Tempo di lettura: 4 minuti

Pescarolo ed Uniti (Cremona) – Cultura, gastronomia e ricchezze del territorio, sono gli ingredienti che hanno consentito alla Lombardia il riconoscimento di East Lombardy, cioè di Regione gastronomica Europea per il 2017 con l’inclusione, oltre alla nostra provincia di Cremona, anche di quelle di Brescia, Bergamo e Mantova.

Questo ha dato lo spunto ai giovani Chiara Regazzini e Giangiacomo Maroli per valorizzare le peculiarità del territorio, attraverso le cosidette “invasioni digitali“. In merito l’iniziativa nasce nel 2013 ad opera di due giovani, Fabrizio Todisco di Salerno e Marianna Marcucci di Lucca.

Allora però l’idea di far conoscere il mondo, sfruttando quel grande mezzo di comunicazione che è internet, era molto più complessa burocraticamente, dovendo richiedere le varie autorizzazioni. Nel 2015 la legge Franceschini semplificava il tutto, eliminando la parte burocratica.

Così, attraverso l’Assessore alla Cultura di Pescarolo, Marcella Ferrari, e la disponibilità della Presidente del Museo del Lino, Stefana Mariotti, si è accolta favorevolmente la proposta dei nostri giovani, Chiara e Giangiacomo per un invasione digitale al Museo del Lino per le ore 16 di sabato 29 aprile e, successivamente, completare la stessa, con la parte gastronomica, attraverso la visita all’azienda artigianale delle sorelle Rivoltini a Vescovato.

Assieme ai due promotori dell’iniziativa, all’Assessore Ferrari e a un nutrito gruppo di persone, abbiamo seguito Stefana in un percorso che, anche per chi lo conosce già, è sempre rivelatore di appunti particolari e interessanti.

Partiti dalla semente del lino, dai suoi utilizzi in vari settori, si è passati agli strumenti per la lavorazione della fibra e al telaio finale della tessitura, con lavori, realizzati dalle donne di un tempo impegnate anche a farsi la “dote” e che abbiamo potuto vedere nell’apposita esposizione.

Successivamente si è passati nel salone al primo piano, per percorrere altri importanti momenti della vita di un tempo, dalla lavorazione della terra alle varie fasi della coltivazione del baco da seta, dalla nascita dello stesso alla matassa di seta e agli strumenti usati per le varie lavorazioni.

Purtroppo la voglia di sapere e conoscere il perché di certi strumenti e il loro utilizzo ci ha portati un po’ oltre l’orario, rispetto al programma, per la seconda invasione. Così sacrificando qualcosa del Museo e, fatta la foto ricordo, davanti ad uno dei primi quadranti dell’orologio della torre di Pescarolo, ci siamo spostati a Vescovato.

Qui è toccato alla simpatica e intraprendente Monica, dell’azienda Rivoltini, farci da guida e illustrare le varie fasi della produzione del torrone, una tradizione di famiglia che oggi porta avanti assieme alle sorelle Silvia e Cristina.

Costanti, per la loro importanza, i riferimenti ai nonni Attilio e Guido che hanno dato, aggiungiamo noi, un ulteriore dimostrazione dell’intraprendenza e fantasia del commerciante vescovatino, nell’adeguarsi alle possibilità e necessità del momento, passando così dal commercio del cemento nel 1930, a quello del miele e, nel 1940, a quello del torrone, produzione che poi ha continuato il papà Aldo.

Inizialmente la produzione era nota per il caratteristico torrone chiamato cibalo a base di arachidi, mentre poi si è passati alla mandorla con miele, sciroppo di glucosio e albume d’uovo. Le varie fasi della lavorazione ci vengono illustrate da immagini, completate da dalla puntuale esposizione di Monica, con ricchezza di particolari.

Si va dall’impasto, al versamento del prodotto nei vari stampi, tra i quali non poteva mancare il violino, alla pressatura, al taglio e all’incarto. La lavorazione è prettamente artigianale, fanno sempre testo i consigli dei nonni e si lavora ancora con le stesse quattro impastatrici, che abbiamo poi avuto modo di vedere all’opera.

Le richieste del mercato e la nostra fantasia, ci hanno poi portato alla realizzazione di altri prodotti, dei quali comunque – precisa Monica – il torrone è sempre l’ingrediente primario, e che si trovano esposti nel negozio, aperto tutto l’anno, unitamente alle fotografie degli artefici di questa piccola, ma qualitativamente, grande realtà“.

Relativamente al logo evidenziato sui prodotti, va detto che la ditta dei nonni si rappresentava con un paesaggio, tratto da un quadro che si trova nella sala dei violini nel palazzo comunale di Cremona, poi il papà Aldo si limitò a “dolciaria Rivoltini” mentre proprio oggi – precisa Monica – abbiamo avuto dalla signora Ornella Zaffanelli una simpatica proposta, nata dalle nostre fotografie da piccole, che avevamo appositamente consegnato alla stessa. Ne è uscita una cosa veramente simpatica e questo, molto probabilmente, sarà il nostro nuovo logo“.

L’invasione digitale, anche in questo caso, si è conclusa con la tradizionale foto di gruppo e un grazie da parte di tutti alle sorelle Rivoltini e, anche a Chiara e Giangiacomo per la bella giornata.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Esegui l'operazione aritmetica prima di inviare *