Mi scrive Jenny03, femmina, anni 7, mano destra

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Questo risulta il caso classico di gelosia, per la nascita di un fratellino. Ringrazio i genitori, della bimba, che mi hanno inviato un abbondante materiale grafico ed iconico, utilissimo per riconoscere il disagio e per strutturare strategie di miglioramento dello stesso.

In ospedale è stato diagnosticato come disagio scolastico, il che è parzialmente vero. Ma perché Jenny03 si assoggetta malvolentieri allo stare a scuola? Perché c’è, a casa, vicino alla Mamma (che sia vero o meno, poco importa) un bimbo che ha preso il suo posto di “cucciola”. Cosa le interessa quello che dice l’Insegnante, quando lei vorrebbe essere coccolata?

Il grande, quasi spasmodico bisogno di attenzioni – anche plateali – si riconosce dal cambiamento di atteggiamento grafico, tra prima della nascita del fratellino (pur con la presenza di tratti aventi il significato di “ipersensibilità”, caratteristica già presente, in JENNY) e dopo l’avvenuta presenza del piccino. In un soggetto già di per sé tendente ad ingigantire ciò che accade, il fatto di sentirsi “messo da parte” favorisce le somatizzazioni (tic). Accorgendosi che tali manifestazioni sono accolte dall’Habitat con preoccupazione, fa sì che Jenny le renda ancor più evidenti. E’ un modo di dimostrare la propria sofferenza e di essere, nel contempo, al centro dell’attenzione: visite, ospedali e domande sono, in ogni caso, dimostrazioni che lei esiste.

Si può far sì che la bimba migliori? Esistono strategie mirate, Comunicazioni più Non Verbali che Verbali che possono ottenere risultati, in tempi abbastanza brevi. La più veloce e facile da attuare è quella dello sguardo e della postura “verso” la bimba, quando chiede attenzione. E’ indispensabile che tutti gli adulti attorno a Jenny abbiano ed assumano il medesimo comportamento. Sarebbe , anche, molto importante che a scuola si tenesse una lezione sull’argomento “FRATELLI”, per il classico “mal comune, mezzo gaudio”.

Sapere che anche altri bambini provano sentimenti conflittuali è di grande aiuto, come il confrontarsi con i coetanei… Inoltre, in uno dei disegni inviatimi, la bimba comunica che non sopporta urla e rumori troppo forti. Anche questo è molto significativo e si consigliano gli adulti di non discutere (ancor peggio, litigare) in sua presenza.

Anna Grasso Rossetti
Dopo l'insegnamento mi sono dedicata alla libera professione di: psicologa, perito grafico, esperto del segno presso i Tribunali, docente di psicologia della scrittura, di comunicazione fattiva e tecniche di rilassamento, consulente in Sessuologia, psicologa dello Sport. Sono iscritta al Collegio Lombardo Periti Esperti e Consulenti.