Brescia. Tra le righe del libro “Intoccabili” c’è anche un’operatrice umanitaria bresciana, Fanshen Lionetto, medico specializzato in malattie infettive, che ha lottato con gli altri medici e operatori sanitari di Medici Senza Frontiere per sconfiggere la più grande epidemia di Ebola della storia.

Era il dicembre del 2013 quando un bambino di due anni si ammala a Meliandou, un remoto villaggio della Guinea. Inizia così la più grave epidemia di Ebola mai affrontata dall’umanità. Roberto, un medico italiano, decide di partire per una missione umanitaria che lo metterà di fronte a situazioni che non avrebbe mai immaginato, a scontrarsi con difficoltà e scelte di cui porterà il peso per tutta la vita. Insieme a lui, un’infettivologa, un’infermiera, un antropologo, un logista, colleghi e amici le cui storie si intrecciano alla sua perché contro l’Ebola bisogna agire su tutti i fronti.

Dalla sconvolgente epidemia di Ebola, dall’impegno di donne e uomini che si sono battuti contro il morbo esce “Intoccabili” (ed. Gli specchi Marsilio), curato da Valerio la Martire volontario nel mondo ambientalista e ha lavorato come copywriter e curatore di testi per Medici Senza Frontiere e altre organizzazioni internazionali.

E’ un romanzo-testimonianza di un operatore umanitario di MSF, Roberto Scaini medico riminese che da circa 6 anni parte in missione con MSF. Il dottor Robi come lo chiamavano i pazienti, che ripercorre la sua drammatica esperienza a Monrovia nel culmine dell’epidemia.

Quando MSF denunciava il fallimento della risposta internazionale mentre sul campo era costretta a mandare via i pazienti perché i centri di trattamento erano stracolmi.

Tra i protagonisti del libro c’è anche un’operatrice umanitaria di Brescia, Fanshen Lionetto, oggi impegnata nel centro operativo di MSF a Ginevra. “Entravo nel centro e trovavo persone che esalavano l’ultimo respiro. Pareva morissero perché arrivava la morte stessa. Non si faceva altro all’inizio, si cercavano i morti e i moribondi. “ racconta Fanshen” Ne morivano così tanti e così in fretta. Poi, vai a sapere perché, in quel primo periodo, chi era vicino alla fine si alzava, vagava per il centro, parlava a se stesso e a tutti. Sembrava quasi stessero meglio, che fossero in fase di guarigione. Dopo due ore li trovavamo senza vita, accasciati da qualche parte. Non volevamo più vedere gente che camminava in giro”.

“L’epidemia di Ebola è stata una tempesta perfetta, che ha spinto MSF oltre i limiti delle proprie capacità. Una battaglia combattuta a livello umano, con migliaia di operatori locali e internazionali in prima linea per trattare i pazienti e contenere il virus, e a livello internazionale, chiedendo disperatamente aiuto quando, per troppo tempo, eravamo soli ad agire” dichiara Gabriele Eminente, direttore generale di MSF. “Il suo impatto si fa sentire ancora oggi, a quasi un anno dalla sua fine, nei sistemi sanitari devastati, nella salute fisica e psicologica dei sopravvissuti e nello stigma che continua a colpire.

Oggi, a quasi un anno dalla fine ufficiale dell’epidemia, il mondo è ancora impreparato a far fronte a emergenze sanitarie di tale portata. Rimane dunque fondamentale sviluppare un sistema di risposta alle emergenze efficace per evitare che future epidemie vadano fuori controllo e non intervenire soltanto quando è in gioco la minaccia alla sicurezza globale.

MSF è stata in prima linea fin dai primi giorni dell’epidemia. Nel picco della diffusione ha impiegato fino a 4.000 operatori nazionali e 325 internazionali, di cui oltre 70 italiani. In seguito, ha avviato progetti dedicati ai sopravvissuti e oggi continua a fornire servizi per supportare i sistemi sanitari devastati dall’epidemia.

A Monrovia ha aperto un ospedale pediatrico; in Guinea assiste pazienti affetti da HIV; in Sierra Leone fornisce assistenza alla maternità. MSF ha anche predisposto campagne di vaccinazione e forniture d’emergenza per far fronte a future minacce epidemiche nella regione.

Medici Senza Frontiere, nata nel 1971, è la più grande organizzazione medico-umanitaria indipendente al mondo. Opera in circa 70 paesi portando assistenza alle vittime di guerre, catastrofi ed epidemie. Nel 1999 è stata insignita del Premio Nobel per la Pace.