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Milano. Il Museo Popoli e Culture PIME inaugura un percorso espositivo e culturale che celebra gli storici legami con Papua Nuova Guinea, la remota isola del Pacifico, sancendo un’inedita collaborazione fra Pime, ICOO Italia e partner della Casa degli Esploratori.

Kulabob, il fratello ritrovato di Papua Nuova Guinea” il titolo del percorso espositivo, che include artefatti delle popolazioni indigene provenienti dalla collezione privata di Claudio Pozzati (Argonauti Explorers), con contributi aggiuntivi di Mariangela Fardella e Giorgio Azzaroli, (collezionisti privati di arte Asmat e membri dell’Associazione Italia-Asia), rimarrà allestito e visitabile gratuitamente sino al 26 febbraio prossimo: è il frutto di una collaborazione virtuosa propiziata dall’Istituto di Cultura per l’Oriente e l’Occidente fra il Museo Popoli e Culture del Pime e la Casa degli Esploratori, rete di associazioni, musei, istituti, enti e professionisti impegnata nella valorizzazione della storia dell’esplorazione italiana.

Grazie a questa inedita collaborazione, che si propone di rafforzare i flussi di visita sull’asse Milano-Genova, è stato possibile ritracciare i legami dell’isola con importanti figure storiche italiane, a partire dal gruppo dei cinque padri che nel 1852 realizzarono la prima missione in assoluto del Seminario Lombardo per le Missioni Estere (poi PIME), a grandissimi esploratori come Luigi Maria D’Albertis o Lamberto Loria. In omaggio alla collaborazione avviata e come anticipazione dei temi della mostra, i musei genovesi hanno fra l’altro dedicato un breve video alle imprese di D’Albertis, il primo occidentale ad addentrarsi nell’isola.

Nell’incrociare lo sguardo indigeno e quello occidentale, la mostra indaga insospettate affinità culturali che aprono a una nuova stagione del dialogo interetnico, celebrato dall’anno speciale del Pime “Sorella Papua Nuova Guinea”, portando luce non solo sulle antiche migrazioni dell’uomo, ma anche sugli inestimabili tesori naturalistici dell’isola, fra le aree più sensibili ai fenomeni di trasformazione della Terra. Per meglio approfondire i temi, presentati attraverso un percorso di 7 pannelli didascalici con video, fotografie e artefatti indigeni, è previsto inoltre un ciclo di incontri che accompagnerà il pubblico sino agli inizi del prossimo anno e di cui sarà comunicato il calendario dopo l’inaugurazione.

Fra i partner che hanno offerto il proprio supporto, insieme a ICOO Italia, anche il Castello D’Albertis Museo delle Culture del Mondo e il Museo di Storia Naturale “Giacomo Doria” di Genova, oltre agli specialisti Elisabetta Gnecchi Ruscone (antropologa), Christian Nicoletta (regista) e Alberto Caspani, curatore della mostra insieme a Paola Rampoldi, conservatrice del Museo Popoli e Culture.