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Croazia d’un giorno d’estate, il sole cocente sciabola lampi di calura e di luce accecante, sul molo non c’è un anfratto in cui rifugiarsi per non friggersi la pelle, meglio lasciare l’automezzo in fila a conservare il posto per il traghetto e cercare refrigerio tra le viuzze strette del centro storico di Zara.IMG_3792

La città vecchia è un dedalo di stradine a metà tra una cittadella medioevale e una casba orientale difesa da mura possenti e dal mare, deterrente nei secoli per pirati, invasori turchi e compagnia bella, ma non dall’assalto del turismo che affolla le strade giorno e notte, tra negozietti e bancarelle che vendono tutti le stesse cose e ristorantini con menù di poca fantasia che offrono pizza e lasagne alla bolognese, scritti con qualche accento in più e qualche consonante in meno.

E’ il volto della Croazia costiera in coda al traghetto per l’Europa e assalita dalla fretta di alimentare un’economia che sia all’altezza dei tempi e della domanda vacanziera, rischiando di svendere o offendere bellezze naturali inviolabili e un patrimonio architettonico legato alle sorti dell’impero romano e della potente Venezia.IMG_3773

Dall’odore di abbronzante, souvenir, caffè all’aperto e giovanissime ragazze snelle, alte e dai capelli biondissimi, sono lontani un anno luce i giorni di Vukovar, di Mostar e della tragedia balcanica che ha lordato l’agonia finale del secolo appena concluso, lasciando uno strascico d’odio e dodicimila morti in dodici mesi. Zara sfodera un vestito provocante ed europeo, nascondendo sotto le gonne dell’entroterra campi minati e nervosismo intollerante che corre sulla linea di confine con le vecchie sorelle, confraternite della ex Iugoslavia.

Il traghetto parte con una puntualità svizzera, come s’addice ad un aspirante all’unione europea, in un’ora e mezza, facendo slalom tra isole e isolotti, attracca a Dugi Otok, isola grande dell’arcipelago delle Incoronate, mentre un tramonto infuocato incendia la baia.IMG_3475

Da poco dopo Trieste sin quaggiù ho viaggiato senza toccare terra ferma, approfittando della disponibilità dei traghetti sono rimbalzato da isola a isola come un sasso piatto lanciato sull’acqua smeraldina dell’arcipelago croato. Poi mi sono mosso con bicicletta e canoa.

Le isole dell’arcipelago delle Incoronate o Kornati, sono una miriade di isole e isolotti aridi, lunari, cotti dal sole e striati dalla Bora; un angolo marino selvaggio ed estremo dove uomo e animali non hanno mai avuto vita facile. Tante, tantissime quasi come le leggende che le narrano, qualche centinaio di ciambelle di calcare bianco disseminate nel blu del mare e del cielo.IMG_3946

Qualche pescatore e qualche caparbio pastore hanno conteso ai gabbiani questo paradiso divenuto parco nazionale nel 1980. Anche se le leggende le vogliono un tempo fertili e ricche di foreste, questi atolli di calcare non sono altro che campi solcati e ammassi di sassi bianchi dove sopravvivono a stento alcuni lecci rattrappiti. A prima vista sembrano un angolo tibetano arido emerso dalle acque o una terra maledetta sprofondata nel mare, un paesaggio irreale e incantevole nello stesso tempo fanno di queste isole un luogo di bellezza primordiale.IMG_3929

Il parco nazionale delle Kornati è a sud della grande isola Dugi Otok, una stretta strada porta alla baia dove si stendono le isole, all’ingresso seduto all’ombra d’un ulivo, con dote di sedia e tavolo in plastica da trattoria di fuori porta, ci hanno messo uno studente vestito come un ranger dei cartoni animati, esibisce fiero il pacco dei biglietti da tre euro l’uno che danno il permesso d’ingresso alla baia. Non gli hanno fornito un regolamento che risponda alla richiesta: ingresso in canoa. Impreparato e imbarazzato ripete la norma del regolamento: bisogna uscire prima che finisca il tramonto. All’ancora nella baia, però, ci saranno una cinquantina di grandi barche a vela e alcuni yacht alti come condomini con il motore diesel sempre in movimento per garantire ai proprietari un aperitivo fresco con vista da Robinson Crusoe. Chissà se hanno pagato il biglietto da tre euro o se escono dal sentiero prima del tramonto?IMG_3997

La mia canoa scivola veloce sul blu immobile del mare, sfilo via yacht e barche lunghissime e mi addentro in un labirinto di isole candide, arse e desertiche, riluttanti alla vita come grandi dune d’un deserto blu. Il filo d’Arianna invisibile che fisso nella mente è ridotto ad una particolare scogliera, un unico leccio dalla forma bizzarra, una vecchia baracca abbandonata di pescatori,non c’è null’altro per garantirmi il ritorno.IMG_3971

Un aspro labirinto modellato dall’acqua, atolli calcarei bianchi come ossa di giganti, giacciono nude le isole sferzate dalla luce del sole in un’aridità saariana che diviene segreto della loro bellezza impalpabile. Approdo sotto costa d’un isolotto che si alza nel cielo più degli altri, a piedi mi trovo una via per la vetta, saltellando tra aguzze sculture calcaree, quando il sole sfiora l’orizzonte annunciando l’imminente tramonto, sulla piccola cima il mio sguardo scorre fra gli atolli, prima di far ritorno. Come da regolamento.

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Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.

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