Per le edizioni della “Compagnia della Stampa”, il libroInsegnami a volare – Non siamo solo un mazzo di carte – Dialogo per insegnanti alunni genitori” nasce da un interessante progetto sperimentato in ambito scolastico da parte della “Fondazione Ema Pesciolino Rosso”, presieduta da Gianpietro Ghidini, dettagliandosi nell’opportunità di un’utile testo di confronto e di lettura esperienziale, attraverso una significativa sintesi esplicativa globale.

Nelle rispettive sedi d’apprendimento formativo coinvolte, in collaborazione con l’insegnante salodiano Marcello Riccioni, sono state raccolte alcune utili testimonianze di alunni, genitori e docenti, per stilare una possibile interpretazione rappresentativa di quale sia lo stato dell’arte nella gestione delle finalità educative perseguite in ambito scolastico che, nel documentato esito di una versione critica apparsa ad argomentarne il riscontro, registrato al netto di una valutazione analitica, ha, in seguito, ispirato la realizzazione di questo libro, per promuovere, fra l’altro, quel “nuovo umanesimo” con cui si propone che l’educazione muova dalla sensibilità della relazione, quale capacità di porsi effettivamente nella più adeguata disposizione, per favorire un percorso di consapevolezza dove poter affinare scelte di giudizio favorite anche da un processo di maturazione discente, pure accompagnato dalla corrispondenza di un’ispirazione ideale, presente nel concetto di amore per sé e per gli altri, vissuta in un ruolo valoriale consistente.

Come, fra l’altro scrive, Gianpietro Ghidini nel suo contributo introduttivo al libro: “Il Pesciolinorosso, tramite gli interventi di chi adesso vi sta scrivendo, ha incontrato oltre 30.000 studenti in oltre 200 incontri nelle scuole di ogni ordine e grado. In queste occasioni i numerosi allievi, con i loro insegnanti, hanno ascoltato la storia di Emanuele, che all’età di sedici anni, ha deciso di compiere un gesto tragico, hanno compreso un padre capace, nonostante il dolore, di parlare di vita e di speranza. Un genitore che, attraverso il gesto estremo del proprio figlio, ha cominciato a capire che il mondo degli adulti deve saper mettere in discussione le proprie convinzioni; soprattutto per il fatto che il modello socio economico fondato sulla ricerca egoistica del benessere personale, si sta rivelando insostenibile”.

InsegnamiaVolareCopertinaSulla motivata traccia di questa significativa e profonda testimonianza, si è sviluppata la qualificata mediazione di Marcello Riccioni, autore di questo libro, nel promuoverne, nelle scuole interessate dal progetto stesso, la poliedrica ricaduta di una riflessione attinente, formulandone una fedele rielaborazione editorialmente corrispondente, riscontrabile anche a margine di una sua lunga serie personale di sue referenze, anche esplicitate in terza persona nella medesima pubblicazione, come correlate pertinenze: “Ha curato diverse mostre ed eventi come storico e critico d’arte. Insegnante da ormai quindici anni, si è interessato alle dinamiche sociali della scuola al fine di comprendere la società ed i suoi eventi. E’ conservatore del patrimonio storico ed artistico della città in cui è nato e, negli ultimi anni ha dedicato diverse pubblicazioni al rapporto tra arte, società e cultura scolastica. Nel 2013 è uscito il primo saggio provocatorio sulla scuola, che tenta di suggerire un’alternativa alla relazione obsoleta studente/insegnante. Di prima pubblicazione, il testo inerente la dilagante piaga dell’anoressia, che è stato scritto in seguito alla conoscenza delle complesse dinamiche sui disturbi alimentari di alcuni suoi studenti”.

Al citato suo volume, recante il titoloUna bugia allo specchio, anoressia trappola dell’anima”, si sono poi, nel tempo, aggiunti, a sua firma, “La Fedeltà del Tradimento”, “Danni di una scuola che (s)funziona” e “Lasciami volare, dialogo per genitori e figli”, rispettivamente riconducibili alle edizioni della “Compagnia della Stampa”, come lo è anche questa pubblicazione, speculare agli effetti di una sinergia instauratasi con quella medesima fondazione bresciana, che, sostenendo i contenuti evocativamente sottesi alla scelta della propria denominazione, contrassegna, con i termini di “Ema Pesciolino Rosso”, anche la copertina di “Insegnami a Volare – Non siamo solo un mazzo di carte”, secondo una coerente dedicazione al giovane Emanuele (Ema) ed anche in riferimento ad una concomitante continuità di contenuti trattati, proposti fra alcuni disegni di Pietro Percani con cui, gli stessi scritti pubblicati, risultano accompagnati.

