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Mantova – Presso la Galleria Arianna Sartori di Mantova, nelle sede di Via Ippolito Nievo 10, venerdì 8 febbraio, alle ore 17.00, verrà inaugurata la mostra “Infinite varie inusitate posture” sculture e disegni dello scultore bresciano Ilario Mutti, patrocinata dal Comune di Mantova, Comune di Rezzato e Comune di Calvisano. All’inaugurazione della mostra che rimarrà aperta fino al 28 febbraio, sarà presente l’artista.

Di dell’artista la professoressa Marta Mai: “Ilario Mutti, persona generosa e sempre disponibile, quando agisce artisticamente trasferisce nelle sue opere la sua indole, che tutto e tutti rispetta nella loro unicità ed espressività.

Le infinite, varie e inusitate posture dei suoi soggetti, che attirano, stupiscono, interrogano e suscitano concordi consensi per la perizia tecnica e la vis creativa, secondo la nostra lettura sono metafora dell’umanità, che nelle singole e irripetibili sue manifestazioni, sia somatiche che emotive, sempre richiama l’uomo.

Pertanto, se i cavalli di Ilario Mutti, comunque si propongano, rimandano sempre al concetto di cavallo, così ogni uomo (simbolizzato nel cavallo), comunque lo si localizzi nel tempo e nello spazio, e comunque si esprima, sempre è da ricondurre al concetto astratto di uomo, al di là del messaggio particolare che ogni singola opera fissa e trasmette.
Inoltre, se il cavallo/uomo di Ilario Mutti dice della fatica del vivere, delle difficoltà dei rapporti sociali, della tensione costante per tendere alla realizzazione responsabile di sé, la figura femminile – altro soggetto privilegiato – è l’alter ego che completa l’uomo, equilibra le sue ansie, lo conforta, gli dà amore, e accoglie nel grembo il suo seme fecondatore, che genera la vita.

Ci piace protrarre la nostra lettura – che vuole l’Artista ideale propugnatore di un mondo armonioso, che si conquista con caparbietà – riconoscendo nei due soggetti da lui privilegiati (cavallo/uomo e donna) caratteristiche, che s’incontrano e convivono in ogni essere umano, fatte salve le prerogative del genere e l’unicità di ciascuno.
Quando l’espressione artistica di Ilario Mutti supera gli spazi predisposti per le esposizioni, si aprono le piazze: qui, sparsi per tanta parte della terra bresciana, troneggiano i suoi monumenti, che contagiano generosità o suggeriscono una preghiera in ossequio alla nostra tradizione religiosa.

Avanza un discorso di fratellanza e collaborazione tra gli uomini o di aderenza alla nostra cultura, che ci aggrega e si consolida quando l’artista indugia sulle mani, classico simbolo di partecipazione affettiva e di intervento concreto.

In sintesi, la produzione di Ilario Mutti, che è di grande spessore – e che non fa riferimenti a nessuno, perché l’artista non è allineato a correnti – è il risultato di doti naturali, educate con studi classici e confermate con continue e costanti sperimentazioni, e sorrette da profondo pathos individuale.

Si esprime in scultura con opere in marmo di Carrara o fuse in bronzo, secondo procedimenti a cera persa, e con terrecotte trattate secondo tecnica semire, presentate grezze o patinate; si esprime altresì nella grafica, e sempre con comunicazioni che raccontano lo sforzo di superare il disorientamento della Contemporaneità, per tendere a costruire valori personali e acquisire sicurezze con cui progredire e crescere in umanità. Infatti, l’artista Ilario Mutti, convinto che il bello può migliorare il mondo, ce lo offre, e non solo per goderne esteticamente, ma anche per riflettere e ambire ad armonia interiore da diffondere”.

Pensiero e forma.
Questo invece è quanto afferma di Agostino Garda
: “Da Calvisano a Rezzato in un ideale, breve, segmento da sud a nord si traccia il percorso di vita di Ilario Mutti, fermandosi a Brescia negli anni di studio al Foppa. Una Brescianità, quindi, sostanziata da quel sempre citato, e non ancora sufficientemente compreso, mondo contadino: emblema di solidità e scrigno di valori. Scampolo di terra che regala al giovane Ilario maestri d’importanza quali Cottini e Zuppelli. Se questa è la geografia anagrafica, ben più ampio è il respiro d’arte di questo affermato scultore che, di quando in quando, indugia pure nella grafica ma non per farne bozzetti, bensì per sperimentare altra forma d’espressione. Credo che il mondo e la sua vita, somma delle vite di ciascuno, procedano per armonizzazione, ricomposizione degli opposti ed anche rincontro con Mutti e la sua arte lo confermino. Lui bonario, perfino fisicamente incline alla mitezza, colloquiale e le sue sculture invece prorompenti, forti, caratterialmente tanto decise da fuggire indulgenze di leziosità. Di sé dice: -Tuffo le mani nella terra, mi scotto le dita con la cera…-, perché modella la cera prima della fusione in bronzo ed impasta creta per il cotto. Cera e terra per la plasticità, bronzo per il sempre, l’eternità sarebbe troppo. È meticoloso e quando la cera, prima della colata bronzea non è perfetta, ripete ed aggiusta, perché i suoi pezzi devono essere unici: cavalli e donne, o meglio “il CAVALLO” e “la DONNA” perché l’intento riuscito è di giungere all’essenza”.

Riflessioni sull’arte di Ilario Mutti di Ottavio Borghi: “(…) Pure rispettando rigorosamente l’anatomia dei modelli, rappresentati principalmente dalla figura muliebre e da scene equine, che assieme costituiscono dei veri ed impegnativi banchi di prova per ogni scultore. Mutti agendo con perfetta arte supportata dalla grande abilità esecutiva, realizza combinazioni ed accostamenti di figure che alla fine sembrano estratte dal cilindro magico di un prestigiatore. Nella realtà sia operando nei piani alti dell’arte correndo su di un filo posto ai confini delle leggi fisiche, della realtà e della logica portando le sue opere quasi al di sopra della verità materiale. (…)”.

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