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Travagliato (Brescia) – La Cooperativa Sociale Onlus “Il Vomere” di Travagliato condivide l’abbraccio temporale di due annate attraverso la pubblicazione di un inserto monografico, posto all’interno dell’edizione del locale periodico parrocchiale.

L’affermata tradizione editoriale de “L’Eco di Travagliato” ha accresciuto la propria caratura comunitaria, mediante uno spazio utile a porsi, in questo numero, come vettore di una serie di informazioni relative a tale qualificata realtà sociale, indirizzata all’aiuto verso le persone in difficoltà, secondo l’apprezzato mandato solidaristico riservato, in particolar modo, a vari livelli di disabilità, nelle persone che sono rispettivamente seguite nel CSE (Centro Socio Educativo) e nel CDD (Centro Diurno Disabili).

Portavoce di tale benefica istituzione è, nella persona del suo presidente, Marco Menni che, fra le pagine dell’accennata pubblicazione, rapportata al 2017 nell’incontro con il 2018, introduce il testualmente scritto “resoconto di un anno di attività” per il tramite di una serie di considerazioni ispirate alla riconoscenza verso quanti hanno contribuito alla riuscita dei risultati raggiunti: “i volontari”; “i famigliari e i genitori del Vomere”; “gli operatori” in forza alle strutture preposte; “il Comune di Travagliato”; “la fondazione Cariplo e la Regione Lombardia”; “gli Alpini e le associazioni di volontariato”.

Trattasi di una rosa di sinergie, sbocciata ad effetto, nel concreto perseguimento della nuova sede della Cooperativa stessa, al civico 3 di via Lograto di Travagliato, contestualmente alla laboriosa realizzazione di un libro illustrato, attestante la storia di questa progressiva esperienza filantropica, documentata dai primordi, fino all’eccellenza del presente, riservando debita visibilità, fra l’altro, anche all’iniziativa di una mostra collettiva, coinvolgente i generosi artisti che hanno abbellito gli spazi dell’ormai subentrata struttura, con la donazione di opere, frutto della propria maestria creativa.

A proposito della riuscita mostra “Vomere in arte – La gioia di vivere oltre la diversità”, il prof. Giovanni Quaresmini ne ritrae, presentandoli in distinti gruppi compositivi, quella sintesi di più contributi espressivi che sono diffusamente raccolti anche nelle memorie custodite nel libro “Nuovo Centro Diurno per Disabili” di cui è l’autore, nel prodotto editoriale realizzato dalla “Compagnia della Stampa”: “(…) Le opere degli artisti sono sessanta e possono essere suddivise per ambiti: Paesaggio, tra silenzi e percezioni ambientali e liriche che irradiano serenità, come dono desunto dal mondo: Lorenzo Bacchetti, Fiorenzo Bissolotti, Franco Bocchi, Mario Cattaneo, Rifat Gorkan Koray, Claudio Lorandi, Giovanni Marelli, Simo Nygren, Paolo Petrò, Vittorio Politi, Giuseppe Scalvini, Innocente Battista Tironi, Serafino Zanella, Luca Zogno ed Elisabetta Zorzi; Tra figurazione ed emozione, memoria e ricordi, viaggi, giochi di fanciulli: Riccardo Abeni, Enrico Bussi, Vincenzo Carera, Luigi Casermieri, Michel Della Vedova, Mario Emilio Ferrari, Roberto Formigoni, Bruna Gelpi, Mario Meneghini, Romana Romeo Zmitkova, Cento Rossi, Amneris Rossini, Angela Simula, Laura Zani e Tiziana Zini; Tra realtà ed astrazione immaginifica, anche nell’allegoria della speranza: Pierangelo Arbosti; Enzo Archetti; Ennio Bastiani; Giorgio Guaini; Elisa Taiola, Angelo Uboldi e Kobler Sinardi; Nel segno inciso ed ascendenza grafica, tra osservazione della vita e impulso dell’anima: Luigina Boemi, Giusy Lazzari e Giovanni Zinelli; Tra astrazione e ricerca cromatica (ricordando Tristan Corbière: “Non bisogna mai dipingere ciò che si vede, ma unicamente ciò che non si è mai visto, né si vedrà mai”): Egidio Duina, Ivan Garrini, Giorgio Manenti, Franco Paterlini, Riccardo Pezzoli, Luigi Tedeschi, Pietro Tramonta, Elena Uboldi e Claudio Zoni; Rielaborazione dei codici visivi della nostra contemporaneità: Edoardo Stramacchia; Opere che si delineano come poesia floreale (Ricordando Dante: “Tre cose ci sono rimaste del Paradiso: le stelle, i fiori e i bambini”): Cornelia Calzavacca Franzini, Marta Mai, Ornella De Rosa e Tomaso Maggini; D’atmosfera metafisica, a sottolineare l’incomunicabilità di oggi (l’uomo è connesso con tutti, ma disconnesso dai rapporti autentici): Giacinto Cargnoni; Pittura informale che rimanda al visitatore il compito della decodifica della chiave di lettura dell’opera: Eugenio Mombelli; Opera d’ascendenza Dada, movimento artistico che aprì la strada per uscire da un’arte mimetica, a favore del processo mentale: Pier Roberto Bassi, Anna Maria Matone; Pittura dal battito emotivo, tridimensionale, a sottolineare la poetica del fare: Rosangela Zipponi, Giuseppe William Vezzoli. Infine, all’ingresso del Vomere, accoglie i visitatori la vetrata, opera di Oscar Di Prata, donata da Angelo Lumini. Ancora un grazie a tutti i donatori”.

