Mendoza, nel deserto argentino, ci sembra ad un primo sguardo una cittadina tranquilla, con la pre-cordigliera delle Ande a farci da scudo protettivo, anche se, ci ricordano, è zona sismica e di certo questo non ci mette a nostro agio perché i nostri occhi sono ancora inevitabilmente feriti dalle immagini della recente devastazione peruviana.
Ma la prima impressione di tranquillità svanisce immediatamente nella “Casa de Gobierno” della provincia di Mendoza, quando un chiassoso manipolo di piqueteros fa da insistente colonna sonora ai nostri incontri istituzionali con tamburi, petardi e cori di protesta, manifestando il suo disappunto per il fallimento della TAC, una delle cooperative più grandi del sudamerica.

Le nostre riunioni proseguono comunque lisce: ci fanno l’onore di incontrarci il Ministro dello Sviluppo Sociale, Sergio Pinto, e il direttore della divisione cooperative del governo di Mendoza, Walter Marcolini, i quali sono particolarmente interessati all’esperienza internazionale di Cassa Padana e alle conseguenze della riforma di legge italiana che nel 1993 rese le banche di credito cooperativo più forti, contrariamente alla riforma argentina che durante la dittatura decretò la morte del cooperativismo di credito.

Gli incontri poi si susseguono quasi senza soluzione di continuità con la cooperativa farmaceutica di Mendoza, che comprende circa 690 soci farmacisti e distribuisce a più di 1000 farmacie prodotti medicinali e di profumeria, la cassa previsionale dei professionisti dell’arte del curare, realtà con circa sette anni di vita che raggruppa undici professioni legate alla scienza medica, e Fecovita, cooperativa di secondo livello che lavora con circa trenta cooperative di produttori vitivinicoli della Provincia di Mendoza. Chiude poi il cerchio perché tutte le cooperative precedenti vi partecipano l’Università cooperativa di General Alvear, progetto avveniristico di creazione di un polo universitario nel sud della provincia, dove il deserto la fa da padrone e la fuga di cervelli di sola andata verso Buenos Aires e le capitali di provincia ne risulta la difesa più semplice ed immediata.
Tutte le cooperative mostrano vivo interesse per l’attività internazionale di Cassa Padana e per la futura costituzione del CIACC. A tutte, da parte nostra, vengono ribaditi i concetti chiave del cooperativismo italiano: viene chiarito loro che non ha senso costituire casse di credito corporative o settoriali perché l’idea vincente alla base del modello Cassa Padana è la banca del territorio, vera garanzia per lo sviluppo locale. Lo sviluppo, quindi, passa attraverso la fiducia non solo nelle istituzioni finanziarie ma anche e soprattutto in sé stessi, nelle proprie capacità e in quelle dei propri concittadini.

L’Argentina, dove la fiducia nelle banche e nel futuro sono concetti utopici, è un paese che non si può permettere il lusso di non averla e il credito cooperativo è uno strumento ideale per ricreare questa fiducia ‘desaparecida’ come tanti giovani argentini perché ha una base democratica e raccoglie nel territorio per investire nel territorio stesso. Noi siamo qui proprio per questo, per creare una rete di scambi economici, culturali e sociali di livello internazionale che siano in grado di riattivare il territorio locale: siamo qui per agire localmente pensando globalmente.

I piqueteros hanno superato i controlli interni e già raggiunto agguerriti l’ufficio del Governatore della provincia. Non ci resta che scendere nei sotterranei del palazzo e uscire dal retro. Ci aspetta il bus per San Luis.