Gualtieri, Reggio Emilia.La sua pazzia era solo il suo essere istintivo ed autentico nella vita, come nel suo essere pittore.”

È attraverso le opere che si può comprendere il genio artistico “incompreso” di Antonio Ligabue, una mostra antologica, “Incompreso”, dedicata al pittore è esposta Presso Palazzo Bentivoglio, in piazza Bentivoglio, sino all’8 novembre.Nella settimana che riporta alla ribalta nazionale e internazionale il nome di Antonio Ligabue, protagonista al Festival Internazionale del Cinema di Berlino con il film diretto dal regista Giorgio Diritti Volevo Nascondermi”, prodotto da Palomar e con Elio Germano a interpretare “Toni” – la Fondazione “Museo Antonio Ligabue” e il Comune di Gualtieri hanno organizzato una nuova mostra dedicata all’artista gualtierese.

All’interno della Sala di Giove di Palazzo Bentivoglio è possibile ammirare 22 quadri a olio di Ligabue e diverse statue bronzee. Le opere sono esposte in ordine cronologico, con suddivisione in periodi in modo tale da poter osservare l’evoluzione dello stile, della tecnica ma anche dei temi che cambiano con il passare del tempo.

Per l’occasione sono in mostra anche alcuni celebri capolavori come il “Il serpentario” e “Aquila con volpe che ritraggono animali in movimento, “Castelli svizzeri” (che non veniva esposto a Gualtieri dagli anni Settanta) e lo splendido “Autoritratto con spaventapasseri”, oltre a documenti inediti che raccontano la vita di Ligabue a Gualtieri e foto risalenti agli anni Cinquanta scattate dal reporter Walter Breveglieri, esposte sinora soltanto in una mostra a Bologna, che mostrano un Ligabue alle prese con la sua notissima Moto Guzzi.

Antonio Ligabue, il cui vero cognome è Laccabue, nacque in Svizzera a Zurigo il 18 dicembre del 1899. Figlio di un’emigrante italiana, fu dato in adozione ad una famiglia svizzero-tedesca che lo affidò a sua volta ad un Istituto per ragazzi difficili da dove fu espulso a sedici anni. Selvaggio, imprevedibile per il suo rapporto con il mondo e la realtà, per tutta la vita fu considerato un matto.

Espulso in manette dalla Svizzera su denuncia della madre adottiva, venne istradato in Italia, a Gualtieri, la città paterna. Lavorò fino al 1929 sugli argini del fiume Po, vivendo come un selvaggio nei boschi e nelle golene. In quel periodo iniziò  a dipingere e a scolpire con l’argilla più assiduamente. Nel 1937, nel 1940 e nel 1945 venne internato nell’ Ospedale Psichiatrico S. Lazzaro di Reggio Emilia per il carattere irascibile e violento e per una “psicosi maniaco-depressiva”. Nel 1961 iniziarono finalmente i riconoscimenti ufficiali, con una mostra a Roma e un’ampia antologica a Guastalla. A seguito di una paresi Ligabue si ritrovò immobile in un letto, mentre la fama delle sue opere incominciò ad acquistare una dimensione nazionale. Morì al ricovero Carri di Gualtieri il 27 maggio 1965.