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Brescia – Le chiese dovevano essere orientate sull’asse calibrato lungo la direzione intercorrente fra oriente ed occidente, osservando, per tale ispirazione, il sorgere e la calata del sole, nel giorno tradizionalmente dedicato al santo patrono dell’erigendo edificio religioso, in modo che, con questa attenzione, meglio si stabilisse, insieme all’agiografica figura del celeste protettore, anche l’allineamento di una ispirata misurazione che, sul posto, concorreva a costituirvi, in un’unica ed in un’ideale dimensione, la devota e l’invocata corrispondenza di una sacra rappresentazione.

Anche a questo aspetto pare prestassero attenzione le “Squadre di scalpellini lombardi per le chiese romaniche dell’Appennino tosco-emiliano” delle quali se ne occupa Renzo Zagnoni, nell’ambito della sua relazione sviluppata, con il titolo evocativo che a questo tema si innesta in uno speculare impatto esplicativo, durante l’apprezzata edizione del ventitreesimo convegno promosso in seno all’iniziativa culturale denominata “Incontri Tra/montani” (ITM).

Se l’abilità dei borgomastri, dei compagni e degli apprendisti costruttori è, in questo caso, osservata in un contesto appenninico, esorbitante oltre la ricorrente area di applicazione dell’accennata manifestazione imperniata, per lo più, sulle relazioni fra le valli alpine italiane, austriache, svizzere e francesi, la perdurante testimonianza esperienziale di questi ingegnosi scalpellini e muratori risulta, in ogni caso, compatibile con il nesso di quegli “stretti legami intervallivi” costituenti l’oggetto della sinergia valorizzata da questo convegno annuale che, al vincolo fraterno della natura intrecciata negli alvei valligiani secondo una poliedrica apertura, fa coincidere la pluralità di una visione conoscitiva, capace di apprezzarne le tipicità, in una altrettanto molteplice e condivisa misura.

Il Gioppino gozzutoAnche in relazione a questa molteplicità di antiche testimonianze artistiche, sembra ricondursi Virtus Zallot, trattando il pittoresco tema legato a “Gamberi e gozzi. Piccole varianti iconografiche nella pittura tardo medioevale camuna e tra-montana”, connesso alla rappresentazione figurativa della “gente gozzuta”, come nella figura carnevalesca di “Gioppino”, e dei commestibili crostacei acquatici, tratti dagli alvei fluviali di montagna, scrivendo, fra l’altro, che: “(…) proprio lungo le valli e attraverso i passi scorrevano e si incontravano uomini, cose e idee e che proprio in contesti periferici e montani, si svilupparono esperienze artistiche discordanti e alternative: vale l’esempio di Girolamo Romanino che, in tre paesi di Valle Camonica (Bienno, Breno e Pisogne) realizzò alcune fra le sue opere più consistenti e significative”.

Fra i quindici capitoli del libro realizzato dalla “Compagnia della Stampa” con il titolo di “Artisti itineranti di montagna dal Medioevo all’Età Moderna”, l’esemplificazione delle “murature in opus quadratum” innalzate dalle antiche corporazioni dei maestri comancini che, con il marmo di Carrara, hanno concorso all’edificazione di alcune grandi cattedrali della Toscana, utilizzando, invece, la pietra arenaria locale per le chiese degli appennini, contribuisce, in un composito insieme, ad elevare, in una compartecipe proporzione, quel patrimonio culturale che, in quest’apposita pubblicazione, è proposto in circa centocinquanta pagine illustrate, come puntuale raccolta degli atti prodotti da un convegno maturato sotto l’egida degli “Incontri Tra/montani”, in riferimento alle tematiche trattate nella manifestazione che, con quest’iniziativa editoriale, offre la possibile lettura della vasta gamma di una rispettiva relazione interdisciplinare.

Varie discipline, imbastite nel comune ordito di una contestualizzazione valligiana, sono aderenti a quell’effettiva applicazione artistica differenziata, a seconda della tecnica compositiva, fra pittura, scultura, decoro ed architettura, ed in corrispondenza della sede dove il manufatto stesso aveva acquisito la propria perdurante forma espressiva.

In questa edificante trasversalità d’arti visive, capita che anche il capoluogo bresciano sia stato naturalmente interessato dai legami allacciati con alcune zone valligiane, come quelle svizzere da dove erano originari gli artisti impegnati, con altri, all’abbellimento del Santuario della Madonna delle Grazie, lungo la odierna ed omonima via di Brescia, nella qualificata fattispecie di Andrea (1567 – 1627) e di Giovanni Antonio Colomba (1585 – 1650) di Arogno (Canton Ticino), ad inizio del Seicento, per la collocazione del ciclo angelico apportato, attraverso una ricca figurazione in stucco, sulle volte dell’imponente chiesa cittadina, destinata, nel corso del tempo, ad essere pure prediletta da Paolo VI.

