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Gli incontri nelle comunità hanno avuto una costante, il sogno di un futuro migliore che passa attraverso l’organizzazione e la creazione della cooperativa di ahorro e credito. Nel presentare la loro realta’ i dirigenti indios delle casse (musuch yuay, guel, principal e sayasi) partono dai valori della loro terra e dal sogno che nutrono per lo sviluppo della comunita’.

Certamente non conoscono “I have a dream” di Martin Luter King, ma l’intensita’ con cui lo esprimono e’ direttamente percepibile e ti entra dentro.

Ma noi abbiamo ancora sogni? Riusciamo a sognare con un’ottica di medio periodo? Pensare e lavorare oggi per costruire cio’ che verra’ anche per le prossime generazioni e non ragionare in una pura ottica speculativa del tutto e subito?

Sono temi aperti che non si pretende di soddisfare in queste poche righe raffazzonate in una qualche maniera. Mi sento un po’ Marzullo….

Pero’ il paradosso c’e’: persone “intrappolate” nelll’oggi con problemi primari pesanti da affrontare che pensano e progettano il futuro, mentre noi in condizioni di poterlo fare tendiamo a non guardare piu’ in la’ del nostro naso.

Che dire … alleggerisco questo sermone degno del miglior Celentano con una nota di colore. Ci presentiamo a ranghi compatti al convegno, riabilitati nel fisico e nella mente. Il ruolo di stopper del dottore e’ paragonabile al vigore fisico di Materazzi in Juve-Inter. Ci stiamo forse abituando al Chancio, al cuis, al traco e al canelaso offerti nelle comunita?

Si… Juve-Inter? Chissa perche’, pur sperduti nelle Ande, praticamente abbiamo seguito in tempo reale lo svolgersi della partitissima.
Ma la Juve ha poi vinto due a zero?

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