Moni Ovadia ©Valerio Gardoni
Moni Ovadia ©Valerio Gardoni

Nella ricerca di testimonianze per Memorie in Cammino abbiamo incontrato, all’inizio del “cammino,” un testimonial d’eccezione: Moni Ovadia che per il suo essere straordinario interprete della vita: è memoria vivente. Lo è come ricercatore, cantante, interprete di musica etnica e popolare, regista, attore. Ma soprattutto lo è, come si legge dalla sua biografia, per il “vagabondaggio culturale e reale” proprio del popolo ebraico, di cui egli si sente figlio e rappresentante. Quell’immersione continua in lingue e suoni diversi ereditati da una cultura che le dittature e le ideologie totalitarie del Novecento avrebbero voluto cancellare, e di cui Moni Ovadia si fa memoria per il futuro.

Sono limpidi i punti cardine di Memorie in Cammino per Moni Ovadia, a cominciare dal valore “sacrale” della Resistenza, non sottoposto a compravendite del mercatino della politica ma un nuovo patto con l’umanità. Raccogliere testimonianza, dati, conoscenze per creare un grande archivio è un lavoro importante ma non può sostituire la memoria dell’uomo e il suo bagaglio di emotività. Per questo la memoria deve divenire un progetto che si rivolge al futuro in cui l’orrore, l’ingiustizia, la violenza non abbiano più spazio. C’è un solo modo: creare a monte la capacità di costruire memoria in ogni essere umano, con i nuovi mezzi, ma soprattutto con la comunicazione costante e continua delle emozioni legate alla memoria. E’ l’azione più grande che possiamo fare per coloro che hanno dato la vita per gli ideali di giustizia, libertà.

Moni Ovadia
Moni Ovadia

L’urgenza della memoria deve diventare carne, fibra e sangue della nostra esistenza, crescere e fruttificare, è il gande compito della nostra epoca: mettere in ponte l’emozione umana con l’archivio della memoria per amore delle generazioni future. Perché senza memoria non siamo niente, siamo asserviti e subordinati agli altri, questo vale per un individuo, una comunità, l’Europa, il Mondo e per tutta l’umanità. La memoria ci serve per navigare nell’oggi e nel domani, a decidere chi siamo e ciò che vogliamo essere. Ma dobbiamo decidere perché abbiamo due memorie: la memoria dell’antifascismo e la memoria del fascismo.

Quando si parla di riconciliazione bisogna distinguere: gli esseri umani si possono e si devono riconciliare, sarebbero guai se così non fosse, ma le memorie sono irriconciliabili. Le due memorie non si possono riconciliare, dobbiamo scegliere. Se libertà e democrazie sono nel nostro essere è la memoria dell’antifascismo che dobbiamo scegliere. Se crediamo in una società dove è il leader a decidere le sorti degli altri, dove la libertà è considerata uno scempio, dove gli uomini sono considerati massa bue, allora è la memoria del fascismo che dobbiamo scegliere. E’ un lungo cammino che il nostro tempo ci impone di percorrere contro la falsa coscienza.

Creare un ponte della memoria per le future generazioni è la ragione fondante su cui è nata “Casa Cervi”. Una famiglia che si è messa in gioco e ha dato la propria vita perché noi potessimo essere liberi, ma basta interrompere di una sola generazione e la benedizione si trasforma in maledizione e può ripetersi la catastrofe delle catastrofi. Questo dimostra quanto sia pulsante l’evento dei sette fratelli e papà Cervi lo sapeva bene. Se si fosse concentrato sul lutto dei figli e non avesse capito che educare i nipoti era il miglior modo per onorare il sacrificio dei figli, forse i pronipoti non “sarebbero” stati dalla parte di chi coltiva la memoria della giustizia e della libertà.XA2T2739

Le nuove tecnologie ci servono per trasmettere ai giovani il rispetto dell’essere umano e il rifiuto della violenza a qualsiasi titolo essa venga commessa. L’anima del progetto Memorie in Cammino deve trovare la strada per trasmettere i sentimenti, le emozioni e i valori profondi dell’umanità che stanno nell’intimo dell’uomo e che non possono essere surrogati dal cuore delle nuove tecnologie.

Moni Ovadia si fa interprete di tutto questo ogni giorno, dal palcoscenico del teatro al palcoscenico della vita.

 

 

 

Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.