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Un foglietto volante, aggiunto fra le pagine della monografia, lo esplicita chiaramente: “Laura Benedetti ha quasi sempre dipinto i suoi quadri ad olio. Anche le opere esposte in questa mostra e riprodotte sul catalogo sono dipinte a olio”.

Sia chiaro, tale predilezione d’effetto cromatico, quasi ci fosse di bisogno il rimarcarlo, quando, invece, l’informazione attestante tale tecnica compositiva è ovunque precisata, a margine di questa mostra postuma, dedicata ad una compianta artista bresciana che, con la manifestazione espositiva, dal titolo “Percorso di luce”, ha, fino al 22 marzo, parecchi suoi dipinti allestiti a Brescia, al civico 4 di vicolo delle Stelle, dove ha sede l’Associazione Artisti Bresciani (Aab).

Si tratta di un evento contestualizzato in quell’esalare ultimo invernale, stemperato nell’avvicendamento stagionale che il 2022 ha in atto, nel periodare di un calendario dove si intersecano le composite attività culturali del sodalizio stesso, ispirato, anche nel caso di questa proposta d’arte visiva, alla condivisione del percorso creativo di una stimata figura d’autore, attraversata da un proprio carisma artistico, d’empito affabulatore.

Con le opere pittoriche di Laura Benedetti si particolareggia una incisiva narrazione della natura umana, spogliata, anche nel vero senso della parola, stante i numerosi nudi, da ogni velleità stereotipata, dove le raffigurazioni vanno oltre il sembiante di semplici e speculari rappresentazioni di una ritrattistica generalizzata.

Questo spessore interpretativo che esula da un mero iperrealismo, sembra attestato pure per la subentrata varietà dei lavori effettuati da Laura Benedetti dopo una vasta produzione, applicatasi alla fisicità delle sagome, per lo più femminili, essendo tale pittrice approdata, al punto da poterne rendere prova, alla resa esplicativa di un ciclo pittorico coniugato, invece, alla spazialità geometrica di prospettive funzionali a riflessioni metafisiche.

Quegli spazi nei quali si è compiuta l’indagine dell’artista in un genere di dimensione dell’oltre che, fatalità, ha determinato fosse esistenzialmente travalicata dalla prematura dipartita della pittrice stessa, esorbitando dalla scena di questo mondo, quale personale superamento del piano dello scibile già diffusamente osservato dalla sua raffinata sensibilità artistica, in modo che risultasse poi, implicitamente, tale realtà inghiottita, nel mistero della vita trasfigurata dalla sopravvivenza ultraterrena.

Da tale snodo fattuale, pare essersi conseguentemente strutturato ciò che, fra l’altro, Massimo Tedeschi, nel ruolo di presidente dell’Aab, spiega, nella presentazione della mostra stessa, ad esordio del catalogo, precisando che: “(…) Insieme allo strazio per la perdita di Laura, e al cordoglio nei confronti del marito, l’ingegner Giovanni Franceschini, si è levato unanime un impegno: ricordare Laura, ricordare la sua passione e la sua bravura artistica, ricordare il suo impegno e il suo prezioso contributo alla vita dell’Associazione. Si può dire che questa mostra – la necessità e l’urgenza di questa mostra – è nata allora, in quei giorni di lutto e di strazio (…)”.

Mostra, aperta dal martedì alla domenica, dalle ore 16 alle ore 19,30, secondo l’allestimento di Corrado Venturini e grazie al contributo critico di Giovanna Galli, mentre, per la realizzazione del catalogo, pubblicato secondo la feconda tradizione editorale dell’Aab con il numero 264, la messa a punto di tale mezzo divulgativo, illustrato in poco più di quaranta pagine, è stata da parte di Michela Gregorio e di Dino Santina, rispettivamente segretaria e direttore dell’associazione alla quale si deve il merito dell’opportunità di questa iniziativa.

Come attesta tale monografia, stampata da “F. Apollonio & C.”, questa mostra segue, nell’arco di poco più di un esteso decennio, l’avvio dell’artista a cimentarsi nell’arengo pubblico degli estimatori d’arte, dal momento che la sua prima esposizione personale è fatta risalire al 2011, mentre per un interessante contributo al taglio diversificato, ma non meno sentito e significativo, delle manifestazioni collettive, il suo impegno risulta, rispetto a quella, retrodatato di un buon lustro, potendosi ricordare, fra l’altro, di lei, nell’ambito dell’evento, pure sotto l’egida dell’Aab, intitolato “Ricognizione 2005/2006”, come avvenuto a San Felice del Benaco, nel Palazzo ex Monte di Pietà.

Con il 2022, emerge, nel panorama artistico bresciano, una matura cifra rappresentativa della stilistica espressiva, a suo tempo, acquisita da questa apprezzata artista, alla luce del fatto che, fra i differenti manufatti esposti, si situano anche quelle opere che, nella loro stessa, sommaria, intitolazione, evocano, rispetto ad una versatilità pittorica, l’oggetto utilizzato per esternare una corrispondente ideazione, ovvero gli acrilici, rispettivamente “Paravento con gomitolo” e “Paravento con ciliegio”, mentre, il soverchiante circuito espositivo, afferma, in altro modo, la notevole caratura pittorica di Laura Benedetti, in una varietà di dipinti, accomunati pure dalla didascalica apposizione, accanto a ciascuno di essi, di un “senza titolo”, siano esse tele con colori ad olio, come anche acrilici, quasi ad evitare di sottoscrivere alcuna titolarità esplicativa del soggetto o della scena trattata, quali figure, al tempo stesso, familiari ed estranee, intime e sconosciute, a seconda dello sguardo che le coglie, negli occhi di chi osserva, nel fugace corso di un dibattersi terreno, entro gli impregiudicati paradigmi identitari, imbastiti nelle maglie delle interazioni individuali e comunitarie, lungo lo strascico delle quali le stesse, a vari livelli, sopravvivono, in riferimenti accreditati.