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Dalla nostra inviata Anabella Masu

Stamattina al nostro risveglio il gruppo si era allargato ulteriormente, Annalisa e Orietta si sono aggiunte a noi verso mezzanotte. Il mattino mentre qualcuno era euforico per la vittoria del cavallino rampante (ndr: buhh) un piccolo gruppo capitanato da Stefano ha optato per la messa in cattedrale. Annalisa, Giancarlo e Orietta si sono ritrovati a seguire l’entusiasmo di Stefano, una salita dopo l’altra fino al centro storico della città (ndr: Quito).

Mentre qualcuno andava quindi alla scoperta dei tesori di Quito c’era chi in albergo litigava con il pc, chi riordinava appunti e qualcuno era già con la mente a lunedì pensando al lavoro da fare. Per un piccolo disguido tecnico siamo rimasti tutti senza pranzo, un caffè veloce e Beppe Tonello ci ha caricati sul suo pulmino e ci ha scarrozzati per la città mostrandoci le sue meraviglie e le sue miserie.

Il pomeriggio è stato molto vario, siamo passati dal fare gli equilibristi sulla linea dell’equatore ad affacciarci ad un cratere spento al cui interno si trovano ora le coltivazioni di molti campesinos, dall’ammirare il Pucara en Rumicucho, una fortezza del tempo degli Incas, sulla strada tra un posto e l’altro la miseria ecuadoriana ci colpiva con una violenza inaudita, quartieri poverissimi, bambini sulle strade e questo è solo quanto si può osservare dal finestrino di una macchina.

La stanchezza ci ha dato poi tregua solo per una cena veloce, poi ha di nuovo preso il sopravvento e ognuno di noi si è arreso senza combatterla nemmeno.