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Cevo, Brescia. È dal 2012 che si lavora in Val Saviore per ricostruire la storia della Resistenza partigiana perché non se ne perda la memoria, che va coltivata come progetto di valore primario per le future generazioni, con l’esigenza di perpetuare costantemente il senso e l’importanza della Memoria.

Venerdì 27 settembre inaugura ufficialmente il museo della Resistenza in Val Saviore, che in realtà aveva aperto le porte al pubblico già domenica 7 luglio dello scorso anno, nella ricorrenza del 74.mo anniversario dell’incendio di Cevo avvenuto il 3 luglio del 1944.

Ora si vuole procedere alla inaugurazione ufficiale, con particolare attenzione rivolta al mondo della scuola, all’inizio del nuovo anno scolastico. Il 27 Settembre a partire dalle ore 10 l’inaugurazione per testimoniare e confermare che , come scrive P. Calamandrei, “ Il compito degli uomini della Resistenza non è finito. Bisogna che essa sia ancora in piedi.”

Il progetto del museo è nato dalla ricostruzione delle vicende storiche che ha portato all’incendio di Cevo; la storia della Resistenza in Valsaviore, peculiarità e relazioni con la Resistenza in provincia di Brescia e in Italia; l’emigrazione; i connotati politici, economici e sociali della Valsaviore dagli anni Venti al termine della II Guerra Mondiale; la deportazione; il Fascismo in Valsaviore.

La sotria racconta che due furono i poli principali della Resistenza in Val Camonica: il primo tra Darfo e Cividate, il secondo in Valsaviore, dove, nell’ottobre del 1943, nacque la 54° Brigata Garibaldi, intitolata a Bortolo Belotti. Sul fronte opposto, in queste stesse zone, operava la tristemente nota Banda Marta, un gruppo di miliziani che seminavano terrore attraverso rapine, furti ed efferate violenze. I partigiani, sebbene limitati negli armamenti e nelle forze, riuscirono a infliggere perdite significative ai repubblichini, in particolare grazie al sostegno e all’aiuto della popolazione civile. L’azione più clamorosa fu compiuta proprio nei primi giorni del luglio ’44, con l’assalto alla centrale idroelettrica di Isola di Cedegolo; azione che scatenò una feroce rappresaglia.

Murales di Eron a Cevo ricorda l’incendio del ’44

La mattina del 3 luglio circa 2000 fascisti salirono verso Cevo. I venticinque garibaldini che si trovavano in paese per celebrare i funerali di Luigi Monella, caduto a Isola, dovettero sostenere uno scontro impari. I fascisti misero a ferro e fuoco il paese: 151 edifici vennero completamente distrutti e oltre 800 persone rimasero senza casa. Il paese continuò a bruciare per tre giorni e per tre notti e il comando fascista di Breno dichiarò che la Val Camonica sarebbe diventata una valle di sangue. Ma il piano di distruggere Cevo e con esso la Resistenza nella Valsaviore e nella confinante Val Malga, anziché dare i risultati che il nemico sperava, contribuì a rinsaldare il legame tra popolazione e combattenti.

Il 15 dicembre 1992 il Comune di Cevo è stato insignito della Medaglia di Bronzo al Valor Militare.

In questi anni si è lavorato alla raccolta sistematica, catalogazione e fruibilità di materiale bibliografico, video, audio, cimeli, emeroteche, prodotti multimediali; gestione del patrimonio archivistico, allestimenti permanenti e mostre tematiche e itineranti; ricerca dei reperti. Ora tutti fruibili nelle sale del museo.

La finalità è quella di non disperdere la memoria storica e soprattutto lasciarla alle nuove generazioni, una delle prime vocazioni del museo è difatti la promozione di iniziative rivolte alle scuole; coinvolgimento degli istituti scolastici nelle attività del Museo; corsi di istruzione e di formazione, in collaborazione con altre istituzioni; promozione di tesi di laurea; proposte didattiche da stabilire in collaborazione con gli insegnanti.