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Festivaletteratura, Mantova. Surreale il titolo “Io Posso”, surreale la storia, ma ancora più surreale il fatto che un libro scritto e stampato lascia aperto il finale perché vuole cambiare la fine della storia!

Venerdì pomeriggio Festivaletteratura è nel pieno degli eventi, il cortile del castello è già gremito di gente un’ora prima dell’inizio, in attesa degli ospiti che arrivano puntuali; sono il giornalista Marco Lillo e un volto noto e simpatico delle televisione e del cinema Pif (Pierfrancesco Diliberto) che presentano il loro libro scritto in fretta e furia “Io Posso”.Perché?

“Immaginate di tornare un giorno a casa vostra e di trovare un costruttore legato alla mafia lì davanti. Immaginate che vi dica che quella non è casa vostra, ma sua. E che, qualche anno dopo, ve la danneggi gravemente per costruirci accanto un palazzo più grande. E immaginate di dover aspettare trent’anni prima che un tribunale italiano vi dia ragione. Immaginate che, dopo tutto questo tempo, vi riconoscano un compenso per i danni, che però nessuno vi pagherà mai dato che il costruttore nel frattempo è stato condannato perché legato alla mafia e lo Stato gli ha sequestrato tutto. E ancora, immaginate che di quella somma, che non riceverete mai, l’Agenzia delle entrate vi chieda il 3 per cento.” Raccontano gli autori.

“Questo è quello che, più o meno, è successo a Maria Rosa e Savina Pilliu. E diciamo ‘più o meno’, perché in trent’anni, in realtà, è successo questo e molto altro. Intorno al palazzo abusivo si aggireranno vari personaggi: mafiosi eccellenti, assessori corrotti, killer latitanti, avvocati illustri, istituzioni pavide, vittime di lupare bianche, anonimi intimidatori e banchieri generosi.”

Pif racconta con la consueta sottile e coinvolgente ironia la storia incredibile delle sorelle Pilliu che hanno tenuto testa alla mafia per quasi trent’anni, quasi altrettante querele, e processi puntualmente vinti. Ricevute per ben 4 volte dal giudice Borsellino. La quinta non c’è stata! Anche Maria Rosa Pilliu, nel frattempo, ha lasciato questo mondo. Un mese fa.

Una lotta contro la mafia per salvare le loro piccole case nel cuore di Palermo sovrastate del potere viscerale della mafia, oltre che da un condominio nato nella loro proprietà e che sovrasta le casette dove sono nate. Non una mafia da bruscolini, visto che nel fabbricato hanno abitato soggetti del calibro di Giovanni Brusca, da latitante.

Il titolo nasce da una frase di un compagno di liceo di Pif, figlio di un influente personaggio palermitano, che finito il liceo afferma: “mi iscrivo a medicina e giurisprudenza”. Alla perplessita di Pif risponde: “Io posso!”

– ‘Io posso’ è una sorta di mantra a Palermo.- racconta Pif – Non importa cosa dice la regola, perché tanto ‘Io posso’. Le regole valgono solo per gli stupidi. ‘Io posso’ sottintende sempre: ‘E tu no’. Ecco, a noi piace molto questa frase. La gridiamo a gran voce ma con un senso opposto. Io posso e tu no perché io sono lo Stato e tu no.”

Veniamo al finale surreale: “Parco della Favorita, Palermo. Due sorelle finiscono al centro di una tenaglia terribile: da una parte c’è la mafia, dall’altra lo Stato. La mafia le perseguita, lo Stato non le considera vittime. Questo libro vuole cambiare il finale alla storia. “Io posso e tu no perché io sono lo Stato e tu no.”

“Abbiamo deciso di scrivere questo libro. La nostra intenzione è cambiare il finale di questa storia, con l’aiuto di tutti. Raggiungendo tre obiettivi. Il primo: attraverso la vendita di questo libro raccogliere la cifra necessaria per pagare quel famoso 3 per cento dell’Agenzia delle entrate ha chiesto alle sorelle sulla base di un risarcimento che probabilmente non prenderanno mai. Il secondo: far avere lo status di ‘vittime di mafia’ alle sorelle Pilliu. Il terzo: ristrutturare le palazzine semidistrutte e concederne l’uso a un’associazione antimafia.”

L’ennesima sentenza è attesa a giorni, nel frattempo il libro, che consiglio vivamente, è tra i più venduti! Piccola ma incisiva risposta alla mafia!