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Brescia – “Una “Compagnia di Vergini Consacrate” che vivono nel mondo senza barriere o segni esterni che le difendono o le distinguono dalle altre donne”. Si tratta della “Compagnia di Sant’Orsola – Figlie di Sant’Angela”, istituto secolare femminile, fondato a Brescia nel 1535 da Sant’Angela Merici (1474–1540).

Un’effettiva testimonianza, imperniata su questa perdurante realtà di vita ecclesiale, interpretata nella gemmazione di un mandato interpretato secondo l’accennato carisma mericiano, è riconducibile alla figura della bresciana Maria Teresa Pezzotti (1928 – 2015).

A lei, superiora della “Compagnia di Sant’Orsola per sette lustri, è dedicata una pubblicazione monografica, che, attraverso il titolo esplicitamente coincidente con il suo nome, promuove quella perenne attestazione di merito nella quale si profilano anche alcuni decenni di storia della medesima istituzione, intesa a riferimento del servizio da lei profuso secondo una autentica vocazione.

A tale riguardo, fra le considerazioni proposte ad inizio di questo volume, don Mario Trebeschi scrive, fra l’altro, che “Ricordare Maria Teresa Pezzotti significa ripercorrere gli ultimi quasi cinquant’anni della Compagnia di Sant’Angela. Maria Teresa divenne, infatti, vicesuperiora nel 1968, coadiuvando la direttrice Pierina Corbetta, mentre rimaneva superiora onoraria Emma Arata; fu poi superiora dal 1980 al 2015”.

Realizzata dalla “CDS Graphica srl”, l’opera editoriale, accuratamente illustrata, consta di più contributi, a vario titolo memorialistici, analogamente ispirati alla medesima tematica biografica rispettivamente assolta mediante la robusta varietà di un mirato grandangolo d’osservazione che, nella pluralità delle fonti, rappresenta un composito spessore d’estrinsecazione, circa la parabola esistenziale di questa autorevole esponente della “Compagnia di Sant’Orsola – Figlie di Sant’Angela” di Brescia.

maria teresa pezzotti
Maria Teresa Pezzotti

Come, fra gli altri, scrive la dr.ssa Donatella Maldina dell’Ufficio Documentazione e Ricerca della Pubblica Istruzione del Comune di Brescia: “(…) Ella con sapienza e dolcezza ci ha fatto comprendere il messaggio di S. Angela, ispirando e supportando i progetti che in questi anni sono stati promossi, sino a giungere alla realizzazione dell’Albero del Sapere nella cui chioma sono confluiti pensieri preziosi, tratti dalla regola e dai ricordi. (…)”.

In questo ambito formativo, aderente alla specifica predilezione educativa, perseguita nel solco del mandato elettivo storicamente promosso da una corrispondente forma di organizzazione, i contorni di un’analoga impronta, rilevata attraverso uno sguardo attentamente rivolto alla protagonista del libro in questione, colta pure in relazione ad una personale e ad una diretta impressione, si trova pure affidata, alle circa centodieci pagine della pubblicazione, anche la constatazione, a firma del prof. Giovanni Quaresmini, nella quale lo stesso afferma che “ricordo la tensione morale di Maria Teresa per i valori educativi e le parole di incoraggiamento verso i giovani spesso frastornati da miraggi tanto allettanti quanto inconsistenti. Apprezzava le mie favole, in particolare “La generosa rondine del Castello di Padernello” di cui sottolineava gli aneliti di solidarietà, trasformando l’apparente “poco” in “molto” chiamando a raccolta, col suo esempio, una moltitudine d’esistenze. Volava anche Lei in quel cielo dell’altruismo educativo, dispiegando le ali della mitezza e della bontà. (…)”.

Oltre alle testimonianze dei laici, il libro sviluppa una serie di pronunciamenti, rispettivamente, sottoscritti anche dal vescovo di Brescia, mons. Luciano Monari, e da mons. Vigilio Mario Olmi, vescovo ausiliare emerito bresciano e pure rettore del Santuario di Sant’Angela Merici, con il contestuale incarico di superiore dell’omonima compagnia della quale, a riscontro del ruolo in essa avuto da Maria Teresa Pezzotti, attribuisce, nel suo scritto, l’aver lei, fra l’altro, contribuito “alla promozione della donna e alla educazione umana e cristiana delle adolescenti e delle giovani”.

Un riconoscimento, a vasto raggio d’impatto sociale, che pare abbia indotto la scelta tipografica, sottesa a questa pubblicazione, al dedicare un’apposita sezione di lettura pure ai testualmente scritti “premi” devoluti a questa laica consacrata, fra i quali, sono, ad esempio segnalati alcuni significativi pubblici avvenimenti di conferimento degli stessi, fedelmente documentati a corollario di una lusinghiera e di una riuscita interazione con la società civile da parte della destinataria di tali iniziative onorifiche, in una interessante attinenza istituzionale d’ampia condivisione.

Mediante la trascrizione di un articolo tratto dal “Giornale di Brescia”, apparso il 14 di marzo del 2015, a firma di Wilda Nervi, è ricordata la seconda edizione di quel premio “partito da Pavia su iniziativa di “Sportello Donna e Fondazione Gaia”, la consigliera di Parità Anna Maria Gandolfi , con i Cug (Comitato Unico di Garanzia) della Statale e degli Spedali Civili e l’associazione “Ewmd”. Si tratta di un premio speciale assegnato a donne che sono riuscite a far fronte alla crisi e raggiungere posizioni apicali, che si sono contraddistinte per caratteristiche umane di coraggio, sensibilità e determinazione (…)”.

Con dovizia narrante e cumulativa d’altrui aderenze figurative, tra le scene edificanti di una fraternità catturata in immagini fotografiche compenetrate da testi che, nell’argomentato ricordo della figura trattata, recano un apporto d’analisi anche sottoscritto da varie parti del mondo dove si è, nel tempo, diffusa l’opera mericiana, un’ulteriore attestazione, utile per percepirne un ritratto d’azione, è modellata emblematicamente nel libro, circa quei contenuti che potenzialmente convogliano in sé anche la diretta evocazione di uno spaccato identificativo del servizio caritatevole reso al tessuto sociale bresciano, grazie all’informazione che, nel 2002, “Maria Teresa Pezzotti, superiora delle Figlie di Sant’Angela Merici, ha ricevuto da Ugo Gussalli Beretta il premio intitolato a Pietro, Piergiuseppe e Piercarlo Beretta per l’accoglienza che la casa di via Martinengo da Barco assicura ai poveri, ai bisognosi e alle persone in cerca di un conforto”.

Come secondo la visione del contributo giornalistico del settimanale diocesano “La Voce del Popolo” del gennaio 2016, pure trascritto nella sua originaria versione pubblicata da Luciano Febbrari, tale patrimonio umano ed ideale costituisce la somma valoriale di “un’eredità” che anche questo libro concorre a custodire, nell’alveo fideistico di una effettiva comunitarietà d’intesa, occupato fra le dimensioni del tempo dalla “Compagnia di Sant’Orsola” alla quale hanno, fra l’altro, legato il proprio nome le venerabili sorelle Elisabetta (1839–1919) e Maddalena Girelli (1838-1923), per l’opera di rinascita del medesimo istituto secolare avvenuta, nel 1866, per merito del vescovo bresciano Girolamo Verzieri (1804-1883), dopo alcuni decenni intercorsi dalla subita soppressione napoleonica del 1810.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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