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Affrontare il tema del lavoro, inteso tanto nella complessità storica, quanto nell’attuale contingenza che ne caratterizza in Italia la problematica pervadenza economica, è stata l’interessante ispirazione dell’iniziativa commemorativa che ha contraddistinto gli eleganti spazi del “Teatro San Carlino” di Brescia nella mattinata del penultimo sabato di novembre che il 2014 ha fatto coincidere, nella propria autunnale incidenza, con una manifestazione dalla plurale consistenza.

In memoria del parlamentare socialista bresciano Guido Alberini (1938 – 2008), l’associazione che di lui ne porta il nome, insieme alla “Fondazione Bruno Buozzi” di Roma, ha organizzato un incontro pubblico dal titolo “Italia e Lavoro – Dal divorzio di San Valentino al Jobs Act, trent’anni di politica del lavoro in Italia” facendovi convergere una rosa di esponenti del mondo politico, sindacale ed imprenditoriale, sollecitati ad intervenire nel contesto di un dibattito pubblico, aperto al confronto fra le parti coinvolte.

Michele Cassarino e l’avv. Lorenzo Cinquepalmi dell’associazione “Guido Alberini” di Brescia, presieduta da Luciano Bono, hanno rispettivamente introdotto e coordinato l’incontro, fra i vari contributi espressi dai relatori coinvolti nello sviluppo di una serie di considerazioni scaturenti dall’analisi del riferimento storico rappresentato dal decreto relativo al taglio di quattro punti percentuale della “scala mobile”, (strumento economico volto ad indicizzare automaticamente i salari all’inflazione ed all’aumento del costo della vita secondo un indice dei prezzi al consumo), da parte dell’allora governo di Bettino Craxi, nella costruttiva prospettiva di legare tale riflessione alle odierne contingenze nelle quali il dibattito politico verte, fra l’altro, sul “Jobs Act”, “piano del governo Renzi per favorire il rilancio dell’occupazione e riformare il mercato del lavoro italiano” e sulla “flexicurity”, come “flessibilità senza precarietà”, quale concetto ispiratore volto a favorire un elevato livello di sicurezza occupazionale, tutelando le garanzie economiche di chi deve cercare un nuovo lavoro.

Andrea Bazoli, deputato del PD, Giorgio Benvenuto, noto politico e sindacalista, nonché attuale presidente della “Fondazione Bruno Buozzi” e autore, con Antonio Maglie, del libro “Il divorzio di San Valentino, così la scala mobile divide l’Italia”, Elena Lattuada, segretario generale CGIL della Lombardia, Flavio Pasotti, imprenditore bresciano, Alessia Potecchi, presidente dell’assemblea metropolitana del PD di Milano, si sono avvicendati nelle proprie rispettive considerazioni per offrire una visione personale su queste realtà del mondo del lavoro, imperniate su un riferimento storico a raffronto dell’attuale incombere fenomenologico, che sono rilevabili nel dispiegarsi di un trentennio di vicende politiche e sindacali del nostro Paese.

“Partendo da un dato momento del nostro passato, fino a considerare l’attualità, arrivando all’oggi, pensando pure al futuro”, l’intuizione del dibattito tradotta nella dialettica della manifestazione, ha cominciato a dettagliarsi attraverso il diffuso intervento di Alessia Potecchi, particolarmente inerente la contestualizzazione storica del libro di Giorgio Benvenuto, riguardante il complesso periodo in cui si è stato varato il decreto e la legge di modifica della “scala mobile” che ha prodotto “una frattura nelle confederazioni sindacali, rappresentando una data importante, perché, da allora, i sindacati interpretarono, in seguito, un ruolo per lo più difensivo” nel confronto con la politica al vertice.

“Una scelta giusta, quella del taglio di quattro punti di contingenza per contenere l’inflazione, che portò politicamente alla demonizzazione di Craxi”, come punto di scontro più alto fra le forze di sinistra, nel contesto della quale il libro “Il divorzio di San Valentino, così la scala mobile divide l’Italia” (Editore Fondazione bruno Buozzi) rappresenta non solo un testo di “memorialistica, ma anche di profonda ricostruzione storica, dove parlano i protagonisti del tempo, dando interessante contenuto alle relazioni fra i ruoli e fra le persone che si prestano a rappresentare i vari spunti di lettura propri di una pubblicazione per tutti”.

“Il libro fa capire quello che siamo e quello che potremo essere, in relazione al fatto che è indispensabile un confronto serio con i sindacati che vanno coinvolti, così come appare pure necessario aggiornare lo statuto dei lavoratori, coinvolgendo le parti sociali, anche per evitare gli errori che sono stati fatti con gli esodati della Fornero. A fronte della situazione economica attuale dove l’accumulazione industriale è stata sostituita da quella finanziaria, mentre prevale uno scenario complesso e di bassa credibilità verso le istituzioni politiche, si assiste ad una nuova fase di attese sociali legate, ad esempio, al rilancio dei consumi, all’opportunità di investire nel mondo del lavoro, anche attuando una riforma seria degli ammortizzatori sociali”.

 Italia e Lavoro1Rispetto agli anni trattati nel libro accennato, secondo Elena Lattuada, sembra che oggi, dinnanzi al significato percepito di cosa vogliano dire i diritti del lavoro, si frapponga una diffusa sfiducia: se allora si era convinti di “poter ritrovare il bandolo di un’iniziativa collettiva” a questo aspetto pare che, oggi, possa invece corrispondervi una mancanza di fiducia, accompagnata, d’altro canto, dalla riflessione di quanto sia necessario dovere pure rimarcare l’opportunità di garantire un “riconoscimento delle forme di rappresentanza”, in quanto, per passare “da una politica passiva ad una politica attiva, manca un tavolo di confronto con le imprese: l’autosufficienza di governare in una sorta di rapporto diretto è un errore”.

