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Albareto, Parma. C’è un folto gruppo di persone che vuole raccontare le storie dei lupi che popolano l’alta Valle del Fiume Taro, un territorio vasto e selvaggio in provincia di Parma, nell’Appennino Settentrionale.

Hanno deciso di farne un festival dal titolo: “Io non ho paura del lupo”, che si svolgerà sabato 16 e domenica 17 marzo al Palafungo in via Gotelli nel comune di Albareto, Parma, due giornate per conoscere il grande predatore che negli ultimi anni è ritornato a popolare Alpi e Appennini. Durante il festival: Stand gastronomici & street food con cibo dei produttori locali, birra artigianale, stand promozionali. Ingresso gli eventi è gratuito.

Saranno due giorni pieni di iniziative, con la possibilità di assistere ad un fitto programma con ospiti speciali. Il tema di questa prima edizione è “Un’altra montagna” e vuole raccontare di come i cambiamenti che la montagna sta vivendo negli ultimi anni non siano necessariamente negativi, ma possano invece diventare l’occasione per la nascita di nuove opportunità, creare cultura e conoscenza nel mondo del lupo, ma non solo.

Sabato sarà una giornata per imparare e per conoscere il lupo: workshop, assemblea dei soci, conferenza ed ospite d’eccezione: Bruno D’Amicis. Domenica una giornata dedicata alla cultura: libri, cortometraggi, esperienze di vita e uno spettacolo teatrale, chiuderanno il festival con tante storie speciali.

Il lupo incarnava le ancestrali paure dell’uomo, il cattivo interprete nelle storie del folclore delle genti, quel che si sapeva un tempo era solo frutto di leggende da raccontare ai bambini nelle stalle d’inverno, credenze ben lontane dalla realtà. Racconti di cacce avventurose hanno alimentato la cattiva fama del  predatore e romanzato le gesta dei cacciatori di lupi che negli anni prima della guerra riscattavano persino un premio in denaro per ogni esemplare abbattuto.

La guerra al lupo è stata spietata e narrata da generazioni, condotta con tutti i mezzi: trappole, armi, tagliole, bocconi avvelenati; la stessa sorte toccata con meno folclore a un altro nobile predatore: l’orso. Sino a due secoli fa sulle Alpi i lupi catturati venivano bruciati in pubblica piazza perché ritenuti incarnazione del diavolo. Una storia con finale tragico che ha portato all’estinzione totale del lupo in tutto l’arco alpino, lasciando Cappuccetto rosso e la nonnina senza l’attore principale. Ma si sa le fiabe sono sempre a lieto fine: il lupo è tornato, anche grazie al progetto Life WolfAlps.

La presenza del lupo sulle montagne italiane ha scatenato evidenti problematiche legate alle attività zootecniche con gli allevatori e non per ultimo la scorretta gestione dei cani (ibridazioni),  ma sono anche iniziate delle buone pratiche che permettono di ridurre l’impatto negativo sulla pastorizia per una convivenza possibile. Per questo il festival dedicato al lupo, per evitare luoghi comuni e rendere possibile la convivenza con il lupo promuovendo attivamente la prevenzione, soprattutto in ambito agro pastorale, per raggiungere questi obiettivi “sono fondamentali l’educazione, l’informazione e la conoscenza, sia scientifica sia pratica, dell’evoluzione della presenza di questo grande carnivoro nelle montagne italiane.

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Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.

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