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“La seduzione inizia da un neo, ovvero da una differenza, da ciò che contraddistingue l’unicità. Le attrici che hanno lasciato un ricordo indelebile nella nostra memoria sono state quelle che aveva qualche piccolo difetto: la perfezione femminile (e maschile) non lascia storia e nemmeno turbamento, può forse funzionare per una fotografia, per una pubblicità, ma non per la costruzione di un mito”. – Paolo Crepet

Leno (Brescia) – Il forum di Cassa Padana BCC ha il piacere di ospitare, nella serata di martedì 26 marzo, lo psichiatra e scrittore Paolo Crepet, in un incontro organizzato dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Leno, nel contesto della rassegna “Incontri con gli autori”.

Si parlerà di bullismo, ma non solo. Molti delicati argomenti, affrontati dalle sue opere, verranno qui discussi, o introdotti su richiesta del pubblico presente. L’iniziativa ha il fine di toccare argomenti della sfera “giovani e genitori” in una sorta di percorso a 360° tra i vari argomenti che l’autore ha pubblicato nella sua vita.

Paolo Crepet nasce il 17 settembre del 1951 a Torino, figlio di Massimo Crepet, già professore di Clinica delle Malattie del Lavoro e pro-rettore dell’Università di Padova. Dopo essersi laureato all’Università di Padova in Medicina e Chirurgia nel 1976, rimane per tre anni all’ospedale psichiatrico di Arezzo, per poi decidere di lasciare l’Italia. La decisione arriva grazie a una borsa internazionale concessa dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).

Ha così l’opportunità di lavorare, in Danimarca, in Gran Bretagna, in Germania, in Svizzera e in Cecoslovacchia, prima di trasferirsi in India. Insegna a Toronto, a Rio de Janeiro e ad Hardward, presso il Centro di Studi Europei. Una volta tornato in Italia accetta l’invito di Franco Basaglia, che gli propone di seguirlo a Roma.

Successivamente si sposta a Verona, dove ha modo di conoscere un amico di Franco Basaglia, il professor Hrayr Terzian. Chiamato da Basaglia a coordinare i servizi psichiatrici della città di Roma, Paolo Crepet vede arrestarsi i progetti organizzati con Basaglia per la morte di quest’ultimo.

Collabora con l’assessore alla Cultura Renato Nicolini e in seguito viene chiamato dall’Oms a coordinare un progetto relativo alla prevenzione dei comportamenti suicidari. Nel 1978 collabora alla stesura di “Storia della Sanità in Italia. Metodo e indicazioni di ricerca”, con l’articolo “Ricerca, storia e pratiche alternative in psichiatria”.

“Dovresti imparare che la vita, come l’amore, è l’unico business il cui bilancio deve finire in rosso: bisogna dare tutto senza calcolare ciò che ci viene riversato. Quello che diamo agli altri è nostro per sempre, mentre quello che si tiene per sé è perso per sempre.”  – Paolo Crepet

Nel frattempo laureatosi in Sociologia all’Università di Urbino, nel 1981 scrive con Maria Grazia Giannichedda il saggio “Inventario di una psichiatria”, edito da Electa. L’opera è seguita l’anno successivo da “Fra regole ed utopia. Ipotesi e pratiche per una identificazione del campo psichiatrico”, “Ipotesi di pericolosità. Ricerca sulla coazione nell’esperienza di superamento del manicomio di Arezzo” e “Psichiatria senza manicomio. Epidemiologica critica della Riforma”.

Dopo avere scritto “Psichiatria a Roma. Ipotesi e proposte per l’uso di strumenti epidemiologici in una realtà in trasformazione” per il volume “Psichiatria senza manicomio. Epidemiologia critica della riforma”, di cui realizza anche l’introduzione, nel 1983 si occupa dell’introduzione dell’opera “Musei della Follia. Il controllo sociale della devianza nell’Inghilterra del XIX secolo”.

