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Brescia. La Vittoria Alata, una delle più straordinarie statue di epoca romana, ritorna a Brescia dopo due anni di restauro, condotto dall’Opificio delle Pietre Dure di Firenze. La grande statua in bronzo, simbolo della città di Brescia, amata da Giosuè Carducci che la celebrò nell’ode Alla Vittoria, ammirata da Gabriele d’Annunzio e da Napoleone III che ne vollero una copia. In tempi più moderni persino Topolino della Disney e la Centrale del Latte hanno cantato le lodi alla bella Vittoria. E’ difatti una delle opere più importanti della romanità per composizione, materiale e conservazione. Uno dei pochi bronzi romani arrivato integro nella sua statuaria bellezza sino a noi.

Un volo sconsolato quello della Vittoria Alata dall’Opificio fiorentino sino al Capitolium, dove venne rinvenuta nel 1826, è difatti arriva in città in piena emergenza covid19, infrangendo, per ora, i sogni dell’equipe di archeologi, storici, restauratori, sostenitori, enti pubblici e museali che in questi anni hanno lavorato per riportare le bella Vittoria bronzea all’antico splendore.

Sino a nuove disposizioni il nuovo allestimento museale e l’inaugurazione nella cella orientale del Capitolium a cura dell’architetto Juan Navarro Baldeweg, rimarrà chiuso al pubblico sino a nuove disposizioni. Ci dobbiamo accontentare delle fotografie e dei video realizzati in tutta la fase del restauro e ricollocazione.

La storia del ritrovamento di questa ineguagliabile opera bronzea risalente al 1° secolo dopo Cristo, ci riporta al 1826 durante gli scavi archeologici al tempio romano di Brescia, condotti dai membri dell’Ateneo di Scienze Lettere e Arti e supportati da una sottoscrizione pubblica. Procedevano ormai da diversi mesi, in un clima di grande soddisfazione per la scoperta del Capitolium e di alcuni suoi arredi.

Il 20 luglio, tra il muro di una delle grandi aule del tempio e il colle stesso, venne scoperto un insieme di bronzi straordinari per bellezza e per quantità. Primo tra tutti una statua poco più grande del vero di una figura femminile, con le braccia staccate e poste lungo i fianchi.

La statua era protetta da almeno 85 cornici in bronzo lavorate; vicino alla testa furono ritrovate due grandi ali, una sopra l’altra, mentre lungo il fianco e vicino ai piedi erano riposte cinque teste, ritratti di imperatori romani, una statua più piccola in bronzo dorato e il pettorale di una statua equestre. Il giorno seguente si procedette all’estrazione delle opere dal terreno. Alla presenza dell’archeologo Luigi Basiletti, venne prelevata per prima la grande statua della Vittoria, dal cui interno fuoriuscirono altre cornici e si scoprirono così molti altri bronzi: una testa femminile, il braccio di un’altra statua, un altro pettorale di cavallo, altre cornici e oggetti più piccoli e di difficile interpretazione.

Dopo varie vicissitudini e fughe durante i conflitti, dal 1998 la Vittoria Alata era stata esposta nel Museo di Santa Giulia, all’interno della sezione dedicata all’età romana, accompagnata dagli altri numerosi oggetti di bronzo che furono ritrovati assieme a lei nel 1826 durante gli scavi del tempio capitolino.

Il nuovo allestimento riporta ora la Vittoria Alata all’interno del Capitolium, in prossimità del luogo dove è stata rinvenuta. Una sala a lei dedicata che ne esalta la bellezza, la forma, l’importanza nei minimi dettagli. Collocata ad un altezza, sopra un cilindro di marmo di Botticino, in maniera che il suo sguardo si incroci con quello del visitatore.

In programma dal 2020 al 2022 da una serie di iniziative che celebreranno, non solo il ritorno della statua alla sua originale bellezza, ma ridaranno vita alla lunga storia della città.

Prima però serve una “vittoria” sul coronavirus!