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I miei giorni “cinesi” scorrono veloci… forse anche troppo. Mi sto rendendo conto che documentare le differenze tra Italia e Cina mi richiederebbe uno sforzo letterario immane. E considerato che la scrittura rende liberi, in piena libertà decido allora di cambiare le carte in tavola, o meglio di cambiare gioco. Vi ricordate il monopoli? Ebbene mi confronterò ora con alcuni degli “imprevisti” e delle “probabilità” cinesi.

Mattei_cina6Scaramanzia: sulle targhe cinesi è davvero raro, al pari di trovare un quadrifoglio in un prato, il numero quattro. “Quattro” in cinese si scrive esattamente come la parola “morto”. Cambia solo nella pronuncia il tono utilizzato. Al riguardo dovete sapere che in Cina utilizzano correntemente quattro toni e ogni singola parola può quindi assumere quattro significati diversi. Ad esempio la parola “wa” può indicare alternativamente bimbo, rana, calze o piastrella a seconda del tono usato.

ForCina6_1Capirete che non è per niente facile distinguere i toni per chi non ha “orecchio”. L’unico italiano che potrebbe riuscirci senza difficoltà è forse Vasco Rossi. Pensate infatti con quanti toni diversi il “Blasco” pronuncia l’interiezione “eh” nelle sue canzoni. Mirabilmente riesce a costruire un testo composto da poche parole infarcito di “eh” che riescono comunque a trasmettere emozioni e sentimenti diversi. Ma torniamo alle targhe…

Quando un cinese deve far immatricolare un veicolo, solitamente richiede espressamente di escludere il numero quattro ritenendolo, per via dell’associazione con la parola “morto”, di cattivo auspicio. Viceversa i cinesi sono disposti a pagare dei “salati” supplementi per ottenere sulla targa e possibilmente anche nei propri numeri telefonici uno o più numeri “otto” (più se ne vogliono più si paga…). Il numero otto è considerato dai cinesi un numero da esibire in quanto ritenuto propizio per la ricchezza.

In Cina un corvo o una cornacchia che plana nelle vicinanze di una persona e la luna piena temporaneamente occultata dalle nuvole sono segni forieri di cattivi presagi. Mentre il numero 17 lascia i cinesi del tutto indifferenti. Un gatto nero che attraversa la strada, considerata la rarità dei gatti in Cina, non può che essere invece un “miraggio”.

Paniere dei prezzi: i prezzi in Cina seguono una loro logica che va in parte rapportata agli stipendi percepiti dai cinesi. Un operaio guadagna circa 300 euro al mese. Un impiegato di livello medio alto può arrivare a 800/900 euro mensili. Rapportati al nostro metro di misura alcuni beni e servizi costano decisamente meno. La benzina ad esempio costa circa 1 euro, una singola corsa sul pullman 30 centesimi, noleggiare la bici per 1 ora 15 centesimi, 10 km in taxi poco più di 4 euro, mangiare bel buon pesce in un ristorante circa 15 euro.

ForCina6_4Di contro il caffè espresso, ammesso di trovarlo, può costare anche più di 6 euro, il cono gelato, il biglietto del treno, il pedaggio in autostrada, il servizio lavanderia e i prodotti tecnologici “originali”, telefonia in testa, hanno prezzi sostanzialmente allineati ai nostri. La prima volta che sono stato in un supermercato ho preso un abbaglio. In Cina moltissimi prodotti sono confezionati in mono mini porzioni e vengono venduti a peso e non al pezzo. Ad esempio le merendine, i budini, gli snack e via discorrendo.

Questa circostanza consente al consumatore di scegliere e acquistare i prodotti graditi nelle quantità e gusti desiderati. Il prezzo esposto al pubblico mi era parso davvero molto conveniente. Al momento ho stimato un risparmio significativo, di oltre il 50% rispetto all’Italia. Solo dopo l’acquisto ho scoperto mio malgrado che i prezzi sono rapportati all’unità di peso comunemente utilizzata in Cina e che questa ultima non è il chilogrammo come pensavo, ma bensì i 500 grammi. Ed ecco in un soffio svanita la grande convenienza.

Medicina: in Cina nelle farmacie a fianco dei farmaci di derivazione chimica se ne trovano svariati di origine animale e vegetale che noi definiremmo “omeopatici”. Per lenire un fastidioso dolore alla spalla che mi ha accompagnato come sgradito bagaglio dall’Italia e che probabilmente mi sono procurato con improvvidi tentativi di parata effettuati nel corso delle partite domenicali a calcetto, mi sono rivolto ad un farmacista locale, richiedendo la cura più idonea. Come panacea, mi sono ritrovato in mano una bottiglietta di olio di colore rossastro conosciuto come “olio di tigre” o “olio di drago”.

Rientrato in hotel, dopo una rilassante doccia, confidando nella millenaria medicina cinese, l’ho abbondantemente cosparso nella zona dolorante. Il farmacista si era raccomandato che il massaggio proseguisse fino a quando avrei sentito caldo. Ritardando l’effetto previsto ho pensato di aggiugere altro olio spalmandolo con ulteriori insistiti massaggi. Proprio quando pensavo che il ritrovato medicamentoso fosse del tutto inefficace ho iniziato finalmente a sentire l’eco di un calore. In pochi istanti ho temuto che la spalla prendesse fuoco e tutto mi è divenuto chiaro.

ForCina6_7L’olio si chiama della tigre, per via dei ruggiti felini che provoca quando si attiva, o del drago per via del calore intenso che trasmette, un po come se vi investisse una fiammata ravvicinata scagliata da un mitologico drago. Sarà forse dovuto all’effetto placebo o al calore che ha mandato in tilt i recettori del dolore, ma effettivamente il giorno successivo la mia spalla pareva avere tratto beneficio dalla cura. E beneficio ne ha tratto anche il bilancio del farmacista al quale mi sono poi nuovamente rivolto per acquistare altre confezioni di olio da regalare poi a parenti ed amici al mio rientro in Italia.

Mortalità: vi è mai capitato di sentire qualcuno che avanza dubbi sulla mortalità cinese? Da noi, nonostante una significativa presenza cinese, non si vedono ne affissioni di annunci funebri, ne necrologi con nomi cinesi e nemmeno funerali cinesi. Questa circostanza nel tempo ha alimentato le più improbabili supposizioni circa il destino delle salme cinesi che per buongusto mi asterrò in questa sede di elencare. Una cosa è certa, anche in Cina purtroppo si muore. Solo che i cinesi non hanno il costume di affiggere annunci funebri o pubblicare necrologi.

Quando purtroppo si verifica un lutto, i parenti in forma riservata informano per le vie brevi amici e conoscenti. Il lutto si protrae per ben 7 giorni al termine dei quali il corpo del caro estinto viene cremato e le spoglie conservate. Che ne dite, non è quindi ragionevole ritenere che anche in Italia i cinesi si comportino allo stesso modo? O no? Se la mia spiegazione non è stata convincente, non mi rimane che lasciarvi con i vostri dubbi al riguardo. Ognuno di voi si darà in merito le proprie risposte…

Zai jian.

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Giuseppe Mattei
Valtrumplino. Laureato in giurisprudenza, prima ancora bancario. Vanta velleità letterarie e artistiche, infatti scrive e scolpisce (legno) solo a tempo perso... Coniugatosi nel secolo scorso è padre di quattro figli: Serena, Letizia, Michele e Luca. Ovvero i soli "pezzi unici" davvero ben riusciti.

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