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Malacarne trova la luce nell’acqua. Trattasi dei dardeggianti riverberi cromatici immortalati nella sua arte pittorica, in modo da apparire suggestivamente attraversati da quella luce sfavillante che, nel fluido elemento primordiale, coglie la sede naturale di un proprio ulteriore ed affascinante risalto esponenziale.

Una dozzina di tele ad olio, dimensionate in un formato importante, a parte una, volutamente intelaiata nell’esatto opposto rispetto alla più ricorrente misura utilizzata, strutturano il ritorno di questo artista mantovano nella civica “Galleria Bosio” di Desenzano del Garda, in prossimità del porticciolo di tale caratteristica località lacustre, mediante un’iniziativa espositiva propria delle giornate associate dal 2021 ad un pubblico evento attrattivo che, dopo l’iniziale sviluppo della mostra in maggio, va ad interessare, dell’incipiente corso di giugno, il prosieguo della manifestazione, fino alla conclusione di domenica 13 giugno.

Con ingresso libero e gratuito, la mostra dal titolo “La soglia dell’acqua” di Claudio Malacarne è visitabile di mattina e di pomeriggio, sia il sabato che la domenica, dalle ore 10.30 alle ore 12.30 e dalle ore 16.30 alle ore 20.00, mentre durante la settimana, ad eccezione del lunedì che è di chiusura, l’apertura si alterna nella sola mattinata, tanto il martedì quanto il mercoledì, come pure, in loro alternativa, nella fascia oraria tardopomeridiana, ascritta, invece, al giovedì ed al venerdì.

Le opere, allestite nella mostra gardesana, sono parte della produzione più recente di questo pittore del quale, Maria Laura Perilli delle “Gallerie Triphè Roma e Cordona”, scrive, fra l’altro, a margine di una sua pregressa esposizione romana, relativamente ad una serie di dipinti che paiono ricondursi al medesimo filone tematico proposto anche in ambito desenzanese, che tale autore “Stigmatizza nei suoi lavori la gioia, la vitalità, la naturalezza con cui il fanciullo vive l’acqua, quasi a rimarcare il ricordo di quei nove mesi che lo hanno visto nuotare nel grembo materno. Il binomio è reso con spigolature decise, colori sulla scala dei blu e dei verdi intersecati da improvvise lumeggiature in un concerto materico teso ad esaltare le segrete geometrie dei movimenti di chi vive la scena”.

Dal disinvolto piglio compositivo, proprio di un implicito incedere coloristico gestuale, l’artista riesce a rappresentare il fulgore di quei momenti dove le vibrazioni della luce naturale irrompono, in un’ampiezza incontenibile, nella gamma cromatica che è speculare al contesto ricettivo della luminosità indotta nell’ondeggiante riverbero solare sull’acqua, in amene ambientazioni, catturate attraverso un verosimile scibile di compenetrazioni, rilevabili fra interazioni evasive, incastonate lungo un ipotetico e plausibile litorale.

Che sia il lago d’estate, oppure che sia il mare, come appare qui più probabile, quale ambito territoriale osservato entro la versione estiva che vi si ricrea, fra i bagnanti, a snodo delle più disparate varietà di interazioni umane, la potenza dell’ambientazione pittorica, manifestata a cielo aperto, come pure implementata dalla spinta espressiva di una percepibile massa d’acqua, insita nel suo stesso piano di uno sconfinato riferimento, sembra porsi figurativamente a messaggio di emancipazione di una matericità latente che giunge a liberarsi di ciò che le più opprimente, su quella soglia dimensionale, che è prospiciente ad una cristallina prospettiva evanescente, quale spartiacque, nella realtà contingente, tra l’incombere del velo siderale di un luminoso impatto trascendente.

Difficile ipotizzare l’intensità della luce, oltre la sua notevole forma comune, diffusamente stereotipata, in quanto raccolta nella frazione di una percepita esposizione, di fatto, ritenuta a quota massima di una pervadente portata, pure inerente le emozioni sperimentate a ritorno di quell’impatto che, a tutti gli effetti, vi appare conseguente.

Nelle opere presenti nella mostra “La soglia dell’acqua”, pare di sfiorare queste “colonne d’Ercole”, sul limitare di un mondo aderente ad un altro ignoto.

In un contributo, a firma del noto critico d’arte Floriano De Santi, che l’artista Claudio Malacarne ha reso pertinente al contenuto di un suo pieghevole divulgativo, secondo la proposta di una possibile lettura della propria incessante ricerca creativa, si può leggere, fra l’altro, un significativo accenno a questa sua “poetica della luce”, come la stessa si evince nel prendere atto a riguardo del fatto che “(…) Dagli anni ’80 si nota nei suoi dipinti la lezione post impressionista con uso del colore da “plein lumiere”. Apprezzatissimi dalla critica e dagli estimatori i suoi cicli pittorici “concerto jazz”, gli “animali”, i “bagnanti”, quest’ultimi nati dopo aver scoperto il realismo spagnolo di Joaquin Sorolla, il suo occhio indagatore, il detective del colore dei Fauves, diventa, nell’ultimo decennio, il puntuto amaro artista dei “bagnanti” e dei “nuotatori”. (…)”.

Colori morbidi, tonalità che convincono in sensazioni di accasamento, apparendo addomesticate nel suscitato torpore accogliente dei lidi irrorati dalla frescura della loro distesa d’acqua, aperta, in un bilanciamento a moto perpetuo e diluito in una diffusa prospettiva, nei confronti del distanziarsi, a largo dell’orizzonte, della riva, che paiono, a volte, quasi evoluti in una derivazione cromatica assurta a risalto fosforescente, dove protagonista, insieme ad una natura ridente, è l’essere umano, colto pittoricamente nell’evasione di una sua rasserenante tappa ricreativa, caratteristicamente evidente.

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