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Oggi partiamo per un classico degli itinerari parmensi: il lago Santo e il monte Marmagna.

La giornata promette decisamente bene; il vento che si è sollevato ieri sera ha spazzato via le ultime nuvole lasciate dal temporale pomeridiano. Guardando all’orizzonte, il cielo è terso e in lontananza già intravedo i profili delle “mie” colline.

Il Lago Santo si trova nel cuore del Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano. Il nostro punto di partenza è il Rifugio Ladgei, che è anche centro informativo del Parco e si trova a 1265 metri.

Lasciata l’auto nell’ampio parcheggio, facciamo il pieno di energia concedendoci un’ottima torta al cioccolato nel bar del rifugio… avremo modo di smaltire le calorie di questo dolcetto nelle ore successive!!

Da qui, zaino in spalla contenente lo stretto necessario (acqua, un panino e l’impermeabile), ci inoltriamo nel bosco sul sentiero CAI 727, seguendo successivamente l’indicazione del sentiero 723-direzione Lago Santo. Scegliamo questa strada perché è la più breve, in 40 minuti ci porta alla conca del lago.

Il sentiero sale subito deciso, tra sassi e gradoni, in una splendida abetaia che presto si muta in faggeta.

D’estate offre un fresco riparo dal sole, ma è in autunno che da il meglio di sé. Mille sfumature accese di rosso, arancio e giallo sono i colori che dominano questo bosco; le foglie cadute sul sentiero creano un morbido tappeto su cui camminare e gli alberi, ormai quasi spogli, lasciano intravedere il cielo azzurro.

Con un po’ di fiatone (ma a noi piace andare sempre al massimo!), giungiamo sulle sponde del Lago, a 1500 metri di altitudine, il più vasto lago glaciale della provincia di Parma e dell’Emilia-Romagna. Si specchiano nelle sue acque le cime dei monti Orsaro, Braiola, Marmagna e Aquilotto, che ne fanno una cornice di straordinaria bellezza.

Qui troviamo il Rifugio Mariotti, che prende il nome dell’On. Giovanni Mariotti che nel 1929 ne inaugurò il restauro. Come ricorda una lapide eretta sul muro del rifugio, nel 1944 fu anche assediato dai fascisti in cerca di un gruppo di partigiani che si erano nascosti qui.

Non so spiegarne il motivo, ma i laghi mi hanno sempre affascinato e questo non è da meno. L’aria che si respira è fresca, i profumi della vegetazione sono intensi e non contaminati dalle attività dell’uomo. L’acqua è limpida e ricca di pesci; alcuni bambini, liberi dalle regole della città, giocano entrando in acqua senza pericoli. Ogni volta che ritorno è sempre una gioia immensa poter ammirare questo spettacolo.

La nostra passeggiata non finisce qui e costeggiamo le sponde del lago. Lungo la via, ogni tanto scopriamo delle piccole sculture intarsiate nelle rocce, opera di un bravo quanto simpatico artista. Poco prima di raggiungere nuovamente il sentiero 723 in direzione del Monte Marmagna, troviamo anche una fonte e, poco più in là, una cascatella che alimenta il lago.

Ci lasciamo lo specchio d’acqua alle spalle e, passato un primo tratto di rocce e lastroni (che richiedono un po’ di attenzione ma comunque accessibili), il percorso si fa più dolce e in breve usciamo all’aperto, seguendo il corso di un piccolo rio.

Dalla radura possiamo vedere, di fronte a noi, la cima del monte Aquilotto e, nelle giornate più limpide, è possibile scorgere il profilo delle Alpi. Anche qui i colori più belli si vedono in autunno, quando la prateria di mirtilli si tinge di rosso. Giungiamo così sul crinale, alla Sella che congiunge l’Aquilotto con il Marmagna.

Lo spettacolo che ci troviamo di fronte è impagabile: il crinale ti offre la splendida vista dell’Appennino emiliano da una parte, e di quello toscano dall’altra. E li, oltre le montagne, ecco che lo sguardo arriva fino al golfo di La Spezia, dove è ben visibile il promontorio di Porto Venere e la Palmaria. Fantastico!!!

Il vento è sempre abbastanza forte, ma questo non impedisce ai tanti camminatori di sostare per un po’ di riposto. Siamo a 1726 metri.

Ormai pochi passi ci separano dalla vetta. Proseguiamo sul sentiero 723 che, in modo agevole, porta sulla cima offrendo una bella vista della conca del Lago.

Due ore dopo aver lasciato il rifugio Mariotti, siamo finalmente sulla vetta del Marmagna, a 1852 metri, il punto più alto della zona. Una grande croce in ferro alta 10 metri e la statua di una Madonna sono lì a proteggere la montagna e suoi visitatori dal 1901.

Anche da qui la vista della Liguria e del suo mare è spettacolare; facciamo qualche (a dir la verità…tante) foto e poi finalmente troviamo un posto tranquillo lungo il crinale che si affaccia verso la Lunigiana per aprire i nostri zaini e goderci il meritato pranzo. Rimaniamo ancora un po’ qui a goderci il panorama, il sole caldo e la pace che si respira.

La bellezza di questi monti risiede nella straordinaria bellezza delle sue cime e nella conformazione delle rocce che ne fanno un luogo ideale per camminare. Si può trovare una vegetazione varia e non è raro scorgere anche gli animali che popolano la zona, come caprioli e poiane. I sentieri sono ben curati e segnalati; la zona è attrezzata per accogliere escursionisti e turisti di ogni livello e in ogni stagione.

Il sentiero che porta al Lago Santo è accessibile sia in estate che in inverno con la neve, è sufficiente indossare uno scarponcino impermeabile. Anche la vetta del Marmagna è raggiungibile in inverno, ma servono necessariamente le ciaspole.

E’ ora di iniziare la discesa. Decidiamo di seguire il sentiero 00 che conduce al Monte Braiola, Monte Orsaro fino alla Sella del monte Fosco, dove intercetta il sentiero 725A che scende fino al Rifugio Lagdei.

Cosa dire…la soddisfazione di una giornata magnifica e il panorama che si gode dalla cima valgono decisamente la sveglia presto e un po’ di fatica!

 

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Daniela Iazzi
Cremonese di origine, studentessa a Milano e residente a Fidenza. Frequenta la Bocconi e si specializza in Arte, cultura e comunicazione. Lavora dal 2005 presso la Fondazione Dominato Leonense di Leno, dove promuove la storia del Monastero benedettino “Ad Leones” e attività di promozione del territorio.

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