Da Torrazzo a Torrazzo

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Tombe morte
Tempo di lettura: 4 minuti

Un itinerario in bicicletta da Crema a Cremona lungo i navigli Vacchelli e il naviglio Grande, nel cuore della pianura cremonese, lungo piste ciclabili, viottoli campagnoli e sterrate alla scoperta di terre d’acqua, in una campagna rigogliosa e oasi di silenzio. Un facile itinerario pianeggiante, ma ricco di scorci e mai monotono.

Sul treno
Sul treno

Da Torrazzo a Torrazzo perché ambedue le città hanno il loro, quello di Cremona è il campanile più alto d’Italia, mentre a Crema chiamano Torrazzo l’edificio a torretta della campana civica in stile rinascimentale che sostituisce l’antica torre difensiva della cittadella fortificata. Nulla di gemellaggio, anche perché nel corso dei secoli tra le due città non è mai corso buon sangue…

La partenza in sella alla bicicletta è da Crema, ma è consigliabile parcheggiare a Cremona e recarsi, bicicletta al seguito, a Crema in treno, in modo non preoccuparsi del recupero dei mezzi all’arrivo. Vicino alla stazione di Cremona c’è un grande parcheggio gratuito. Più che un treno la “monocarrozza” che collega le due città sembra una diligenza, ma trasporta biciclette e rende più affascinante l’inizio dell’avventura. (4 euro a persone e 3 euro per la bicicletta)

Torrazzo Crema
Torrazzo Crema

Scesi a Crema lasciamo la stazione alle spalle, fiancheggiamo le antiche mura che un tempo cingevano la cittadella e passati sotta la porta Serio e infilata via Mazzini andiamo nel cuore: a piazza Duomo. Passiamo sotto la porta del Torrazzo e arriviamo sino alla Porta Ombriano, così abbiamo percorso quella che un tempo era la Cittadella cinta da possenti mura che non hanno resistito per molto al Barbarossa, nel 1160 la rase al suolo, fu riedificata nel 1185, proprio intorno al duomo, in parte scampato alla distruttiva ira del Barbarossa.

Ritorniamo sui nostri passi per iniziare l’itinerario, uscendo dalla porta Serio andiamo diritti sulla ciclabile cittadina che supera il ponte sul fiume Serio e raggiunge in poco il quartiere di San Bernardino. Proseguiamo sino ad incrociare il canale Vacchelli e un cartello che segnale la ciclabile sulla destra orografica, ma e più agevole superare il ponte e imboccare la sterrata sulla sinistra orografica, ci eviterà di fare gli equilibristi nella strettoia erbosa più avanti. La ciclabile corre parallela al naviglio Vacchelli. Voluto dal senatore Pietro Vacchelli nel 1887 è un canale irriguo lungo 34 chilometri che prende acqua dall’Adda, di grande importanza per l’agricoltura del territorio.

Canale Vacchelli
Canale Vacchelli

La pista d’argine è sterrata ma ben tenuta, ci permette una buona pedalata ombreggiata da pioppi, sfioriamo gli abitati di Izano e Salvirola, mentre la ciclabile tira dritto sino alla casa del guardiano delle acque con chiuse, sfioratori e sifoni, dove in canale Vacchelli gira a destra con una curva secca e noi lo seguiamo sull’alzata sinistra. A metà un cartello della ciclabile ci consiglia di cambiare sponda, il paesaggio è ingoiato d’estate dai campi di mais, da cui emergono i tetti dei cascinali e i silos che paiono torri Genovesi nel mare verde.

La ciclabile del canale Vacchelli finisce alla “Tomba Morta” che a dispetto del nome è un importante nodo idraulico, con l’incrocio di una serie di canali e navigli che saltano dagli scolmatori, si mescolano in vorticosi sifoni e cascate dalle chiuse in un carosello d’acqua circondato da un parco acquatico che pare un giardino. Un buon punto di sosta per uno spuntino. Qui si incrocia l’itinerario della Città Murate, vedi Popolis “Alla ricerca del drago” (http://www.popolis.it/SezioneEspansa.aspx?EPID=1!0!0!500!40471!  ).

naviglio
naviglio

Il nostro itinerario prosegue ora lungo il naviglio Civico di Cremona o naviglio Grande, ben più antico del Vacchelli si iniziarono a scavare i suoi 57 chilometri nel 1337. La ciclabile corre in un viale contornato dai canali e ombreggiato da tigli, ti pare d’essere lungo l’ingresso d’un castello della Loira. La segnaletica da seguire è “Percorso ciclo pedonale dei Navigli” direzione Casalbuttano. La ciclabile in gran parte asfaltata corre in una galleria arborea meravigliosa, in naviglio non il solo che ci accompagna, una serie di fossati, uno persino sopraelevato in mattini di cotto.

Tutta questa maestria nella distribuzione dell’acqua ad uso agricolo la racconta da sola l’importanza delle vene acquifere per il territorio e lo sviluppo dell’agricoltura nei secoli, dovuto principalmente a questi navigli. Lasciandoci alle spalle il rimescolo delle acque, Tomba Morta pare il cuore che pulsa energia vitale il mille arterie al corpo verde della pianura agricola di questo vasto territorio. Non abbandoniamo mai la galleria arborea, anche quando la strada sembra portare allo scoperto, sino ad un segnale che ci imbocca su una strada campagnola che conduce a

Tombe morte
Tombe morte

Mirabella Ciria, un piccolo villaggio che deve la sua posizione all’importanza dello snodo idraulico delle acque, come racconta un cartello al centro dell’abitato. Seguiamo la segnaletica che imbocca la ciclabile e dopo pochi chilometri sbuchiamo sulla statale, a sinistra per qualche metro e entriamo nel paese di Casalbuttano, naturalmente accompagnati dallo scrosciare dell’acqua da uno sfioratore.

La ciminiera di cotto che spunta dai tetti è testimone dell’attività legata alla seta, ben quattro filande hanno funzionato a Casalbuttano sino agli inizi del secolo scorso.  Dalla piazza del paese di lasciamo la chiesa sulla sinistra e proseguiamo in direzione della frazione di San Vito, dove inizia il nostro ultimo tratto sulla ciclabile che si imbocca, ben segnalata, sul naviglio pochi metri prima del cartello della frazione San Vito.

La ciclabile in gran parte asfaltata ci porta a Migliaro, periferia di Cremona, sfiorando grandi cascinali il più attraente è la cascina Mancapane, con la facciata che pare un castello, ma in realtà è solo un vestito ardito di moda alla fine dell’ottocento. Dinnanzi a noi ci fa da faro il Torrazzo del duomo di Cremona che spunta all’orizzonte come una grande matita.

Torrazzo Cremona
Torrazzo Cremona

A Migliaro il cartello Cremona lo raggiungiamo fiancheggiando la statale sulla ciclabile urbana e passati sotto il cavalcavia raggiungiamo il centro della città, l’itinerario finisce naturalmente sotto ila lapide murata alla base del Torrazzo dove si legge l’altezza: 250 braccia e due once cremonesi, che corrispondono a circa 110 metri, in realtà è alto 112,27 m per un totale di 502 gradini.

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Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.

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