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Vorrei essere una pittrice. Per poter raccontare i colori di questa isola. Vorrei essere maestra di colori pastello per descrivere il giallo ocra di alcune case dai balconi verdi. Quelle rosse dai terrazzi grigi. Le mie preferite: bianche, azzurre e con le terrazze e le finestre verde mare.

Oppure quella della Vassilissa di Mediterraneo – il film Oscar di Gabriele Salvatores – bianca e azzurra. A fianco c’è la casa con il colonnato da dove il sergente Lorusso e il tenente Montini chiamavano Antonio Cederna asserragliato in casa con l’amata Vassilissa.

Ora quella casa è un piccolo hotel di fascino dalle mura azzurre e gialle, i balconi verde chiaro, i cuscini di canapa a righe sulla riva.

Sono vent’anni che volevo arrivare qui, a Kastellorizo. E nonostante il film e il turismo l’abbiano trasformata, quest’isola è tanto bella quanto te lo aspetti. Nessuna delusione. Anzi. Quando arrivi vuoi una cosa sola: fermarti. Così abbiamo fatto. Cambiando programmi di viaggio.

Il paese racchiude una baia che per abitanti e turisti è una piscina naturale. La maggior parte delle case sono a un paio di metri dall’acqua. Qui, scalette sistemate in modo strategico lungo la riva, offrono una via sicura al mare. La compagnia è assicurata quando si fa il bagno.

Kastellorizo

Nella baia, da primavera ad autunno, vivono 4, 5 tartarughe Caretta Caretta. Alcune sono grandissime e forse anziane. Ti nuotano vicino, ti guardano per nulla incuriosite e poi si immergono. E poi ritornano a galla, mettono il muso fuori dall’acqua, respirano, soffiano e riprendono a nuotare.

“Quanto era bella e quanto diversa era Kastellorizo vent’anni fa. Non c’era proprio nessuno”. Nikoletta, che di mestiere fa la pescatora assieme al marito con una bella barca di legno dipinto di verde brillante, guarda la baia e mi racconta la storia complessa, dolente, faticosa di un’isola ai confini della Grecia.

Kastellorizo

A poco più di due miglia dalla costa turca, quest’isola è da sempre stata contesa e al tempo stesso avamposto di ogni impero.

I resti del castello bizantino, poi veneziano, poi turco, assieme a un piccolo Hammam e alle rovine di un paio di recenti bunker, guardano la costa turca verso sud est.

Un gruppo di monasteri e chiesette bizantine s’affacciano sul mare a ovest: turisti e abitanti scalano la collina per raggiungerli e per andare a vedere il sole che tramonta sul mare, infuocandolo, verso Rodi.

A est, silenziosa e quasi invisibile racconta il passato una tomba rupestre scavata nella roccia nel 4° secolo prima di Cristo.

Fu colpita al cuore Kastellorizo nel 1944 dall’esplosione di un deposito di carburante che distrusse metà del paese.

Fu ferita dalla miseria del primo dopoguerra e della crisi economica mondiale del 1929. La maggior parte degli abitanti furono costretti all’emigrazione per poter sopravvivere.

Quasi tutti in Australia andarono. Per poter lavorare. Lasciarono l’isola per Perth, Sidney, Darwin. Oggi i figli tornano alle case dei genitori e dei nonni. Le hanno restaurate e le affittano ai turisti.

Molti di loro sono nati in Australia e molti qui tornano per sei mesi all’anno. Hanno ristoranti, bar, agenzie immobiliari. Perfino un delizioso negozio di oggetti vecchi e vestiti vintage. E quando l’età e il portafoglio glielo permette, lasciano quel mondo lontano e tornano all’isola dei loro vecchi.

Nikoletta da qui non se ne andrebbe mai. Abita alla fine di una lunga scalinata bianca. Ogni giorno, due volte al giorno, va a pescare con il marito. Ha sistemato alcune camere e le affitta durante l’estate. Poi d’inverno, di nuovo la pace.

Non più di 150 persone abitano qui da novembre ad aprile. Chiudono i bar e i ristoranti. Resta il piccolo e mal fornito supermarket. Continua a suonare le ore la campana della chiesa.

Ci tornerò quando verrà l’inverno. Intanto continuo a nuotare. Casa di Vassilissa e ritorno.

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Macri Puricelli
Nata e cresciuta a Venezia, oggi vivo in mezzo ai campi trevigiani. Fra cani, gatti, tartarughe, tre cavalle e un'asina. Sono laureata in filosofia e faccio la giornalista da più di trent'anni fra quotidiani e web. Dal 2000 mi occupo della comunicazione on e offline di Cassa Padana Bcc e dallo stesso anno dirigo Popolis. Quanto al resto...ho marito, due figli e tanti tanti animali.

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