo studio, diffuso nei giorni scorsi da Lav e Born Free Foundation, mette in evidenza le caratteristiche principali dei delfini in natura e valuta se queste possano essere soddisfatte in una situazione di cattività nei delfinari.

Il biologo evidenzia le principali caratteristiche dei delfini: animali intelligenti e con capacità cognitive, hanno consapevolezza di sé, una buona memoria e sono in grado di risolvere problemi complessi, sono predatori caratterizzati da un’alta mobilità e dalla capacità di spostarsi velocemente e di immergersi a grande profondità e che utilizzano in modi affascinanti il loro mondo tridimensionale.

Le relazioni sociali del loro gruppo originario hanno un ruolo di importanza primaria per la vita e il benessere di delfini, hanno capacità si assistere i loro simili in condizione di difficoltà e provare dolore emotivo e afflizione.

“Dobbiamo riconoscere”, spiega il biologo, “che i delfini sono esseri complessi e senzienti e tener conto dei loro bisogni fisici, fisiologici e comportamentali. L’idea di tenere i delfini in cattività è contraria ai più elementari principi di umanità e compassione e, come tale, deve essere respinta. Dobbiamo perciò considerare inaccettabile mantenere i cetacei in cattività a scopo di esposizione.

Esistono alternative ben più educative alle visite ai delfinari: non solo le attività di osservazione responsabile e controllata dei delfini, ma anche i sempre più diffusi programmi di “citizen science”, che offrono a cittadini o scienziati dilettanti l’opportuna di partecipare a progetti di ricerca e conservazione dei delfini, e di acquisire un’esperienza diretta in materia”.

Nel corso degli ultimi 15 anni, Gonzalvo ha trascorso più di mille ore di osservazione di gruppi di delfini nel loro ambiente naturale: un’esperienza che gli ha dato modo di verificare come nelle piccole vasche di cemento dei delfinari, i delfini siano costretti a sopportare i limiti etologici, sociali e di spazio della cattività.

In libertà, infatti, questi animali sono molto mobili, sono mammiferi in rapido movimento e profonda immersione, che spesso viaggiano per centinaia di chilometri. Inoltre, in natura i delfini formano reti sociali complesse, a differenza delle condizioni di prigionia nei delfinari, dove sono costretti in raggruppamenti sociali artificiali imposti dagli esseri umani.

“Le condizioni innaturali della cattività, dunque possono essere causa di stress per questi animali che in natura hanno una vita sociale ed emotiva complessa, come si evince dalle bellissime immagini ‘under water’ del video realizzato nell’ambito di un progetto di ricerca con l’Università di Zurigo da Dolphin Watch Alliance nelle acque dell’Egitto. – spiega Gaia Angelini, campaigner Animali esotici in cattività.

“I delfinari oltre ad imporre fortissimi limiti ai delfini, non hanno alcuna valenza educativa e formativa in quanto incompatibili con le complesse caratteristiche della vita libera: #Laveralibertà è in mare! Il nostro impegno non è solo quello di liberare i delfini dalle strutture che li tengono prigionieri, ma restituire ai grandi mammiferi acquatici il loro habitat naturale: il mare aperto, attraverso la creazione e la promozione di rifugi a mare”.

Dal 2014 la LAV è membro della coalizione europea DOLPHINARIA FREE EUROPE che nasce con l’obiettivo di lavorare insieme ad associazioni, professionisti e scienziati per creare un’Unione Europea (UE) libera dai delfinari.

Per saperne di più:
“Valutazione degli spettacoli con i delfini nei delfinari italiani. Gli spettacoli riflettono il comportamento “naturale” dell’animale e hanno qualche contenuto educativo? ”