Dopo il successo della prima edizione del laboratorio “Imparare a raccontare”, tenuto dall’attrice Lucilla Giagnoni a Leno lo scorso dicembre, la Scuola “Il Teatro di Desiderio” propone la nuova edizione del fortunato stage: “Imparare a raccontare 2.0”.

Non è sempre facile parlare di noi agli altri. Significa analisi profonda su se stessi. Prima di raccontarsi bisogna, infatti, conoscersi, quindi ripercorrere fatti ed emozioni, positive e negative, dare agli eventi un significato e accettarsi. Solo allora inizia la fase “esterna”, cioè del racconto.

Raccontare è creare una vera e propria storia, la propria storia. Scegliere un linguaggio per veicolare i propri sentimenti, per raccontarsi appunto. Dal 6 all’8 Giugno Lucilla Giagnoni, docente di teatro, conduce uno stage intesivo all’interno del Teatro di Desiderio, per insegnare a veicolare la propria interiorità e saperla esprimere.

Il corso è rivolto non solo a chi calca il palcoscenico, ma anche a coloro che hanno fatto della parola e della comunicazione il proprio lavoro.

Un percorso che, prima di tutto, Lucilla ha condotto su se stessa, fin dalla giovinezza. “Scoprire ciò che si vuole dalla vita non è fondamentale. Quello che mi ha salvata è stato, piuttosto, rendermi conto di ciò che non avrei mai voluto fare” sottolinea l’attrice.

Dopo il primo anno di Lettere Lucilla, stanca di quella valanga di meri contenuti e teoria, abbandona l’università e si da completamente al teatro. Accolta a soli 19 anni nella prestigiosa Bottega di Gassman, a Firenze, per un periodo l’attrice accetta di lavorare per una compagnia teatrale all’epoca molto in auge, scelta basata sulle prime velleità di fama che segna, però, pesantemente la vita di Lucilla.

“Era teatro senz’anima, su ordinazione, l’importante erano gli incassi. Io avevo lasciato gli studi accademici per dedicarmi a qualcosa di vero, di tangibile con me stessa e invece mi ritrovavo a recitare su ordinazione, su testi insignificanti. Era come prostituirsi e così sono caduta nel tunnel dell’anoressia”.

Un’esperienza terribile che, tuttavia, indica a Lucilla la vera strada da seguire. Il teatro che aveva sempre sognato, quello delle passioni e della creatività, la vera sua passione. “Il teatro per me era ed è tutto. E’ la passione che fuoriesce dal corpo, sono le paure che vanno in scena e che sei obbligato ad affrontare! Il teatro è un duro lavoro su se stessi, a tu per tu con le proprie debolezze, è un esercizio sulla propria persona e sulle relazioni con gli altri”.

Laura Simoncelli
Dopo il diploma di liceo scientifico, si laurea all’Univeristà Cattolica di Brescia nel 2004 in Lettere e Filosofia. Collabora con Fondazione Civiltà Bresciana e Bresciaoggi con stesura di articoli sportivi, cronaca e tempo libero. Dal 2004 al 2017 fa parte della redazione di popolis. E’ docente di italiano e storia presso le scuole medie e superiori