“Stavo camminando a Yangon, sotto i portici della grande via che porta a Chinatown, ho visto un folto gruppo di ragazzi seduti davanti a un supermercato chiuso, cantavano a gran voce l’inno della rivoluzione con cartelli di protesta. Poco più avanti, ho chiesto un succo di ananas a una venditrice ambulante, ma dopo un istante è arrivato un poliziotto, le ha puntato il fucile contro e le ha detto di sgomberare la strada perché stava arrivando la polizia a fermare i manifestanti”.

Fiorella Tonella, piemontese ma residente a Firenze da trent’anni, è stata una delle ultime italiane a lasciare il Myanmar, Paese del sud est asiatico che sta vivendo giorni di sangue nelle strade per la rivolta del popolo contro il regime.

“Dopo le pressioni dell’ambasciata italiana, sono uscita dal Paese pochi giorni fa, adesso mi trovo in India, a New Delhi, nella speranza che le proteste finiscano e che possa tornare in Myanmar, dove vivo da oltre un anno essendomi follemente innamorata della generosità e della gentilezza del popolo birmano”.

Fiorella voleva resistere ancora, e non lasciare la Birmania: “L’ambasciata mi ha detto che dovevo andarmene, gli stranieri che sono oggi nel Paese rischiano di essere considerati spie, la vita quotidiana è diventata quasi impossibile, tutti gli uffici sono chiusi, le banche sono chiuse, avere soldi è difficilissimo, le strade sono deserte e passano in continuazione le camionette dei militari armati, non sai mai quello che può succedere, se fai una fotografia per sbaglio vieni fermato dall’esercito, tutti erano preoccupati per la mia incolumità e alla fine ho deciso di partire, seppur a malincuore”.

Fiorella, che di mestiere fa la psicologa, è stata conquistata dal ritmo di vita del Myanmar, fatto di lentezza e contatto con la natura. Ha vissuto per molti mesi in un villaggio a due ore di auto dalla capitale, e per molto tempo ha seguito corsi di meditazione.

“In Myanmar si dice che il vero potere è quello della mente, e questo è il tema centrale del buddismo. Proprio per questo le persone stanno affrontando questa rivoluzione in modo pacifico e creativo.

Hanno paura certo, ma riescono ad avere un buon equilibrio, positività, pazienza e grande senso della collettività e della bellezza, una bellezza che è fatta di sguardi, di sorrisi nonostante tutto, di pazienza. Le persone vivono la vita secondo i principi di Buddha, e i monaci hanno grande autorevolezza sul popolo”.

Redattore Sociale
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