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Padernello, Brescia. Ultimo atto della rassegna teatrale al castello, si conclude la rassegna di Teatro a Padernello realizzata in collaborazione con CTB Centro Teatrale Bresciano.

La voce di Sandro Fontana ci porta nelle trincee della Grande Guerra con “Dietro il ponte un cimitero” a 100 anni dalla fine del primo conflitto mondiale e a 50 anni dalla prima messa in scena di Mina Mezzadri.

Venerdì 23 marzo alle ore 20:45 andrà in scena Dietro il ponte c’è un cimitero di Sandro Fontana, con adattamento e regia di Bruno Frusca. Un’opera sulla grande guerra nell’anno del centenario e a cinquant’anni dalla sua prima messa in scena da parte di Mina Mezzadri. Lo spettacolo riflette sull’amara consapevolezza che, nelle retrovie, presso gli alti comandi, si vada consumando la più immonda vicenda: quella dell’incapacità degli ufficiali superiori, elevata a genialità strategica, o, peggio ancora, quella dell’opportunismo.

Lo spettacolo andato in scena per la prima volta cinquant’anni fa ed ebbe una denuncia per vilipendio all’esercito. Cinquant’anni dopo lo spettacolo viene riproposto proprio al Castello di Padernello, dove sono ancora conservati i copioni originali della regista  e drammaturga bresciana, Mina Mezzadri.

“… Non ne parliamo di questa guerra
Che sarà lunga un’eternità
Per conquistare un palmo di terra
Quanti fratelli son morti di già…
Fuoco e mitragliatrici
Si sente il cannone che spara
Per conquistar la trincea:
Savoia, si va…!”

Non è necessario lasciare molto spazio alla fantasia. I fatti, raccontati nella loro tragica semplicità, già bastano a riempire i tempi che scandiscono il ritmo della narrazione. Noi dobbiamo solo prestare sagome in controluce, ombre, volti, maschere, voci, pause, silenzi e concitazione, dobbiamo fornire all’emblematicità dell’episodio la necessaria presenza, attraverso gli accordi corali, le distonie e le immagini… Immagini che, ripulite dalla patina dell’oblio, si staglino efficacemente sullo schermo della scena, ma che soprattutto si imprimano nella mente dello spettatore, risvegliandola con precisi richiami alla memoria… consentendole di confrontare l’inadeguatezza degli studi giovanili con la dura riproposizione degli avvenimenti, creando un inevitabile scontro tra nozione e conoscenza.

Nel divenire del racconto l’angosciante vita di trincea si alterna a quella tragica e traumatizzante degli improvvisi assalti al nemico che non si vede quasi mai negli occhi, perchè si cade ancor prima di aver raggiunto le sue trincee, o si ripiega in attesa di un nuovo allucinante assalto suicida.

“… Un reggimento più volte distrutto,
Alpino indietro nessuno tornò…”

Cresce sempre più l’amara consapevolezza che, nelle retrovie, presso gli alti comandi, si vada consumando la più immonda vicenda, quella dell’incapacità degli ufficiali superiori, elevata a genialità strategica, o, peggio ancora, quella dell’opportunismo di quanti si arricchiscono con il turpe mercato dei privilegi.

“Battaglione di tutti morti…..

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Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.

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