Monticelli d’Oglio, Brescia. Mattinata nebbiosa stamane. Radente sulla terra una bruma gialla illuminata dalla speranza d’un raggio di sole dell’alba. Il panorama sonnecchiava in una muta tranquillità, i campi di stoppie ingrigite e macchie di timida erba verdognola aggrappata alle zolle sono in attesa dei lavori primaverili. In giro non c’è un’anima.

E’ il clima che mi avvolge nel rito quotidiano del cammino di buon ora sino al fiume in compagnia del mio cane. Tutti i giorni all’alba, con ogni tempo. Salvo impegni. Il ticchettio delle fredde gocce d’acqua, essenze di umidità della notte, è l’unica melodia monotona tra i campi e il fiume.  La natura invernale aspetta l’intiepidirsi del mattino prima di mettersi all’opera.

Ma stamattina c’è uno strano baccano allo stagno, inconsueto. Uno stormo di cornacchie gracchia in modo confuso, sono tante, più del solito, ostinate e territoriali. Forse del cibo, forse qualcuno ha invaso il loro territorio. D’improvviso dalla nebbia bassa, che mi preclude la vista di tanto baccano, sale lento un airone cenerino seguito da un’altro bianco.

E poi uno sconosciuto richiamo e cinque grandi sagome alate si alzano nel cielo, sopra la nebbia. Un volo insolito, cinque silhouette singolari, goffe e marcate, ricordano più la forma di avvoltoi che di enormi gabbiani. Bianchi con finali neri come cicogne, ma non sono cicogne.  Volano verso sud, poi sul fiume virano con un ampio giro, tornano verso di noi sfiorandoci pochi metri più in alto.

Sono ibis. Sono cinque splendidi ibis sacri! Una visione alata mozzafiato, incuriosisce anche il mio cane. Gli ibis sacri sono uccelli celebri nell’antico Egitto delle piramidi. Che ci fanno in uno stagno della Bassa? Dal fiume Nilo al fiume Oglio! Si posano nuovamente nello stagno, nella nebbia. Sono un lampo, ritorno di corsa, recupero la macchina fotografica e sono di ritorno.

Nel frattempo la nebbia si è sciolta al sole, i miei ospiti egiziani stanno razzolando tranquilli, passeggiano elegantemente, il grande becco curvo sonda il terreno. L’ibis sacro, dio “Thot” delle piramidi, uccello della luna, un’altra favola di pianura. Evanescente come nebbia. La caccia è chiusa da pochi giorni, possono stare tranquilli.

Forse, al ritorno, leggerò che l’avvistamento di animali esotici sono preludio di cambiamenti climatici catastrofici, surriscaldamento del pianeta, confusione nelle migrazioni, come per gli aironi guardabuoi che appaiono da alcuni anni nei campi invernali. Ma nella Bassa i grandi fenomeni planetari sono a rilento, lo stagno è stato un blocco di ghiaccio sino a ieri dall’Epifania.

Magari, semplicemente, i miei graditi ospiti saranno in gita dal delta del Po o da qualche luogo di ripopolamento. Come lo è stato per i loro cugini: gli ibis eremita, attori di un programma di reintroduzione in Italia dopo secoli. Chissà, in fondo sono “sacri”.

Nell’antico Egitto l’ibis sacro era elevato al panteon delle divinità con il nome di “Thot” , figlio primogenito del dio sole Ra, era sposo di Maat, dea della verità e della giustizia. L’ibis sacro (threskiornis aethiopica), l’uccello dall’inconfondibile becco ricurvo, con testa e coda di color nero, mentre per il resto è coperto da un candido piumaggio. L’ibis, per l’antica mitologia egizia, era l’uccello della luna, forse per la curva a falce di luna del suo becco.

Secondo la cosmologia degli antichi abitanti del Nilo, l’ibis sacro era il dio “Thot” preposto a reggere l’astro lunare nel cielo; nelle notti prendeva il posto della fenice, uccello legato al ciclo del sole. L’ibis era quindi associato al ciclo lunare, alla rinascita periodica dell’astro notturno, racchiudeva il senso della palude, umidità e putrefazione notturna e della rinascita periodica della luna.

Mummificato, riprodotto in dipinti e amuleti era anche patrono degli scribi, la sua importanza era legata al fatto che compariva sulle sponde del Nilo durante le inondazioni del grande fiume divorando serpenti, ospiti non graditi all’uomo, e carogne, quindi “uccello purificatore”. L’ibis si dissetava solo con acqua limpida, per questo motivo i sacerdoti egiziani, per il rito delle lustrazioni, utilizzavano prevalentemente l’acqua in cui un ibis si era dissetato.

Ora sono qui, ospiti in questo lembo di pianura sull’ansa del fiume, ed io dopo questo incontro imprevedibile sono felice come un faraone!

Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.