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Cremona. Lettere dalla Grande Guerra, scritte e sofferte dalla trincea, nel volume “Io sto bene e così pero anche di voi…” dall’Archivio di Stato di Cremona e curato da Emanuela Zanesi. Un corpus di lettere, conservate presso lo stesso Istituto, raccolte in occasione della rassegna annuale “Domeniche di Carta” in collaborazione con Cassa Padana e Vivere Cremona
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La presentazione del volume è in programma per domenica 9 ottobre alle ore 17 presso la sala conferenze dell’Archivio di Stato in via Antica Porta Tintoria 2 a Cremona. Introdurranno il volume: Emanula Zanesi con letture di Agostino Maffei e intrattenimento musicale di Simona Maffei (voce), Maurizio Corda (chitarra) e Fabio Turchetti (fisarmonica).

Le lettere  inviate dal fronte della prima Guerra mondiale alla famiglia da quattro fratelli, i Lazzarini, originari della provincia di Cremona, di età compresa fra i 25 e i 17 anni. Di essi due morirono, uno disperso al fronte e l’altro di malattia, conseguenza evidentemente degli eventi bellici; gli altri due ritornarono a casa, ma il minore, Lazzaro, risulta dai fogli matricolari aver poi continuato il servizio in armi combattendo anche nella seconda Guerra mondiale.

Con questa manifestazione l’Archivio intende continuare a percorrere la strada che ricorda, con diverse iniziative, il centenario della Grande Guerra. Lo fa privilegiando la testimonianza diretta che dello spaventoso evento fecero i veri protagonisti, gli umili soldati, spesso provenienti dal mondo contadino e popolare, sradicati dalle proprie terre e gettati al fronte, sacrificati spesso in nome di una guerra di cui non conoscevano bene le ragioni.cartolina1

Le lettere, pur nella loro estrema semplicità, danno voce alla disperazione, ma al contempo mostrano l’umanità dei ragazzi, la loro volontà di rimanere in contatto, per non essere dimenticati, con la famiglia, che appare l’ancora capace di dare loro il coraggio necessario per affrontare le dure prove della guerra, la paura, le sofferenza. È soprattutto la madre la destinataria delle missive perché è la sola capace di dare sicurezza e di condividere l’angoscia, facendosi carico di un’attesa insopportabile.

Costante è nell’epistolario la preoccupazione di far sapere che si è ancora vivi e si è di buon umore, insieme all’incoraggiamento a mantenere alto il morale, pur se non mancano i momenti nei quali si impone il racconto della durezza delle fatiche sopportate, delle marce al gelo e all’acqua, della fame. A reazione, emerge il ricordo degli affari e dei lavori che si sono lasciati, la preoccupazione per il loro andamento e per le necessità incombenti.cartolina2

Ciò che più colpisce nell’epistolario è il modo della scrittura: dal momento che i quattro fratelli erano analfabeti, risulta evidente da un lato l’apprendimento proprio in guerra dei primi elementi scritturali necessari per poter comunicare, dall’altro il ricorso a terze persone che per loro scrivevano materialmente. Ma soprattutto colpisce la lingua, colorita nel ricorso continuo a un dialetto che si vuole italianizzare e che è capace di esprimere con immediatezza i sentimenti di questi ragazzi dall’animo tanto semplice ma sincero.

Ci si propone con questo contributo di dare voce alla manifestazione spontanea di parole e sentimenti che ci permettono una rilettura più autentica della guerra, quella che i testi storici non possono offrire.

A Cremona le domeniche di carta sono anche presso la Biblioteca Statale.

Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.

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