Nell’ottica dei temi aperti sul tavolo dell’analisi politica, a proposito degli interventi da apportare al mondo del lavoro, il “Jobs act” non va solo inteso in una filosofia di aggiustamenti, ma anche di “pulizia dei rapporti non a tempo indeterminato”, evitando ulteriori gemmazioni della flessibilità, dal momento che “bisogna trovare forme di lavoro a tempo indeterminato, favorendo i percorsi adeguati che conducano a soluzioni di valorizzazione per chi, dopo la formazione, cerca un’occupazione”.

Temi, questi, trasversalmente individuati su un piano di “un confronto di potere”, secondo quanto messo, invece, in evidenza dall’imprenditore Flavio Pasotti per il quale, fra l’altro, “oggi la partita politica non è tanto sui contenuti, quanto su chi governerà questo Paese: l’interrogativo è se questo approccio possa prescindere la realtà”. Interrogativo che si accompagna anche alla riflessione legata al quesito “se l’industria manifatturiera resisterà o meno”, contestualmente alla constatazione in ordine alla quale, in riferimento alla bassa domanda del mercato che, nelle imprese, induce ad espellere i lavoratori, “le fabbriche si comprano, mentre i bravi operai no”.

L’on. Alfredo Bazoli, nel ricordare la figura del parlamentare Guido Alberini, anche per la collaborazione con lui instaurata nell’ambito del “Mine action Italy , organizzazione impegnata nella campagna per la messa al bando delle mine antiuomo e nella riconversione delle fabbriche delle armi”, di cui è il presidente, ha circostanziato il ruolo attuale della politica che in modo “pragmatico cerca di dare risposte in relazione alle necessità dell’odierna situazione”, facendo sì che dalla concertazione la stessa recuperi “una chiara assunzione di responsabilità” come, analogamente, si auspica che facciano gli esponenti dei “corpi intermedi”, facendo uno sforzo di rinnovamento, dal momento che “non c’è la volontà di scavalcarne le prerogative”, ma piuttosto di interpretare “l’autonomia e la responsabilità delle scelte politiche”. Nella riscontrata tendenza dove la flessibilità sembra essersi, per lo più, trasformata in precarietà “dalle conseguenze drammatiche per chi voglia impostare stabilmente la propria vita, oltre che per le imprese che devono puntare sul valore aggiunto della produzione e quindi sulle competenze acquisite professionalmente”, il “Jobs Act” cerca di dare una risposta a questi aspetti, promuovendo il lavoro stabile. La riflessione, in tal senso, va maturandosi anche soppesando la possibilità della forma di lavoro a “tutele crescenti” ed anche del ricorso al “modello tedesco, improntato al monte ore, secondo il quale, conservando il proprio impiego, si lavora di più nei picchi di produzione più alti e meno quando ve ne è la scarsità”.

Giorgio Benvenuto, nell’illustrare il lavoro effettuato per la realizzazione del libro “Il divorzio di San Valentino, così la scala mobile divide l’Italia”, ne ha annunciato il seguito, nell’ambito di una successiva pubblicazione, anche grazie al fatto che sono stati, nel frattempo, resi noti i “verbali della direzione del PCI”, che conservano un certo interesse, anche in riferimento alla consultazione referendaria che nel 1985 ha visto interrogarsi gli italiani circa l’abrogazione o meno dell’accennato e discussa legge sulla scala mobile.

Italia e Lavoro2“In quella occasione l’elettorato italiano scelse come accadde per il divorzio. La legge rimase in vigore”. In relazione a quel periodo, Benvenuto ha ricordato come l’Italia di allora fosse maggiormente protagonista, rispetto ad adesso, poi “abbiamo perso l’occasione, abbiamo vissuto una battaglia provinciale, mentre il mondo andava verso un assetto internazionale diverso. Oggi la cosa che non va è che non dialogano le parti sociali: le forze economiche e sociali devono confrontarsi”.

A tal proposito, la sottolineatura, fra l’altro espressa, dal presidente della “Fondazione Bruno Buozzi, ente di ricerca e di studi politici e sociali” e, fra i suoi vari incarichi, già segretario della “UILM” (Unione Italiana Lavoratori Metalmeccanici) dal 1969 al 1976, risiede nel fatto che “il sindacato oggi debba trovare un’unità d’azione, passando dalla fase polemica alla fase della costruzione”, avendo come interlocutore un governo che, a sua volta, debba tenere presente che “ci sono due modi di dirigere: o si governa parlando con tutte le forze e si evita la guerra per errori, oppure si comanda pensando che, da una direttiva, tutto possa risolversi”.
Nel corso dell’epilogo di altre argomentate riflessioni, la manifestazione si è conclusa, fra l’altro, con un appello ai presenti, rivolto da Michele Cassarino dell’Associazione Guido Alberini, di un gesto di solidarietà a favore dell’Associazione “Autismando” – Associazione Genitori Bambini Autistici di Brescia e Provincia – che partecipava all’evento, proponendo alcune pubblicazioni divulgative circa le proprie benefiche attività, unitamente all’offerta, per una possibile raccolta fondi a supporto delle stesse, dell’edizione del suo calendario prossimo incipiente.