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di Letizia Piangerelli
Riobamba – Lungo il tragitto facciamo spesso soste fuori programma, per visitare le comunità che incontriamo ai lati della strada. Immancabilmente nugoli di bambini ci corrono incontro, per fermarsi a qualche passo, intimiditi ma anche spavaldi, corteggiandosi sul riflesso delle nostre macchine fotografiche.

Sono tanti e sono sempre più piccoli della loro effettiva età, i bambini delle comunità indigene delle ande ecuadoriane. Coloratissimi e rossi in volto, coi capelli intrecciati coperti da buffi cappelli, i tradizionali copricapo a punta che ricordano la sagoma di un minuscolo vulcano. I bambini dell’Ecuador sono l’anima di questo paese, lo specchio di tutte le immagini che abbiamo visto in questi anni di progetto Microfinanza Campesina.
Ma è solo in questi giorni che mi sto rendendo conto della vita che si svolge dietro quelle fotografie, vita che in queste comunità isolate è fatta di poche case grezze, strade polverose, pavimenti di terra, spazi stretti equamente divisi tra la famiglia e i cuyes, i porcellini d’india tipici di queste zone.

Mi guardo intorno e leggo negli occhi dei miei compagni di viaggio la stessa inespressa domanda: come possono vivere così? Ma in fondo, fermiamoci a pensare, siamo noi il metro di misura della loro povertà, col nostro stile di vita, con la nostro quotidianità fatta di tanti piccoli privilegi acquisiti, solo noi possiamo capire quanto profonda può essere la povertà. Eppure nei loro volti non vedo rassegnazione, né dolore. Com’è possibile, in queste condizioni, conservare intatta così tanta speranza?

L’intervento di Bepi Tonello, presidente del FEPP e punto di riferimento del progetto Microfinanza capesina, riassume in poche, lucide parole, il senso di questa forza: “l’Ecuador è un paese ricco pieno di poveri, ed è contro questa inaccettabile contraddizione che tutti ci stiamo impegnando a lottare, per offrire ai bambini d’Ecuador, un futuro migliore”.

Qual è il nostro ruolo in questo cammino? Piccolo ma comunque importate. Sul tavolo degli espositori alcune BCC italiane e Codesarollo hanno appena firmato i nuovi accordi di finanziamento, le cifre raccolte dai pool delle BCC sfiorano gli 8 milioni di dollari. La sala è piena di gente venuta da tutto l’Ecuador, orgogliosa nei propri vestiti tradizionali e nelle testimonianze dei progetti imprenditoriali nati dai finanziamenti ricevuti. Vorrei trasmettervi un po’ della commozione che ci ha attraversato quando un applauso unanime e compatto ha riempito la sala alla firma degli accordi. Perchè il loro grazie non era rivolto solo ai rappresentanti presenti al tavolo principale, ma anche a tutti quelli che sono rimasti a casa e col loro lavoro quotidiano, anche inconsapevolmente, hanno rinnovato l’impegno del credito cooperativo italiano in Ecuador. Quell’applauso era anche per voi.

Alla fine del convegno è prevista la noche andina, un insieme di musica, danze e canti volti a chiudere gli incontri di questi due giorni. Un momento di festa perché, nella migliore tradizione latino americana, anche gli ecuadoregni vogliono ricordarci che niente, né la povertà, né il lavoro, né le ingiustizie sociali possono togliere alla gente la voglia di dimostrare, alto e forte, il loro amore per la vita.

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La Redazione
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