L’autore, nell’introduzione al libro, avverte circa “alcuni passaggi un po’ complessi, ma comunque ricchi di un potenziale ragionamento”, già, forse, intuibili, nel genere aggettivato da lui stesso evidenziato, nelle considerazioni immediatamente seguenti, affermando quanto questo saggio sia “dedicato alle famiglie che credono che la scuola sia un supporto educativo a volte risolutore di fenomeni pedagogico-formativi, scatenati dalla difficile comunicazione tra genitore e figlio” e pure spiegando che i destinatari dell’opera siano pure, similmente, “quegli insegnanti che confidano nella loro missione e che perseverano sulla possibilità di una riuscita capillare del loro impegno quotidiano”.

ScuolaIn tale interagente prospettiva divulgativa, quel “rabbocco”, a cui Marcello Riccioni pare alludere nello scrivere, fra la pagine del capitolo “Prove di cambiamento”, che “autostima significa comprensione e rabbocco quotidiano di energia condivisa”, è anche il possibile contatto con la stessa dinamica esplicativa di questo libro, mediante la quale, circa centosettanta pagine assommano la completezza sistematica di una funzionale scaletta tematica, legata a certi elementi riscontrati “Dalla parte di chi insegna”, riguardando “La comunicazione scolastica – Il senso del dovere e del non piacere”, “Il presente degli studenti – Tra passato e futuro: una relazione oltre l’educazione”, “Il ruolo dell’insegnante – Protagonista negativo della crescita umana”, “La posizione dei genitori – Incomprensione educativa” ed il “Motivare alla bellezza – L’arte e la rinascita del sentire”, mentre “Dalla parte di chi ascolta” rappresenta, invece, quella premessa, in tale ambito, che è sviluppata nel contesto osservato “Dal banco di uno studente – Dal basso all’alto: il ruolo di chi ascolta senza parlare. Testo di: Assettini Jacopo 3° Liceo Scientifico” e pure, rispettivamente, nel nesso interpretato come “La scuola che vorrei. Semplici usi e costumi per una scuola “simpatica”. Testo di: Fabio Pedretti 4° Liceo Scientifico” e nella visione diretta di “Amo l’insegnante e non sento il tempo. Cosa rende vivo il mio “profe”. Testo di: Maite Mizzaro Papini 1° Liceo Istituto Europeo”.

Dopo una successiva parte del volume, testualmente intitolata “La metamorfosi”, innervata sulle citate pagine ispirate alle “Prove di cambiamento” dove, fra l’altro è individuato l’obiettivo motivazionale posto a bilanciamento, non solo di una disponibilità ricettiva all’apprendimento, ma anche di un’attitudine alla trasmissione di nozioni, pure percepita nell’utilità di un rinnovamento, nella versatilità di una ristrutturata relazione, fra i ruoli del consesso ispirato all’istruzione secondo un rispettivo assortimento, segue una sorta di elencazione programmatica di ciò che, sulla base dell’analisi fatta circa il ravvisato mondo dell’insegnamento nelle scuole, è, fra l’altro, suggerito nelle espressioni argomentative, da comprendere per il verso “giusto”, che sono spiegate in aderenza alle indicazioni enunciate nelle controverse affermazioni di “non demandare allo studente il compito di studiare”, “abbattere il senso del dovere”, “far riemergere il giudizio degli alunni sugli insegnanti”, “alimentare la capacità relazionale”, “non accanirsi sulle incapacità comunicative, ma nutrirle”, “colpire la noia trasformandola in percorso formativo”, “non consegnare loro regole semplici e scontate”, “alimentare la relazione tra figlio e genitore migliora la condizione dell’alunno a scuola”, “stabilire un contatto emotivo”, “la valutazione deve essere funzionale ed emotiva”, “se non studia è perchè non sta bene”, “alimentare l’autostima attraverso la crescita emotiva ed emozionale”, “trasmettere un pensiero critico capace di far raggiungere un scelta”, “ascoltare i loro cardini comunicativi, sgretolarli con l’ironia e la critica, rivendicarli come propri ed evolverli”, “amalgamare il senso di appartenenza alla classe”, “scardinare l’idea del giudizio”, “stabilire in origine le potenzialità del proprio alunno”, “imparare a far riconoscere all’alunno il suo contenuto e non il contenitore” e “il giudizio è uno scambio bilaterale dove il discente può manifestare la sua perplessità”.