Tale pluralità, costituita da differenti e personali carismi ideativi, sembra collimare, nel significato di una somma di opportunità, con l’auspicio di Caterina Galdini, presidente della “Associazione Genitori e Parenti del Vomere”, espresso nello scrivere, fra l’altro, che “(…) Una casa comune di tutti, come ogni casa, come ogni famiglia, ha i suoi lati belli, i suoi problemi. Vorremmo, per esempio, avere maggiore partecipazione attiva da parte di tutti, così che il lavoro sia più condiviso. Per questo, chiediamo sempre partecipazione e cooperazione, al fine di essere più incisivi e attivi, nel portare a termine la nostra progettualità. (…)”.

Tra le otto pagine dell’inserto, ad incidere nella storia de “Il Vomere”, è pure il lascito della testimonianza posta a sviluppo del titolo, messo in capo alla testualmente introdotta riflessione, “Alpini e Vomere sempre assieme”, dove, nel merito di una costante operatività di sostegno logistico, è ribadito pure che “(…) fin dalla costruzione della vecchia sede, gli Alpini si sono spesi per un concreto aiuto a quella che, ormai, può dirsi una delle realtà di maggior rilievo sociale nel paese e, forse, dell’intero territorio bresciano. Assieme agli alpini di Travagliato tanti altri sono i Gruppi ANA che garantiscono il loro supporto al Vomere e che, speriamo, anche in futuro possano continuare a farlo (…)”.

Centrale, nella funzionale evidenza di questa pubblicazione, distribuita in allegato a “L’Eco di Travagliato”, per la stampa della tipografia “ELC” di Emilio Lancini, è l’interessante esperienza educativa relazionata dal coordinatore dott. Luca Gorlani, nel merito della “Inclusione sociale delle persone disabili: azione che migliora la vita di tutti”, nello specifico della quale, mediante il propositivo resoconto di alcune iniziative promosse con la collaborazione di alcuni professionisti ed esercenti locali, è pure sottolineato che: “(…) Le persone con disabilità possono essere così intese, come portatrici di valore sociale, culturale e relazionale che non deve disperdersi dentro e fra ognuno di noi. Vascelli carichi di speranza per tutti , una speranza piccola, leggera, usabile, spendibile e praticabile. Una speranza per tutti, di poco prezzo e che mette insieme piccoli passi utili per chiunque”.

(Nella foto: in primo piano il sindaco di Travagliato, Renato Pasinetti, durante l’inaugurazione della nuova sede della Cooperativa).