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“Una comune passione” all’Auditorium Giovanni Arvedi, sabato 4 dicembre alle 18,30, è un momento di particolare rilievo per il Museo del Violino e per Cremona.

Una viola di Francesco Bissolotti (1929-2019) e un violino di Renato Scrollavezza (1927-2019), donati dagli eredi, entreranno ufficialmente nelle collezioni del Museo. Ad accoglierli il sindaco Gianluca Galimberti, mentre il conservatore Fausto Cacciatori ricorderà i due liutai insieme a Vinicio Bissolotti ed Elisa Scrollavezza, continuatori della lezione e dell’arte dei rispettivi genitori.

“I nomi dei due Maestri – spiega Fausto Cacciatori – sono centrali nella rinascita della liuteria italiana del Novecento. Le loro vicende percorrono la seconda metà del secolo; la loro lezione diventa riferimento forte e qualificato per intere generazioni di costruttori, loro allievi nelle scuole di liuteria di Cremona, Parma, Milano o semplicemente emuli del loro gesto creativo”.

L’esperienza e il significato dell’opera di questi straordinari artigiani – quasi dei pionieri, in anni difficili – rappresentano oggi esempi di consapevolezza e personalità, qualità e professionalità: caratteri originari e ritrovati di una tradizione che ha ormai assunto valore di espressione culturale internazionale”.

I due strumenti – che saranno suonati da Francesco Fiore e Sofia Manvati in una breve audizione – sono ognuno eloquenti delle abilità e delle passioni dei Maestri.

“Le viole sono, sicuramente, una delle tipologie di strumenti ad arco in cui il Maestro Francesco Bissolotti ha dato il meglio di sé – osserva il figlio Vinicio nella monografia dedicata al genitore – sia nella tecnica costruttiva che nella costante ricerca e sviluppo di nuove idee e soluzioni.

La variabilità delle dimensioni dello strumento gli ha permesso di realizzare e sperimentare alcune rielaborazioni mai avulse o scollegate dai modelli classici anzi, al contrario sempre concepite nel solco di una logica ed efficiente modernizzazione. Lo strumento donato al museo, realizzato nel 1988, è ispirato a quello costruito da Girolamo Amati nel 1615.Di sapore ancora cinquecentesco, è imponente, di notevole lunghezza e potenza sonora.

Il violino realizzato dal Maestro Renato Scrollavezza nel 1958 è, invece, un omaggio ad Antonio Stradivari. Lo strumento presenta un affascinante apparato decoramentale: sulle fasce ricorrono intarsi ispirati al famoso “Greffulhe” di Stradivari, la cui effige ritroviamo sul fondo dello strumento, nei tratti immaginati dal pittore Muilleron e resi celebri da una litografia di Hamman.

Il Maestro Scrollavezza era particolarmente legato a questo strumento, tanto da non volersene mai separare. Lo affidò invece a giovani musicisti, impegnati spesso in prestigiosi concorsi internazionali.

“La donazione al Museo – spiega la figlia Elisa – rinnova il legame tra il Maestro e Cremona, iniziato con la frequenza ai corsi della Scuola di Liuteria, proprio a Palazzo dell’Arte, consolidatosi con due medaglie d’oro, nel 1963 e nel 1965, in occasione rispettivamente del Corso di Restauro tenuto da Fernando Sacconi e della Mostra internazionale di strumenti ad arco, continuato nel segno della liuteria e delle amicizie, suggellato dalla mostra “Maestri”, al Museo del Violino, nel 2014”.

L’ingresso è libero e gratuito.

Francesco Bissolotti nasce a Soresina, in provincia di Cremona, nel 1929. La sua formazione culturale e lavorativa del maestro è particolarmente interessante, poiché egli nasce prima come intagliatore ed intarsiatore e solo in un secondo tempo apprende l’arte della liuteria. Si dedica inoltre allo studio del violino.

Nel 1957 si iscrive alla Scuola di Liuteria di Cremona, che frequenta per quattro anni diplomandosi nel 1961 sotto la guida di Pietro Sgarabotto. Negli stessi anni i liutai milanesi Giuseppe Ornati e Ferdinando Garimberti tengono a turno un corso di restauro presso la Scuola di Liuteria. Bissolotti segue con passione le lezioni. Alla sua formazione concorre in maniera determinante anche la collaborazione con Simone Fernando Sacconi. Apprende la tecnica costruttiva della forma interna, di cui Sacconi, che da tempo ne aveva attuato il recupero, gli svela tutti i segreti. Bissolotti compie così un viaggio nelle tecniche del passato per potersi sempre più proiettare nel futuro della moderna liuteria cremonese

Tra i tanti lavori condotti insieme anche il riordino del Museo Stradivariano, allora denominato Museo di Organologia e collocato al secondo piano del Palazzo dell’Arte, oggi sede del Museo del Violino. Dal 1965 al 1979 svolge funzione di conservatore. Alla ricerca ed alla costruzione affianca l’insegnamento, dal 1961 al 1983, presso la Scuola di Liuteria di Cremona.

Molti solisti ed ottimi musicisti suonano o hanno suonato con suoi strumenti: Salvatore Accardo; Simonide Braconi, Ivan Vukcevic, Dov Scheindling, Diego Pagin e tantissimi ottimi interpreti in tutto il mondo.

Renato Scrollavezza nasce a Castelnuovo Fogliani, un piccolo centro sulle colline fra Parma e Piacenza, nel 1927. L’amore e l’inclinazione verso la musica e il disegno lo portano, a quindici anni, a realizzare un mandolino da autodidatta, mentre il primo approccio alla costruzione di strumenti ad arco risale al 1944. Nel 1951, essendo venuto a conoscenza dell’esistenza della Scuola di Liuteria di Cremona, vi si iscrive, compiendo l’intero programma di studi sotto la guida di Peter Tatar. Frequenta anche i corsi di restauro tenuti da Ornati e Sacconi.

Trasferitosi a Parma, Scrollavezza apre nel 1957 un piccolo laboratorio presso la sua abitazione adiacente a Piazza del Duomo. A partire dalla fine degli anni ’50 beneficia dell’influsso della personalità e del lavoro di Gaetano e Pietro Sgarabotto. Fin dagli anni della scuola inoltre è un grande estimatore della liuteria di Giuseppe Ornati e Ferdinando Garimberti. Dai primi anni ’60, perfeziona proprio modello personale che non abbandona più.

Nel 1975 il Conservatorio Arrigo Boito di Parma decide di aprire una cattedra straordinaria di liuteria e Scrollavezza è chiamato come insegnante. La scuola è tuttora in attività nella Rocca di Noceto sotto la direzione della figlia. Nel 1980 decide di ritirarsi dalla professione per dedicarsi esclusivamente all’insegnamento e alla sua personale ricerca nella costruzione di strumenti.