Poi collabora al volume “Realtà e prospettive della riforma dell’assistenza psichiatrica”, pubblicato dal Ministero della Sanità, con l’articolo “Organizzazione di servizi per la tutela della salute mentale nelle grandi aree urbane”. Nel 1985 Paolo Crepet consegue la specializzazione in Psichiatria nella clinica psichiatrica dell’Università di Padova. Un paio di anni più tardi dà alle stampe, insieme con Vito Mirizio, il volume “Servizi psichiatrici in una realtà metropolitana”, edito da Il pensiero scientifico. Nel 1989 scrive “Il rifiuto di vivere. Anatomia del suicidio”, a quattro mani con Francesco Florenzano.

Nel 1990 si occupa di “Le malattie della disoccupazione. Le condizioni fisiche e psichiche di chi non ha lavoro”. E’ presente al terzo simposio europeo sulle condotte suicide e i fattori di rischio, svoltosi tra il 25 e il 28 settembre del 1990 a Bologna. Nel 1992 pubblica “Suicidal behaviour in Europe. Recent research findings”, seguito da “Le dimensioni del vuoto. Giovani e suicidio”, che viene pubblicato da Feltrinelli. Nel 1994 scrive per il volume “La cura dell’infelicità. Oltre il mito biologico della depressione”, l’intervento “La depressione tra mito biologico e rappresentazione sociale”, dando alle stampe anche “Le misure del disagio psicologico”.

L’anno successivo torna a pubblicare per Feltrinelli con il volume “Cuori violenti. Viaggio nella criminalità giovanile”. Non solo saggistica, comunque: nella seconda metà degli anni Novanta lo psichiatra Paolo Crepet inizia a dedicarsi anche alla narrativa. Del 1997, per esempio, è il libro “Solitudini. Memorie di assenze”, edito da Feltrinelli. Risale all’anno seguente “I giorni dell’ira. Storie di matricidi”, realizzato a quattro mani con Giancarlo De Cataldo.

“Viviamo uno strano paradosso: nessuno può dirsi più solo, eppure tutti, in qualche misura, sentiamo, e temiamo di esserlo”. – Paolo Crepet

Nel 2001 Crepet scrive per Einaudi “Non siamo capaci di ascoltarli. Riflessioni sull’infanzia e sull’adolescenza”: è la prosecuzione di una lunga collaborazione con l’editore torinese, già iniziata un paio di anni prima con “Naufragi. Tre storie di confine”, e che lo porta a realizzare anche “Voi, noi. Sull’indifferenza di giovani e adulti”, “I figli non crescono più” e “Sull’amore. Innamoramento, gelosia, eros, abbandono. Il coraggio dei sentimenti”. Sempre per Einaudi, nel 2007 Crepet scrive con Giuseppe Zois e Mario Botta “Dove abitano le emozioni. La felicità e i luoghi in cui viviamo”. Nel frattempo, prosegue il suo rapporto con la narrativa: “La ragione dei sentimenti”, “Dannati e leggeri” e “A una donna tradita” sono il frutto di un’attività di scrittura decisamente prolifica. Al 2008 risale “La gioia di educare”, seguito da “Sfamiglia. Vademecum per un genitore che non si vuole rassegnare” e “Perché siamo infelici”.

Approfondendo le tematiche familiari, nel 2011 dà alle stampe “L’autorità perduta. Il coraggio che i figli ci chiedono”, mentre nel 2012 completa “Elogio dell’amicizia”. Nel 2013 porta a termine “Impara a essere felice”. Paolo Crepet deve la sua notorietà anche alla frequente presenza televisiva dove è spesso ospite di trasmissioni di approfondimento e talk show, come ad esempio “Porta a porta” di Bruno Vespa.

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Roberta Mobini
Nata e cresciuta a Leno. Entro a far parte di Popolis dal primo agosto 2016. Studio Scienze matematiche all'Università Cattolica di Brescia. Estremamente curiosa, le mie passioni sono la lettura, l'attività fisica e soprattutto gli animali.

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