Il luogo di culto mariano si è rivelato, in parte, oggetto, in questo libro, della relazione di Andrea Spiriti, mentre altri autori definiscono la nutrita schiera di quei relatori che, a Bagolino, avevano dato sostanza al convegno valsabbino, a cui, nell’esclusività di un indirizzo artistico, hanno, in questo modo, recato un contributo effettivo, strutturato fra numerose località circostanziate nel loro studio ed a riguardo di vari artisti riscontrabili, nella lettura delle opere eseguite, lungo l’arco alpino, come in Valsesia, nelle Valli Giudicarie, lungo il lago di Como, in Lessinia, in Val Brembana, in Valtellina, in Valchiavenna, in Val Cavallina, in Vall’Intelvi ed in Valle Camonica.

In questa estesa varietà d’analisi artistica, si distingue, fra gli atti raccolti nel libro, un approccio specifico a personalità del settore di particolare spessore che, ad esempio, hanno ispirato, in Bernardino Pasinelli, un’approfondita ricerca sugli artisti della famiglia Fantoni, con uno specifico riferimento ad Andrea Fantoni (1659 – 1734) di cui l’autore ne trascrive pure il testamento, in Giancarlo Maculotti, la dotta relazione su “Johannes de Volpino pittore transumante del ‘300”, in Giacomo Scandella, la presentazione di “Giacomo Busca detto Borlone” da Clusone”, in Ugo Manzoni l’elaborazione delle notizie inerenti “La famiglia Baschenis, “Frescanti” dalla valle Brembana”, in Laura Facchin, la disamina, invece, su “La dinastia dei Ferretti di Castiglione Intelvi”.

A proposito dei valenti esponenti del ciclo inerente le ravvisate “Madonne vestite”, disseminate nel territorio di Sondrio, interviene, anche grazie ad una capillare mappatura di queste statue dedicate alla Vergine Maria, Francesca Bormetti, sviluppando questa interessante nicchia devozionale nella quale la santa è presentata variamente agghindata con abiti recanti un’accurata foggia studiata.

Ad inoltrarsi “nell’area cosidetta “cimbra”, perché in passato colonizzata da una popolazione originaria della Germania meriUna  stampa di Breno medievaledionale” sono Carlo Caporal e Marta Tezza approfondendo, nel merito di questa tipicità, analizzata fra gli affreschi e le colonnette votive che sono dislocate nella zona compresa tra la Valle dell’Adige, la valle del Chiampo e la valle dei Ronchi a nord di Verona, il tema dal titolo “Il colore e la pietra nell’arte del territorio cimbro dei Tredici Comuni veronesi”.

Il libro “Artisti itineranti di montagna dal Medioevo all’Età Moderna è presentato da Giancarlo Maculotti, coordinatore degli “Incontri Tra/montani” scrivendo, fra l’altro, nel suo contributo introduttivo al compendiato volume descrittivo che “La Valle Sabbia fa da cerniera con il Trentino ed è quindi ponte naturale fra due culture. Ciò evidentemente ha arricchito il convegno e ha fatto emergere collegamenti di lunga durata che sono uno dei principali obiettivi degli Itm. Il coronamento dell’iniziativa l’abbiamo ora con gli atti. I convegni passano, gli atti rimangono nel tempo non solo per ricordare, ma per stimolare il prosieguo della ricerca poiché, come al solito, si dà il la, ma poi lo studio ed i rapporti , per essere proficui, debbono fiorire nel futuro”.

Analoghe considerazioni, circa la “tre giorni svoltasi nel Comune di Bagolino” nel settembre del 2013, sono, fra l’altro, espresse da Giovamaria Flocchini, presidente della “Comunità Montana di Valle Sabbia” e da Stefano Gaburri, assessore alla Cultura del medesimo ente locale, mentre, a firma di Valentino Volta, la prefazione della pubblicazione offre pure la lettura di quell’articolato excursus artistico da cui il convegno accennato ne ha tratto la densa esemplificazione culturale per favorire, in questa dinamica chiave intellettuale, l’ispirazione degli “Incontri Tra/montani” volta a promuovere la reciproca conoscenza nelle diversità e ad incentivare la cooperazione fra i territori valligiani, facendo rete attorno a studi di interesse comune, mettendo anche in risalto gli riscontrati ed i riusciti contatti fra le rispettive culture, stemperate nel grembo delle vette alpine.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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